Reggio di Calabria: il piagnisteo di Praticò innalza il livello dell’acqua nella diga del Menta e la Città si risveglia… allagata, stanca e provata! Praticò è solo… per (de)merito suo!!!

In Città, dalle 23 circa di ieri sera, piove a dirotto e stamane ci si è svegliati tra piazze con l’acqua a sommergere le auto, alberi caduti e raffiche di vento. Del fenomeno si era più o meno a conoscenza, o per lo meno lo era chi come noi ascolta le previsioni al termine dei TG5. Oggi, tra l’altro, per la nostra Città, è una giornata che in molti definiscono storica con diverse iniziative per celebrare la fine dell’ultradecennale carestia di acqua potabile in arrivo dall’avvio della fornitura idrica ai reggini proveniente dalla diga del Menta.

Ma forse non è un caso che piova incessantemente da dopo pochi minuti la fine di Urbs Reggina-Juve Stabia. Forse, a piovere è proprio iniziato durante l’ennesima patetica intervista presidenziale, rilasciata al collega Rocco Musolino per Radio Antenna Febea. Abbiamo dovuto sopportare (è questo il verbo giusto), per l’ennesima volta, il presidente Praticò piagnucolare al microfono di un collega. E’ questo quel che gli risulta fare meglio da tre anni e qualche mese a questa parte. E ce lo siamo persino immaginato nella mimica e nelle espressioni del viso giacché in ogni sua intervista video appare, volutamente o spontaneamente (l’uno o l’altro avverbio non cambia la situazione), come un “martire”, un “incompreso”, una “vittima”, non per sfortuna ma per volontà altrui (ovviamente). Mai, e sottolineiamo mai, che si assuma la responsabilità delle sue azioni sin qui disastrose. Mai!

Il presidente, nell’intervista di cui sopra, ha provato ad accusare “Tutti” di non aver a cuore le sorti della Reggina. Ha denunciato la mancanza di aiuti ma è utile ricordargli: 1) l’aiuto dell’attuale Amministrazione comunale nel concedergli per due stagioni lo stadio a titolo non oneroso; 2) l’aiuto da parte della stessa Amministrazione in sede di riconoscimento presso la FIGC del titolo sportivo della Città; 3) l’aiuto della curatela fallimentare della fu Reggina Calcio in sede di fitto ad 8.000€ al mese di 10 ettari di strutture sportive da serie A (il Sant’Agata, per intenderci) che ha “ringraziato” non pagando il canone; 4) l’aiuto della curatela presso la FIGC riguardo il cambio di denominazione da “ASD Reggio Calabria” a “Reggina”; 4) l’aiuto del TFN ad annullare la prevista penalizzazione di 8 punti e relativa multa di 350.000€ per il “caso fideiussione”; 5) l’aiuto della tifoseria che con oltre 3500 tessere sottoscritte in D le ha, oggi, più che dimezzate visto l’andazzo.

La Reggio legata alla Reggina è stanca, provata, per l’ennesima volta delusa ed ancor più incazzata. Non ne può più di un ritornello stantìo, stucchevole e deplorevole al contempo. I tifosi hanno abbandonato la Reggina soprattutto per gli evidentissimi (de)meriti del suo presidente tanto che, da tempo ormai, si rimpiange il predecessore reo, ad ogni buon conto, della peggiore pagina dell’ultracentenaria storia amaranto culminata nel luglio di 3 anni con la mancata iscrizione al campionato.

Eppure, dal subentro dell’attuale società, quando si pensava che il peggio fosse passato, abbiamo avuto modo di constatare che, forse, il peggio doveva ancora arrivare tant’è che in molti si chiedono se sarebbe stato meglio fermarsi o vivere il protrarsi di un incubo di cui tutti auspicano la fine.

Non se ne può più. Il presidente sa di essere solo. E lo sa a ben donde perché lui stesso si è isolato da tutti e da tutto. Se i fatti dicono sia così, piuttosto che accusare, accusare ed ancora accusare perché non si sofferma a pensare che se le 100 persone che aveva vicino hanno preso le distanze la colpa non è delle 100 ma dell’unica rimasta sola? Ah già, il presidente ha ancora il mente il suo personale dogma secondo cui ha “salvato il calcio a Reggio”! Ma siamo sicuri sia stato davvero così o sta soltanto allungando l’agonia di una Reggina, lei sì, che non ha fortuna?

Il presidente ha, sin da subito, adottato una politica disgregante, astiosa, polemicosa, “razzista” oseremmo dire. Sono sue e soltanto sue le divisioni tra “veri tifosi”, “falsi tifosi”, “bravi giornalisti” e “giornalisti monelli”. Lui e solo lui ha provato a dividere l’opinione pubblica provando a millantare la presenza di “fantasmi” o persone che stanno “dietro” ad altre meno accondiscendenti della claque che ha spesso avuto vicina. Sono sue le parole astiose contro tutti coloro i quali gli hanno fatto notare, dapprima con garbo, gli errori pacchiani di cui si stava macchiando. Il presidente, in sostanza, da qualche tempo ormai, raccoglie ciò che ha seminato. Anzi, ha sbagliato pure la claque scelta se è vero com’è vero che anch’essa non gli ha apportato alcun, seppur minimo, beneficio. Anzi, ha acuito la contrarietà verso di lui. Applausi!

L’avventura di questa società, invero, era iniziata sotto il migliori auspici. La ripartenza dalla serie D (grazie alla richiesta in sovrannumero, all’acquisto della categoria ed al battesimo dell’Amministrazione comunale in seno alla FIGC), un buon numero di abbonati (oltre 3500 se la memoria ci aiuta) ed un discreto entusiasmo ritrovato nonostante le trasferte a Leonforte, Scordia e Piraino. E da lì in poi? I fatti parlano chiaro e dicono: 4 soci effettivi (la P&P di padre e figlio ed i dottori Simonetta e De Caridi) a fronte degli oltre 20 iniziali (alcuni cessati completamente e molti altri che hanno deciso di ridurre notevolmente le proprie quote); 4 allenatori per altrettante stagioni (Cozza, Zeman, Maurizi e Cevoli); 3 direttori sportivi (Martino – due stagioni -, Basile e Taibi); 5 team manager (Scimone – due spezzoni di stagione -, Surace, Greco – f.f. – Iossa e Praticò); 4 segretari (Conti, Bandiera, Damato, Greco ed oggi ancora Damato – mai ufficializzato ma presente -); 2 direttori generali (Martino e Branca); 3 responsabili del settore giovanile (Campolo, Armenise e Belardi) e, per concludere, decine di giocatori con un’unica costante: a fine stagione tutti via (tranne quest’anno in cui i due “sopravvissuti” sono Marino – per presunta futura plusvalenza, anche se non gioca – e, da due giorni, Licastro) con punte di 34/35 uomini ingaggiati e poi ceduti nella scorsa stagione. Di che stiamo parlando (come ama dire il presidente)?

Già, di che stiamo parlando? Parliamo di errori su errori, di strafalcioni su strafalcioni, di proclami disattesi: stiamo parlando, in sostanza, di inadeguatezza dettata da approssimazione e pressapochismo. Approssimazione, certo! Come altro si può chiamare “l’arte” di vivacchiare giorno per giorno (famigerate le uscite presidenziali: “Non sappiamo se arriviamo a giugno” o “Non sappiamo se domani ci saremo”) senza mai la benché minima volontà/possibilità di progettare il futuro?

D’altro canto, giustamente, come si può progettare il futuro se non si è in grado di programmare nemmeno una stagione calcistica? Senza soldi e senza idee? Da soli e ben lontani da quel detto che riguarda “la solitudine dei numeri primi”. E, quindi, come si può programmare una stagione calcistica se, in via previsionale, si conta sull’assistenzialismo di Lega (proventi dai minutaggi o Legge Melandri), tifosi (abbonamenti e/o biglietti) ed eventuali sponsor?

Il ritardo dell’inizio del campionato ha comportato anche l’arrivo in ritardo dei fondi dalla Lega; la “questione stadio” ha comportato 0€ (o quasi) incassi al botteghino); l’atteggiamento societario ha comportato 1500 tifosi abbonati (lo scorso anno erano quasi 2300). Pensiamo che solo per quel che riguarda il tardivo inizio del campionato l’Urbs sia incolpevole atteso che gli 800 tifosi che mancano all’appello rispetto all’anno scorso (2000 rispetto a 3 anni fa) siano più che legittimati ad aver deciso di salutare (senza manco ringraziare).

La “questione stadio”? Le responsabilità sono da ascriversi alle carenze di un’Amministrazione comunale in evidente stato di difficoltà dal punto di vista economico-finanziario ma, c’è da sottolineare, come l’Urbs abbia avuto in concessione e, quindi, in gestione il “Granillo” per le stagioni 2015/2016 e 2016/2017 ed in affitto durante la scorsa stagione e quella in corso: com’è possibile che ha visionato la documentazione inerente l’impianto solo negli ultimi giorni tanto da comunicare “Fin dal lontano 2013 la Commissione Provinciale sulla Sicurezza aveva indicato al Comune di Reggio Calabria la necessità di procedere a lavori di “ordinaria e straordinaria” manutenzione, poi ribadita nel 2016, nel gennaio e febbraio 2018”? Non sapeva o sapeva e taceva? In entrambi i casi, secondo noi, potrebbe rilevarsi quella che si chiama “corresponsabilità”. In ogni caso, il settore Lavori Pubblici del Comune ha replicato con un “…ci si riserva di fornire ed illustrare quanto necessario al fine di poter contribuire a ripristinare la corretta ricostruzione dei fatti…” dal quale trasparirebbe una qualche imprecisione all’interno della “lettera ai tifosi” del 26 ottobre scorso. Vedremo…

Questa Società è obiettivamente indifendibile. Chi volesse difenderla dovrebbe arrampicarsi sugli specchi, inventarsi argomentazioni vari o, peggio, millantare meriti che non ha!

Dicevamo prima della fuga della stragrande maggioranza dei soci che inizialmente hanno sottoscritto, fidandosi, le quote proporzionate all’impegno economico di ciascuno. Partendo dal noto presupposto secondo cui, da tempo, hanno dichiarato “Non siamo il suo bancomat” e tirando fuori alla luce il loro coinvolgimento societario solo in occasione della ratificazione di decisioni già prese (tutte, con annesso verbale già scritto e presentato solo per la firma), non gli si può rivolgere solo ed esclusivamente quando necessitano denari. E’ successo in occasione della presentazione della fideiussione (altra questione, tutt’altro che risolta leggendo le motivazioni depositate dal TFN che annulla la famigerata delibera dell’ex Commissario della FIGC ma che non pone fine alla vicenda) ed è successo ancora in occasione del pagamento degli stipendi – ma non degli oneri contributivi (il che procurerà il certo deferimento e l’altrettanta certa penalizzazione di 2 punti in classifica) – in occasione della scadenza del 16 ottobre scorso.

Ai cosiddetti “soci di minoranza” ci si è rivolti, ultimamente, solo in questi due stati di necessità ed appare scontato come tutti insieme abbiano risposto picche in termini di denari ma anche, ed è qui la novità, con una proposta: quella chiara e netta di una disponibilità a rivedere l’assetto societario, con annesso loro rientro, a patto che la P&P rimetta sul tavolo le proprie quote, si faccia da parte il presidente e si ricominci tutto daccapo con ben diverso atteggiamento che non sia né egocentrico né arrogante e che preveda, come giusto, il completo coinvolgimento di tutti i soci secondo le rispettive competenze. Inutile sottolineare che, al presidente, il discorso non sia piaciuto. E certo, indietreggiare secondo lui significherebbe fallire personalmente. Ma perché, così come stanno andando le cose, non si è indirizzati verso un fallimento personale? Una raggiunta consapevolezza, un esame di coscienza con annessa una rivisitazione delle proprie posizioni non sarebbe oltre che un atto dovuto anche un atto d’amore verso la Reggina dei reggini?

Su di una cosa ha ragione la Società: siamo “in assenza dei requisiti minimi”… (propri e non altrui)!

Ad maiora!!!

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Author: Maurizio Gangemi