Ai Campionati del mondo di atletica leggera di Helsinki nel 1983 giunse settimo nella finale dei 200 metri e vinse la medaglia d'argento con Pietro Mennea, Stefano Tilli e Pierfrancesco Pavoni nella staffetta 4 x 100 metri con annesso record italiano (38 e 37). In precedenza era stato quarto agli Europei del 1982 sempre nella staffetta e bronzo nei 200 ai Giochi del Mediterraneo del 1983. A livello nazionale è stato campione italiano dei 200 metri nel 1982 e nel 1985 e campione italiano nei 100 nel 1985, vincendo i Campionati italiani indoor sui 200 nel 1984. Il suo miglior tempo personale nei 200 metri è stato di 20 e 53 (agosto 1983, Riccione), mentre nei 100 ha raggiunto il tempo di 10 e 34 (luglio 1985, Ravenna).
E’ questo il curriculum sportivo (fonte Wikipedia) di Carlo Simionato (nella foto), 49enne ravennate, da quest’anno preparatore atletico alla corte di Gianluca Atzori proveniente dalla squadra della sua città in cui fu il preparatore e dove conobbe il mister amaranto allorquando quest’ultimo sedeva sulla panchina emiliana. Prima di lasciare Saint Christophe e dopo aver visto “come” fa allenare i ragazzi, non potevamo non dialogare con lui per farci spiegare qualcosa in più. Un passato da grande atleta ed un presente da preparatore per “costruire” le gambe della truppa amaranto. Il connubio atletica-calcio funziona? In questi anni ho trovato nel calcio una grande cultura, anche perché la metodologia dell’allenamento è stata apportata con molta professionalità. E’ ora, quindi, di eliminare lo stereotipo che recita che i calciatori non vogliono lavorare, anzi. Ci sono molti calciatori che quando li alleni ci mettono in difficoltà perché ci fanno domande specifiche e sono molto attenti. Che cosa di specifico del tuo passato può essere traslato al calcio, per esempio il dualismo velocità-resistenza che per un quattrocentista è importantissimo? Credo che la mia fortuna sia stata quella di vivere con allenatori che hanno scritto libri, che hanno insegnato la metodologia, come Bosco e Vittori. Io cerco di trasmettere il loro sapere, ciò che mi è stato insegnato insomma. Non invento l’acqua calda, ma cerco di coadiuvare ed aiutare l’allenatore ricordandomi sempre che sono dei calciatori e non degli atleti puri. Non sono velocisti, non sono saltatori con l’asta, non sono lanciatori di peso, ma vivono e giocano in un ambiente con un pallone. La tua “strategia” atletica? Nasce molto da lontano. Ho iniziato nel lontano 1970, ho fatto tutte le trafile nei settori giovanili, nel 1978 sono andato via da casa perché mio padre faceva l’operaio e non si poteva permettere di mantenermi e mi sono arruolato nella Guardia di Finanza che mi ha dato la possibilità di allenarmi e di fare la grande atletica fino a quando mi sono sposato (giovanissimo) ed ho dovuto lasciare la Finanza perché allora c’erano, giustamente, dei regolamenti molto rigidi e sono andato in una società sportiva di Milano. Dopo è iniziata l’atletica ad alto vertice con i campionati del mondo e via discorrendo. Mister Atzori ha detto che vuole la squadra pronta per la prima di campionato il 22 di agosto. Come state lavorando sinergicamente per ottenere questo primo risultato? Io con Gianluca, oltre ad averlo avuto come giocatore, ho già lavorato due anni fa a Ravenna prima che andasse a Catania e quest’anno mi ha chiesto di tornare a lavorare con lui. Non ho segreti. Come dicevo è solo questione di mentalità. L’allenatore vuole la squadra pronta non “il” 22 ma tutti i sabati in cui è prevista una partita. L’ottenimento di questo risultato la si può solo provare di inculcare nei giocatori la norma che l’allenamento è quotidiano, ogni giorno. Non faccio “richiami” di preparazione, non faccio nulla di che se non lavorare ogni giorno. Ogni giorno mettiamo un mattone, insieme, ed ogni giorno ci alleniamo e ci alleneremo per affrontare le partite del sabato. Le problematiche che tu, insieme ad Atzori ed il resto dello staff, quali sono state? Se devo essere sincero, a discapito di due anni fa il computo dei metri è ben oltre i 10000 metri rispetto a quello che facevo fare ai ragazzi a Ravenna. Ho trovato, specialmente in quei ragazzi che sono cresciuti nella Reggina, una grande cultura del lavoro e quindi non mi è stato difficile lavorare con loro. Gli altri si sono allineati immediatamente, ma il grande supporto ce l’ho dalla forza che ha l’allenatore e che la Società da all’allenatore stesso. Tutto quello che sto facendo lo posso fare perché dietro di me c’è una Società forte.