
Molti individui, soprattutto nell’ambito professionale, avvertono la competizione tra colleghi come un evento pressoché destabilizzante e/o difficile da gestire. Questo perché, sovente, la competizione lavorativa ci induce a screditare gli altri, evidenziandone magari i cosiddetti “punti deboli” e non facendoci invece rendere conto che nello stesso istante in cui si entra in urto con dei colleghi/e non si fa altro che mettere in risalto le proprie incertezze od insicurezze. In altre parole, costoro, per emergere, avvertono la necessità di “aiutarsi” utilizzando, ahiloro, tutt’altro che la propria professionalità ed il proprio sapere come se fosse vera – e non lo è – quell’equazione secondo la quale screditando gli altri automaticamente si accredita se stessi. Allo stesso modo, nel mondo delle professioni di un certo prestigio, accade di assistere a fenomeni di pura emulazione realizzati “ad arte” da chi possiede la presunzione di saper fare meglio e che noi, con non poca audacia, collocheremmo volentieri nella categoria degli “scorretti”. “Scopiazzare” o “emulare”, in tutti i settori considerabili, quindi simulando, altro non è che sinonimo di assenza di estro, di originalità, di capacità proprie.
E’, insomma, la prova schiacciante che si è incapaci di lasciare un’impronta personale nello svolgimento della propria professione. Tale comportamento si potrebbe paragonare al concetto di “concorrenza” che, però, come tutti sappiamo, può essere leale o piuttosto sleale. A noi, volendo utilizzare un termine da social network, “ci piace” la competitività nel senso più agonistico del termine tant’è vero che saremo sempre i primi a raccogliere il “guanto di sfida” chiunque esso lo lanci e da chiunque provenga, ma contrasteremo sempre con vigore tutti coloro che, credendo di essere “the best”, si sentano minimamente autorizzati ad invadere l’altrui campo “rubacchiando” idee e pensieri di qua e di là. Le reazioni conseguenti a situazioni di sfida lavorativa possono poi essere, indubbiamente, aggravate dal grado di stress che accompagna il soggetto “colpito”, provocando frequentemente in quest’ultimo situazioni sgradevoli ed inattese. Tuttavia, è opinione comune che un po’ di sana competizione tra professionisti dello stesso livello possa essere parte integrante del normale svolgimento dell’attività lavorativa ed, anzi, questa potrebbe servire a far crescere la nostra voglia di migliorare. Lo spirito di competizione, in più, se messo in atto con correttezza, potrebbe essere in grado di rappresentare un elemento di confronto leale tra colleghi. Ecco che la presenza di uno o più soggetti che ci “punzecchiano” dal punto di vista professionale, utilizzando questo termine per non voler essere troppo irriverenti, potrebbe servirci da stimolo per dimostrare “sul campo” – perciò ad armi pari – quanto valiamo davvero. C’è da aggiungere poi, che ognuno di noi possiede delle peculiarità caratteriali che non possono essere colte appieno da chi ci circonda e, per tali ragioni, conferiscono al nostro modo di operare una traccia singolare e giammai simile a quella di chiunque altro. Cari lettori, concluderemo questa volta senza alcun riferimento a citazioni d’autore e senza nessun “latinismo”, ma soltanto con la nitidezza di pensiero che ci contraddistingue e che, purtroppo o per fortuna, non può, in alcun modo, essere imitata.