Reggio Calabria: Orsola Fallara, quali i “perché” di un (tentato) suicidio (premeditato e, fors’anche, annunciato)?

Partiamo da un principio cardine del nostro pensiero così tanto per fugare qualsivoglia dubbio. Un principio assoluto, chiaro, netto e, per noi, universale: il suicidio è la sintesi estrema della vigliaccheria, anzi è la massima estrinsecazione della vigliaccheria stessa di cui un essere umano può rendersi responsabile. Detto questo, non riteniamo che esista tragedia, sconfitta, delusione o altro “meritevole” di un gesto così risoluto e definitivo. Comprendiamo, ma non giustifichiamo, come, a volte, è "più facile” fuggire da tutto e da tutti, dalle proprie responsabilità e dai propri doveri attraverso l’omicidio di se stessi piuttosto che affrontare tutto e tutti, la proprie responsabilità ed i propri doveri magari tirando fuori gli artigli, dimostrando di possedere gli attributi e lottando con il coltello tra i denti.

Non siamo psicologi, certo, ma sappiamo per certo che le “armi” per lottare ognuno di noi le custodisce dentro di sé allorquando è consapevole di "chi è" e di "com’è", di essere a posto con la coscienza e di non aver nulla da temere tanto da camminare a schiena dritta, petto in fuori e sguardo in alto. Quante volte, troppe volte, le cronache ci hanno raccontato di gesti estremi. Il ragazzino “vittima” di una delusione d’amore, il coniuge che ricorre all’omicidio-suicidio per i più svariati motivi, l’uomo pieno di debiti la cui unica “soluzione” per saldarli è andare via. No, non è da Uomini/Donne “risolvere” tutto così. E poi, come e dove si trova il coraggio per farsi del male in modo così tanto estremo? Non riusciamo neppure ad immaginare quale sia e da dove provenga quella “lucida follia” che spinge qualcuno prima a decidere e poi a realizzare il desiderio di uccidersi. No, non siamo né moralisti né tantomeno moralizzatori, ma non crederemo MAI che il suicidio sia la soluzione a qualcosa o, peggio ancora, la "medicina giusta". La Vita è una ed una sola e, che si sia credenti o meno, Dio o qualcun altro ci ha concesso l’onore di viverla. Sta a noi, avendone il sacrosanto dovere, viverla appieno. Fino in fondo. Ed il fondo non è una nostra decisione ma appartiene allo stesso Dio che ci ha permesso di gioire, di piangere, di ridere, di disperarci, di soffrire, di essere felici od infelici. Lo spunto del nostro scrivere ce lo fornisce, ovviamente, quanto accaduto durante la scorsa notte allorquando si è scoperto che la d.ssa Orsola Fallara, “chiacchierata” dirigente comunale (ex da qualche ora dopo la conferenza stampa dalla stessa indetta e tenuta), ha tentato il suicidio in una fredda nottata reggina ingerendo dell’acido muriatico all’interno della sua autovettura su una banchina dell’area portuale della nostra città. Nel titolo facevamo riferimento ad una sorta di tentato suicidio annunciato. Perché? Il perché lo si capisce leggendo come abbiamo fatto noi, per esempio, l’articolo a firma del collega Piero Gaeta a pag. 36 della Gazzetta del Sud di oggi che useremo come fonte per riportare nel corpo del nostro pezzo alcuni passaggi assai più che esaustivi e premonitori di ciò che la protagonista della vicenda avrebbe fatto da lì a qualche ora. Ovviamente con il “senno del poi”, le parole della d.ssa Fallara assurgono ad un vero e proprio “testamento”. Per esempio, allorquando dichiara (per come riportato virgolettato dal quotidiano messinese) “…devo chiedere scusa due volte, alla mia famiglia ed a Peppe Scopelliti…” si rivolge a due punti cardine della sua vita: la famiglia naturale, ovviamente, ed quella “adottiva” costituita anche dall’ex sindaco Scopelliti al fianco del quale ha lavorato per 8 lunghi anni ed a cui non risparmia, però, in maniera quasi subliminale,"il metodo del  bastone e della carota" che cercheremo di analizzare più avanti. Ed ancora è chiaro e, per certi versi, devastante delle coscienze di chi ascolta il messaggio ed il riferimento a ciò che di lì a qualche ora sarebbe successo allorquando dichiara “…da domani Naccari e Raffa saranno i responsabili di quel che mi succederà, sono riusciti a distruggere Orsola Fallara…”, “…dopo aver fornito le carte alla Procura mi restavano solo il Tribunale e la giustizia divina…”. Non neghiamo che, rileggendo il virgolettato, un brivido pervade la schiena di chi scrive. Noi non conosciamo la d.ssa Fallara, ma chi la conosce da tempo perché non ha capito o non è riuscito a capire tra le righe a cosa si stava riferendo, a cosa stava pensando, cosa aveva deciso di fare (chissà da quanto tempo) da lì a poco? Dal punto di vista prettamente familiare o amicale non ci permettiamo di proferire parola semplicemente perché non è nostro compito nè ci arroghiamo alcun diritto o titolo nel farlo, ma è evidente che più di qualcuno ha o avrà sulla coscienza quello che è successo dal punto di vista umano, politico ed amministrativo. Eh si! E’ certo che su qualcuno piomberà il peso di tutto questo. Piomberà eccome perché, dal punto di vista etico e morale, qualcuno ha tradito le aspettative dalla d.ssa Fallara che di certo non si aspettava di essere abbandonata al proprio destino dopo essere stata trovata con “le mani nella marmellata”. E’ vero, nella fattispecie le mani erano le sue, ma com’è mai possibile immaginare che, nel passato, nel barattolo ci fosse spazio solo per le mani di questa donna? Com’è possibile immaginare che, seppur dirigente comunale, facesse tutto senza dover renderne conto a chi, nella piramide gerarchica, occupava posti su gradini superiori? Non è difficile affatto, invece, immaginare che questo o questi “qualcuno”, se le cose fossero precipitate o, semplicemente, avessero preso una piega diversa da quella programmata, si sarebbe o si sarebbero dileguati lasciando indietro la “vittima” sacrificale con un laconico “Adesso fottitela tu!”. Riportavamo, prima, una frase eloquente e diretta all’ex Sindaco di Reggio Calabria ed oggi Governatore della Calabria Giuseppe Scopelliti. Testualmente continuiamo a riportare da Gazzetta del Sud: “…devo chiedere scusa…a Peppe Scopelliti. Che voglio chiamare Peppe proprio perché sono cresciuta con lui e per me è stato un onore lavorare al suo fianco…ha fatto bene a dire che ormai non faccio più parte del suo gruppo, perché non ho agito seguendo le sue indicazioni e i principi ai quali lui sempre si è ispirato. Peppe Scopelliti ha lavorato con grande onestà per fare grande questa città. Non ho nemmeno il coraggio di chiamarlo al telefono perché è chiaro che il mio rapporto con lui è finito”. Roba da far accapponare la pelle (per noi con il “senno di poi”, ovviamente). La d.ssa Fallara, probabilmente quale estremo atto di fedeltà, prova a giustificare la presa delle distanze del Governatore dal suo operato e prova ad esaltarlo quale virtuoso uomo politico. E’ incredibile! Quali e quante persone, “abbandonate” al proprio destino (destino che non poteva presumere l’esser da sola nella gestione di un settore così delicato come quello delle Finanze e Tributi) avrebbero scritto una pagina così a qualche ora dal suo tentato suicidio dedicandola a colui il quale a dirigere quel settore l’ha delegata? Certo, è fuor di dubbio che le parole della d.ssa Fallara traspirino anche sarcasmo ed intelligenza dialettica oltre ad un'infinita amarezza mista a delusione. In sostanza, è come se avesse detto “tu mi hai scaricato ed io, invece, ti do dimostrazione di come ci si comporta"! La Fallara “protegge” strenuamente perfino in “punto di morte” Scopelliti (nel mentre scriviamo, la situazione è gravissima e si parla di un intervento ancora in corso per tamponare un’emorragia, ma anche di esofago, colon, cistifellea, milza, intestino, stomaco e pancreas pressoché inesistenti perché distrutti dall’acido muriatico quando addirittura già non rimossi provando a ricostruirli artificialmente) e, nel contempo “accusa” Naccari e Raffa allorquando, con parole che si sarebbero rivelate premonitrici, dichiara “…da domani Naccari e Raffa saranno i responsabili di quel che mi succederà, sono riusciti a distruggere Orsola Fallara…”. Provate a rileggerle anche voi queste parole e ditemi se, anche a voi come a chi scrive, sale un groppo in gola riflettendoci sopra. Naccari quale reo di aver scoperchiato un calderone attraverso la sua denuncia e Raffa reo di non averne preso le difese in quanto, oggi, sindaco f.f. e, ieri, vicesindaco sotto la guida scopellitiana e di averla sospesa dall'incarico lo scorso 23 novembre (giovedì prossimo sarebbe scaduta la sospensione, n.d.r.). Non conosciamo la d.ssa Fallara, lo ribadiamo, e di lei abbiamo uno spaccato riferibile a quanto abbiamo letto come tutti (e non solo negli ultimi mesi grazie alla denuncia di Naccari, ma già da molto tempo allorquando un periodico scomodo, duro, non "allineato" ma temuto e rispettato ha denunciato tutto quello che poi, anni dopo, è successo), ma, se da un lato le contestiamo ferocemente l’aver tentato di togliersi la vita per sfuggire a qualcosa o a qualcuno andando incontro a quella “…giustizia divina…” a cui lei stessa ha fatto esplicito riferimento senza affrontare quella “terrena”, dall’altro le riconosciamo il coraggio e la forza di aver “detto e non detto” delle cose importanti e di aver tentato di insegnare a qualcuno qualcosa che, evidentemente, questo qualcuno o non ha voluto o non ha saputo imparare. Certo, materialmente ha tentato di uccidersi con le proprie mani: ha certamente programmato tutto da giorni; ha covato dentro tutto quanto probabilmente con lo stesso metaforico risultato prodotto, oggi, materialmente, dall’acido muriatico ingerito; ha gestito la situazione sino a qualche ora prima con la conferenza stampa di "addio"; ha, infine, gettato la spugna sotto il peso dell’abbandono subito da parte di chi, con lei, ha diviso e condiviso 8 anni di lavoro e su cui, oggi, non sindachiamo sul “come” ha lavorato in quell’ufficio. O forse, più semplicemente, ciò che le pesava maggiormente non era nemmeno questo, ma il macigno con il suo peso frutto di un severo esame di coscienza e dell’averne con essa fatto i conti. Ha, infine, deciso di morire portandosi con se le verità che custodiva piuttosto che, forse, affrontare un procedimento penale dai cui sviluppi sarebbe potuto nascere un terremoto politico e non solo di dimensioni bibliche. E' stata coerente, insomma, con i suoi ultimi anni di lavoro e, piuttosto che togliersi i sassolini dalle scarpe coinvolgendo altri, ha scelto la strada del silenzio e della rassegnazione. Dicevamo che, di fatto, ha tentato di uccidersi con le proprie mani, ma, non crediamo di sbagliare a pensarlo, le “mani” omicide sono anche quelle del “sistema” politico-amministrativo di cui ella ha fatto parte fino a ieri (ci riferiamo alle dimissioni e non a quello che ancora non è avvenuto e che speriamo non avvenga) fino addirittura a diventarne ella stessa “vittima”. L’interrogativo che ci poniamo è si poteva far qualcosa per evitare questo epilogo così drammatico? Con i “se” e con i “ma” non si fa la storia. La storia si fa con i fatti e con le azioni e, sia gli uni che gli altri, o non sono successi o sono successi tardivamente. Non condividiamo assolutamente il suo gesto, non potremmo farlo MAI, né per lei né per altri, ma ci auguriamo sinceramente che il miracolo accada e che la “…giustizia divina…”  aspetti fino a tempo debito. Ci auguriamo sinceramente, a prescindere da tutto ed allontanandoci fermamente da chi magari, per le note vicende riferite alle auto-liquidazioni milionarie, le ha augurato questo ed altro, che possa affrontare quella Giustizia con la “g” maiuscola che spetta a noi uomini sulla Terra e non a Dio che ci chiamerà a Lui quando vorrà e non prima. Se, invece, Dio volesse accontentarla e la chiamasse al Suo cospetto allora sappiamo quasi con certezza matematica che molti tra coloro i quali si affretteranno a riempire i banchi della chiesa prescelta per le esequie, mentre materialmente stringeranno il fazzoletto per asciugarsi le lacrime al contempo saranno chiamati a fare i conti con le loro di coscienze. Ed è allora che, chiusi in se stessi, probabilmente, si renderanno conto che la vigliaccata non è stata solo il togliersi la vita, ma anche quella di continuare a vivere una vita dedita all’avidità del potere (la loro) senza alcuna forma di ritegno. Che il suo gesto, quindi, non sia fine a se stesso ma che scuota le coscienze di chi, con lei, ha diviso e condiviso gli 8 anni del famigerato e, forse, fantomatico “modello Reggio” che oggi, cronache alla mano, sembra essere diventato di carta pesta. Una cosa è certa: probabilmente la d.ssa Fallara (per come sembrano andare le cose, ma la speranza è l'ultima a morire ed anche noi umanamente ci attacchiamo ad essa) non ne uscirà da questa situazione, ma, alla stessa stregua, molti altri non ne usciranno meglio seppur vivi e vegeti! Il (tentato) suicidio della d.ssa Fallara altro non è che la sconfitta della politica e dei politicanti reggini. Tutti, nessuno escluso! Accusatori ed accusati non fa differenza alcuna. Ad majora!

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Author: Maurizio Gangemi