
Eh no, così proprio non va! La seconda sconfitta consecutiva, rimediata sabato scorso contro la modesta Juve, non di Turin ma nientepopodimeno di Castellamare di Stabia, ha lasciato il suo indelebile segno oltre ad altrettante certezze. In calce, allegata, troverete la “lettera aperta” che un tifoso amaranto, immaginiamo divenuto “disertore” (uno dei tanti, tantissimi) dello stadio “grazie” al modus operandi di Lillo Foti che, non avendo più i suoi concittadini l’anello al naso, è stato sgamato evidentemente stancandoli (non poco e non da ora). Non è assolutamente vero che il reggino diserta lo stadio per colpa della crisi generale (altrimenti non si spiegherebbe come a Napoli – in Campania e non nell’inesistente Padania – il San Paolo si pieno come un uovo); non è vero neppure che il reggino si è, come dicono gli acculturati, “imborghesito” perché ormai “abituato” ed “assuefatto” così tanto alla serie A che la B non la tollera proprio (altrimenti non si spiegherebbe né lo stadio pieno in occasione della gara d’andata contro il Novara nella semifinale playoff – con "visuale" sulla A – né, tantomeno, la conoscenza della quasi centenaria Reggina che in A ha trascorso solo 9 stagioni sulle 97 totali); e non è vero nemmeno che la gente non va allo stadio preferendo un comodo salotto perché, oggi, Sky non è un lusso per pochi ma è alla portata dei più (altrimenti non sarebbe vero l’assioma tifoso-passione che, comunque, porterebbe la gente al “Granillo”).
La nuda e cruda verità è che il tifoso reggino si è rotto le palle di assistere alle solite manfrine, alle solite pantomime, ai soliti piagnistei. In primis, nessuna progettualità e nessuna programmazione (nonostante, sia chiaro, progettualità e/o programmazione non siano sinonimi di riuscita) ma solo totale approssimazione (“Se teni, teni” per dirla come dicono a Belluno). E, ovviamente, con “nessuna programmazione” ci riferiamo al progetto sportivo giacché a quello economico-aziendale ci si pensa anche la notte con accanto Morfeo (superfluo sottolinearlo, giusto?). E come se non bastasse, poi, il ripetersi del solito rituale che prevede lo sbandierare la circostanza secondo cui la Reggina (Società, intendiamo), fino a qualche anno fa proclamata in attivo ed economicamente sana, avrebbe le casse vuote (?) rendendo, quindi, “il mercato difficile”. Poi ancora, lo stucchevole ritornello secondo il quale sarebbe necessario il ridursi l’ingaggio (magari dopo l’esserselo già ridotto l’anno prima) abbassando ulteriormente il “tetto” altrimenti, tu giocatore, passi per “stronzo” o “nemico della Reggina” e, dopo, esserti accidentalmente andata a fuoco l’auto, a malincuore cedi e ti reintegrano salvo poi, rifiutandoti l’anno successivo al rinnovo della stessa richiesta, vai dritto “fuori rosa” e ti alleni con i bebè (nella migliore delle ipotesi). E che palle! Ogni anno lo stesso, noioso, imbarazzante cliché. Se a quelle latitudini (a sud delle O.Me.Ca., per l'esattezza) conoscessero il significato del termine “ritegno”, conseguentemente un limite ci sarebbe stato e non lo si sarebbe ampiamente superato. Poiché, però, a sud delle O.Me.Ca. “ritegno” è una parola scostumata, allora a dire “Basta!” è il tifoso. Questa è la storia recente che, come detto, di anno in anno si ripete confortando (ahinoi) sempre di più la scelta di abbandonare la Reggina (in quanto a presenze allo stadio e non certo nel cuore) da parte della stragrande maggioranza dei tifosi. Volete sapere perché la Reggina ha, oggi, oltre 3800 abbonati? Perché Foti è uno stratega e quando pensa a come far cassa ha pochi rivali. Ha presunto, indovinando, che aprire la campagna nell’immediata vigilia della gara interna con il Novara fosse cosa buona e giusta. Legittimamente (ma anche ingenuamente), il tifoso ha pensato alla convenienza: “E se, per sbaglio (ma solo per sbaglio), ci ritrovassimo in A? Sottoscrivendolo, avrei un abbonamento ai prezzi della B ma (ri)vedrei il calcio che conta”. Ragionamento comprensibile, no? Come dargli torto? Salvo poi, contare al “Granillo” addirittura meno presenze dei 3800 sottoscrittori della tessera di abbonamento stagionale fatta ai primi di giugno. In sostanza, le cose stanno così. Tornando a noi, restringendo il campo d’azione, passiamo al mister a cui la “lettera aperta” è indirizzata. E’ notorio come sia uno “yes man”. Un uomo che, per carità educato, garbato e cortese e fors’anche preparato, ha sfondato il muro dell’essere “aziendalista” trasferendosi nel campo dell’ “io ci metto faccia e c..o e voi decidete (spero bene)”. Credeteci, è davvero imbarazzante fargli delle domande in sala stampa perché lo si costringe a cercare risposte per spiegare fatti ed accadimenti di cui lui non è il responsabile (o, comunque, non l’unico responsabile). E’ imbarazzante ascoltarlo mentre risponde a denti stretti magari pensando “Ma a me chi me l’ha fatta fare”? Chissà se e quante volte si sarà posto quest’interrogativo. E poi, nel momento in cui si chiede del perché Nicolas Viola non gioca e risponde nascondendosi dietro la frase di pragmatica “E’ una scelta tecnica”, perché non rivela di chi è quella presunta “scelta tecnica” oppure, meglio ancora, elimina “tecnica” e la sostituisce con “aziendale”? In sostanza, s’è vero com’è vero che Nicolas ha vinto lo scorso anno il particolare concorso indetto da Sky e relativo al “miglior giovane della serie B” tutto questo vuol dire che: o il concorso è stato “fallocco” oppure Nicolas è stato davvero il miglior giovane in B. Lo sa, il mister, che non c’è alcun dubbio che sarà lui a pagare per tutto e tutti (e magari molto prima della sua pur fervida immaginazione)? Lo sa, il mister, che Giacchetta, orgogliosamente, da tempo, sostiene che l’allenatore, nella Reggina, non serve ad un piffero perché "fa tutto la Società"? Non serve ad un piffero se le cose vanno bene, aggiungiamo noi, perché se vanno male col cacchio che la Società si assume le proprie responsabilità in toto (ricordate la parola scostumata “ritegno”?). Già qualche cenno di scricchiolio, qualche segnale di contraddizione tra parole espresse dal “duo” e dall’allenatore c’è, si legge sui giornali tra le righe (e non solo) delle dichiarazioni dei protagonisti ed, oltretutto, si respira nell’aria. Ricordiamo molto bene che, anni fa, se la memoria ci aiuta ancora, durante la nefasta stagione delle 8 sconfitte consecutive (2000/2001, n.d.r.) culminata con l’epilogo dello spareggio contro il Verona, scrivemmo a Franco Colomba domandandogli “in quale tombino della rete fognaria cittadina avesse riposto la (sua) dignità”. Questa frase, oggi più che nel recente passato, ci riecheggia in mente sostituendo il buon Franco con il buon Roberto. Capiamo l’essere aziendalista, disconosciamo l’ipotesi del passaggio da aziendalista a “zerbino”. Non ce ne voglia Breda, lungi da noi l’ipotesi di offenderlo o di denigrarlo, ma i fatti dicono questo e questo noi riportiamo essendo liberi dal non “firmare” busta paga alcuna (reale o metaforica che sia) in Via delle Industrie. Il fatto che Breda, poi, non sia stato confermato al termine di 2 stagioni addietro la dice lunga sulla stima (come allenatore) che Foti ha nei suoi riguardi. Foti difficilmente torna sui suoi passi, e se lo ha fatto è successo per assecondare Giacchetta (e, questa volta, ci sa tanto che si sia già pentito). A cercare di giustificare (se possibile) l’allenatore ci sono, però, alcune logiche che esulano dal piano prettamente sportivo travalicando in quello esclusivamente economico-aziendale. Ci sono “regole non scritte” che dicono che X deve fare un numero di presenze e che Y debba giocare affinché scattino dei bonus (economici ovviamente). Che, poi, il risultato sportivo non sia quello sperato dai tifosi poco importa all’azienda Reggina. L’importante è rimpinguare le casse. Sempre e comunque, con la provata tattica del “Se teni, teni”. Che succederà stasera ad Ascoli? “Difenderà” (è un eufemismo) la porta amaranto ancora l’inadeguato ma sponsorizzato (da Foti) Kovacsik oppure Breda riuscirà a schierare Marino (che, comunque, non ci pare abbia lasciato memorabili – in positivo – ricordi ai tifosi amaranto)? La politica del “Se teni, teni”, quest’anno (così come in passato), non pare stia dando buoni frutti. Com’è venuto in mente l’ardimentoso pensiero che un baldo giovane, senza esperienza e calli sui glutei, potesse prender posto per difendere i 14 mq e passa di specchio della porta? Un portiere, si sa, non è né dev’essere solo una sagoma predisposta a ridurre lo spazio in cui gli attaccanti avversari potrebbero indirizzare con successo il pallone. Il portiere è, anche e forse soprattutto, colui il quale comanda la difesa. Può mai un giovanotto gestire, indirizzare, comandare una difesa, quella amaranto, in cui milita un brasiliano che ha navigato per anni dalla terza serie in giù (quindi con i calli di cui sopra), un calabrese che in 6 gare “vince” 4 ammonizioni e, all’occorrenza (quando non viene messo proprio fuori ruolo, fuori contesto e fuori logica), un nigeriano la cui irruenza fa di continuo correre brividi lungo la schiena dei tifosi? La risposta è che “no, non può”! Ed allora? Cedere Puggioni pretendendo di schierare Kovacsik considerandolo alla stessa stregua del predecessore è stato un azzardo e, come tale, il “Se teni, teni” poteva riuscire ma non ce l’ha fatta, il duo, affinché, appunto, riuscisse. L’ungherese non solo non è in grado di gestire e comandare la difesa, ma non è neppure in grado di farsi ascoltare atteso che la difesa stessa, tra le peggiori del campionato, sa di non avere praticamente “nessuno” alle proprie spalle. Breda, ci risponda, come concilia tutto quello che sta succedendo con le dichiarazioni di Foti secondo cui la Reggina, quest’anno, dovrà migliorarsi rispetto alla passata stagione (il che vuol dire, come minimo, accesso alla finale playoff)? Signor Breda, mi ascolti, se le cose a breve continuassero ad andar male, prima che la esonerino e che le addossino tutte le colpe (ma i reggini sanno di chi sarebbero, stia sereno su questo), rescinda il contratto liberandosi dalla morsa in cui è stretto e si è fatto stringere. Vedrà che qualche altra panchina salterà a breve (magari anche in Lega Pro) e verrà chiamato alla luce non del suo presunto fallimento a Reggio, ma del suo buon campionato a Salerno. Certo, è vero anche che se andasse via lei non è che il target degli allenatori varierebbe di molto ma, forse, le cazzate in sede di sostituzioni diminuirebbero ed il nuovo allenatore sarebbe accolto ed ascoltato meglio da, comunque, un nugolo di giovanotti viziati e strapagati così come sono tutti i calciatori. Con la sincera speranza di non perdere stasera contro una squadra che in casa ancora non ha mai vinto, la saluto. Ecco la “lettera aperta” a cui facevamo riferimento. “Caro Mister Breda, Le scrivo per esortarla a tirare fuori gli attributi. Le scrivo perché, se andrà male, sarà lei il capro espiatorio di tutti i mali amaranto. Già la stampa (amica, del presidente) ha iniziato a prenderla di mira. E la stampa (amica, del presidente) è capace di indirizzare l'opinione della piazza. E il fuoco (amico, del presidente) è già iniziato, basta leggere o ascoltare certi commenti. La colpa della sconfitta è sua, mister Breda. Magari le diranno anche che lo stadio vuoto è colpa sua. Eviti di arrivare a questo, si fermi un attimo prima. In tutta franchezza, io, al suo posto, mi dimetterei e direi che non si può lavorare nella Reggina perché deve fare tutto Foti con la complicità di Giacchetta. Mettersi contro Foti così, però, forse vorrebbe dire tarpare le ali alla sua carriera ed io non voglio che lei rinunci né ai soldi, né alla carriera. Certo, la stampa (amica, del presidente) poco potrebbe in quel caso perché uno sfogo così sarebbe ripreso da tutti (e non solo dagli amici, del presidente) ed il caro Foti non riuscirebbe a tappare tutte le bocche. Non pretendo lo sputtanamento dell'azienda che Le passa lo stipendio, ma pretendo che Lei faccia l'allenatore. L'ultimo che lo ha fatto è stato Novellino, su quella stessa panchina dove Lei si accomoda. E Lei, questo, lo sa benissimo, come lo sanno tutte le persone che gravitano nel mondo del calcio. Faccia l'allenatore, come lo ha fatto Mazzarri, su quella panchina. Guardi dov'è arrivato lui e pensi di poterlo emulare! Pensi a lui come modello di riferimento. Già da Ascoli metta in campo una squadra di quelle che piacciono a Lei. Se Lei, poi, sceglie di giocare “difesa e contropiede”, va benissimo. Però il contropiede è qualcosa che va organizzato e la squadra, invece, quando attacca, vive solo sulla fiammata del singolo. A me non pare normale che sia Missiroli (guarda caso il giocatore più forte in organico) il capocannoniere della squadra. Appunto perché si vive sulla giocata del singolo e non su una manovra corale, non su un contropiede organizzato. E, altra disquisizione tattica, uno che ha giocato a centrocampo come Lei, non riesco a capire come possa giocare con Rizzo e De Rose insieme. Suvvia, Breda, questa non può essere una scelta sua. Non ci credo. Significherebbe incompetenza totale, ed io non la reputo incompetente. Non dia ascolto a Foti e Giacchetta. Abbia un moto d'orgoglio. So per certo che Lei è capace di tenere testa a chiunque, anche a Foti. Ci vuole coraggio. Ci vogliono palle. Lei ce le ha, lo dimostri! Il fatto di non frequentare determinati personaggi è sinonimo di intelligenza, mister. E siccome Lei è intelligente, faccia tutto quello che ritiene opportuno. E se proprio deve sbagliare, lo faccia con la Sua testa. Non passi pure Lei per un burattino. Tanto, se va male, si ricordi che la colpa sarà solo Sua. In bocca al lupo”. (Lettera firmata, fonte gruppo “Area Vip Amaranto” su Facebook https://www.facebook.com/groups/129933827097983/).