Reggina: Atzori sa ciò che vuole (e ciò che non vuole)!

E’ raro, rarissimo, che noi si possa raggiungere il Sant’Agata in tempo utile per le conferenze stampa di tecnico, dirigenti o giocatori sempre fissate per le 14 in punto così come stabilito d’intesa, supponiamo, tra USSI e Reggina Calcio. Pazienza. Oggi, però, non abbiamo perso l’occasione per varcare i cancelli del Centro Sportivo e scambiare due chiacchiere con l’uomo che guida la Reggina targata 2010/2011. Com’è nostro ineluttabile costume, arriviamo sul posto con un po’ d’anticipo ed inganniamo il tempo maneggiando il nostro smartphone. Quando, nella quiete più assoluta, pensavamo di esser soli ecco che, al centro del campo di allenamento numero 1, in lontananza scorgiamo una sagoma impossibile da confondere con le altre possibili. E’ lui, Gianluca Atzori (nelle foto), che passeggia tranquillamente sull’erba fresca e, presumiamo, lo fa pensando all’impegantiva gara di domani pomeriggio contro l’Empoli.

Ci avviciniamo, al di qua della rete, e lo salutiamo con la stessa cordialità con cui ricambia il saluto. “Sei qui in anticipo?”, ci chiede. Sorridendo rispondiamo “Come te, mister!”. “Per me è normale”, replica. Anche per noi lo è (arrivare ad un appuntamento qualche minuto prima). Nel mentre arrivano gli altri colleghi e ne approfittiamo per scambiare quattro chiacchiere sull’universo Reggina e su ciò che gli gravita attorno. Qualche risata su aneddoti vari, qualche considerazione sui tam-tam di radio e televisioni locali attraverso le loro trasmissioni più o meno professionalmente valide, più o meno, diciamo così, “amatoriali” e da “(retro)bottega”. Controlliamo l’orologio e ci accorgiamo che sono le 14 spaccate e, se abbiamo imparato a conoscerlo, Atzori è già seduto dietro la scrivania. Come infatti! Ci accomodiamo e la chiacchierata con la stampa ha inizio scorrendo fluidamente per tutta la sua interezza. Ci dice che ha molto rispetto per l’avversario di domani (l’Empoli di Alfredo Aglietti), che la teme perché se è l’unica squadra ancora imbattuta dopo 10 giornate un motivo ci sarà. Ci dice anche, però, che anche la sua squadra sta bene e che non sarà facile per nessuna delle due compagini avere la meglio allo scadere dei 90 minuti di gioco. Sostiene che, con due squadre che si equivalgono come Reggina ed Empoli, la partita potrà essere decisa da un episodio, magari da un calcio da fermo, o anche da un colpo di genio di qualche singolo. Non cambierà né modulo né atteggiamento perché gli avversari sono comunque tutti difficili. Afferma di essere contentissimo di quello che i suoi giocatori gli stanno dando e che secondo lui sono ancora “solo” al 60% delle proprie potenzialità. Alla domanda se c’è il “rischio” che qualcuno dei suoi si monti la testa guardando la classifica, Atzori tranquillizza tutti sostenendo che ci pensa lui a placare gli animi qualora se ne accorgesse anche solo dalla mimica facciale o dal modo di camminare entrando sul terreno di gioco prima dell’allenamento. A chi gli chiede quali siano gli obiettivi o se questi ultimi siano cambiati dopo i recenti successi ribadisce che il suo obiettivo primario è quello di far tornare la gente al “Granillo” (“sperando che non ci sia ancora un nubifragio” come in occasione della gara interna vinta contro il Pescara). Gli viene fatto notare che il suo omologo Aglietti, alla domanda su chi preferirebbe togliere agli avversari ha risposto Missiroli. Lui risponde che toglierebbe proprio Aglietti agli avversari per quanto bene sta facendo ad Empoli e, poi, tra i giocatori, quello Stovini che è stato protagonista a Reggio nei due primi anni di serie A (1999/2000 e 2000/2001). Gli chiediamo se, vista la forza dell’avversario, un pari potrebbe andar anche bene. Ci risponde che no, o meglio non a priori. Lui e la sua squadra giocheranno esclusivamente per vincere e se il campo poi dirà che è stato giusto chiudere con un pareggio allora andrà bene, ma a priori no! Ganzo, direbbero ad Empoli! In sintesi, in estrema sintesi, ecco chi è Gianluca Atzori. Non ci importa che sia simpatico, non ci importa che sia un brav’uomo, non ci importa che sia amabile. Quello che ci interessa è che sia un Uomo e, di conseguenza, un allenatore con la A maiuscola. Del buonismo, o del finto tale, non sappiamo che farcene: vogliamo uno che abbia le palle e che lo dimostri con i fatti. Ok? Atzori ce lo ricordavamo arcigno difensore della Reggina edizione 1996/1997 targata Buffoni-Guerini. Lo abbiamo rivisto lo scorso anno durante la sua breve parentesi di allenatore a Catania. Ce lo siamo ritrovati allenatore della Reggina quest’anno e la curiosità di testare la veridicità di ciò che si diceva su di lui ci ha portati a Saint Christophe a seguire la prima fase della preparazione precampionato sua, del suo staff (Andrea Bergamo, allenatore in seconda, Andrea Sardini, allenatore dei portieri, e Carlo Simionato, preparatore atletico, a cui va aggiunto anche Ciccio Cozza nelle vesti di collaboratore) e della truppa a lui affidata. L’esperienza fatta in Val d’Aosta, va detto, ci è servita moltissimo a capire parecchie più cose rispetto a quelle comprensibili “semplicemente” assistendo alle gare ufficiali così com’eravamo abituati a fare sino a qualche mese fa. Abbiamo visto lavorare lui ed il suo staff con una maniacalità (in senso positivo, intendiamo) impressionante. Abbiamo visto svolgere un lavoro certosino in ogni istante in cui i ragazzi erano impegnati sul campo. E, dobbiamo aggiungere, il periodo di cui stiamo trattando non era facile. Era il periodo, infatti, in cui la Reggina aveva, di fatto, due “squadre”: quella “regolare” e quella cosiddetta dei “dissidenti”. Ovviamente questa circostanza avrebbe potuto non consentire di lavorare al meglio qualunque staff tecnico. Invece, anche in quelle condizioni, abbiamo visto Atzori & Co. lavorare alacremente e dare a tutti i singoli giocatori le stesse nozioni, le stesse impartizioni, le stesse attenzioni. Certo, è ovvio, sapendo che tra i “dissidenti” ci sarebbero state, presto o tardi, delle defezioni (leggasi cessioni) la “rosa base” ha ottenuto maggiori attenzioni. Nei tempi che a noi sembravano “morti”, quelli in cui non si era sul terreno di gioco insomma, abbiamo colto l’occasione per parlare molto con lui sfruttando l’occasione per chiedere di soddisfare qualunque nostra curiosità, anche quella più banale o per lui scontata per intenderci. Con molta disponibilità e pazienza, senza l’altezzosità arrogante e presuntuosa di chi di questi tempi era stato già esonerato, Atzori non si è mai tirato indietro (né lui né gli altri componenti del suo staff quando abbiamo voluto interloquire con loro). Tutto il “lavoro” fatto in quei giorni di nostra presenza in ritiro non solo ce lo ritroviamo adesso, ma ci ha consentito di capire, prima, e sostenere, poi, già da tempo in verità, che il punto di forza di questa Reggina è sicuramente lui: il mister. Ci ha sempre detto, sin dal principio, che sarebbe stato soddisfatto se e solo se fosse riuscito a trasmettere alla sua squadra i valori che gli appartengono e la voglia, le motivazioni, la grinta necessarie per non essere semplicemente “squadra” ma “gruppo”. Ci ha sempre detto che aveva due soli obiettivi: fare del proprio meglio (lui e la squadra) e far rinascere l’entusiasmo al popolo di tifosi della Reggina. Il primo obiettivo lo sta certamente perseguendo ed ottenendo ed il secondo anche considerato che l’entusiasmo non lo (ri)crea le parole ma i fatti e, quindi, i risultati. Il terzo posto sin qui ottenuto, le sei gare senza sconfitte frutto di cinque vittorie ed un pareggio, l’aria che si respira attorno alla Reggina di mister Atzori ci pare che confermino questo trend finalmente positivo dopo due/tre anni davvero disastrosi (gli ultimi due diremmo pressoché fallimentari). Guardando la Reggina giocare, quello che più traspare con evidenza è quello a cui facevamo riferimento prima e cioè l’unità d’intenti di giocatori ed allenatore. Le due “parti” parlano la stessa lingua, si capiscono, interagiscono e, di conseguenza, lavorano bene ottenendo i risultati sperati. Ovvio, da un lato c’è un allenatore che sa ciò che vuole e, soprattutto, ciò che non vuole e dall’altro c’è un “gruppo” di giocatori che ha sposato in pieno le sue idee e, grazie alle proprie capacità tecniche, integra il “dire” con il “fare”. Il merito, quindi, non è solo del tecnico, ma anche dei giocatori. Una similituine ci tocca per forza farla. E la facciamo con l’ultimo grande allenatore che abbiamo avuto il privilegio di avere qui a Reggio: Walter Mazzarri. Anche lui fu capace, nei tre anni di permanenza sulla riva dello Stretto con la squadra di calcio che conta, di compiere tre miracoli con “rose” di giocatori sicuramente dignitose ma non da nomi altisonanti o da potenzialità iniziali chissà quali. Tre salvezze di cui l’ultima equivalente ad un vero e proprio “scudetto” vinto partendo da quel maledetto -11 sono la reale e tangibile testimonianza della sua grandezza (e delle squadre che ha allenato, ovviamente). Anche lui, Walter, aveva avuto in qualche modo la capacità di “convincere” i propri giocatori che migliori di loro in campo non ce ne fossero. Anche lui, Walter, aveva avuto la particolare peculiarità di scovare e cogliere il meglio da ogni singolo calciatore facendolo ergere a campione del mondo. Anche lui, Walter, aveva avuto l’abilità di creare un “gruppo” unito, solido, impenetrabile, coeso e quant’altro nemmeno paragonabile ad una “semplice” squadra. Adesso Walter è altrove e noi non viviamo di ricordi e nostalgie. Adesso c’è Gianluca ed adesso è Gianluca il nostro punto di riferimento. Punto! Abbiamo sempre detto, sostenuto e ribadito che, per quanto ci riguarda, la Reggina è una sorta di “entità” e, quindi, siamo certi che non se la prenderà a male nessuno se la consideriamo tale a prescindere da chi sia il presidente, l’allenatore, i giocatori, tutte figure pro tempore insomma. Adesso c’è Gianluca (Atzori), Christian (Puggioni), Daniel (Adejo), i due Francesco (Cosenza ed Acerbi), poi Lorenzo (Laverone), Simone (Missiroli), Giuseppe (Rizzo), Nicolas (Viola) e l’altro Simone (Rizzato), poi ancora Emiliano (Bonazzoli) ed Alessio (Campagnacci) e via via tutti gli altri. Loro, adesso, sono La Reggina ed a noi tanto basta! Ad majora!

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Author: Maurizio Gangemi