Reggina-Torino: 0-1. Reggina (3-4-1-2): Kovacsik; Adejo, Emerson, A. Marino; D’Alessandro (dal 73° Colombo), Rizzo, Viola (dal 79° Barillà), Rizzato; Missiroli (c); Ragusa, Ceravolo (dal 65° Bonazzoli). In panchina: Leone, Cosenza, Castiglia, De Rose. All.: Breda. Torino (4-3-3): Coppola; D’Ambrosio, Ogbonna (c) (nella foto, fonte torinofc.it), Glik, Zavagno; Basha, Iori, Vives (dal 73° De Feudis); Stevanovic (dal 69° Darmian), Antenucci, Ebagua (dal 79° Bianchi). In panchina: Morello, Di Cesare, Pagano, Verdi. All.: Ventura. Arbitro: Candussio di Cervignano. Assistenti: Stallone di Foggia e Conca di Roma. Quarto uomo: Gallo di Barcellona Pozzo di Gotto. Marcatore: D’Ambrosio all’84°. Ammoniti: Vives al 54°, D’Alessandro al 64° e Iori al 74°. Recupero: 0’ (p.t.) e 3’(s.t.). Corner: 5 Reggina e 3 Torino. Spettatori paganti: 4200. Abbonati: 3863. Incasso al botteghino: € 66.135,00. Quota abbonati: € 23.548,33. Spettatori totali: 8063. Incasso totale: € 89.683,33.
Note. Primo “test-verità” per la Reggina contro il Torino capolista. La squadra di Breda, dopo 4 vittorie consecutive, affronta i forti granata di Ventura al cospetto, per la prima volta in stagione, di una discreta cornice di pubblico. Presenti, nel settore a loro riservato, un congruo numero di tifosi granata un tempo gemellati con quelli amaranto. Cronaca e commento. Primo tempo. Gara che inizia al piccolo trotto così come si confà quando si affrontano due squadre in forma e di calibro elevato. La prima occasione da rete è degli ospiti. Al 6° Antenucci riceve palla spalle alla porta, si gira, supera Adejo nello scatto e batte a rete con Kovacsik pronto a parare a terra in due tempi. La Reggina prova a reagire mentre il ritmo della gara, pian piano, si eleva (ma non troppo). Eccellente la combinazione Rizzato-Missiroli con il capitano a lanciare in verticale per Ceravolo che, disattento, non coglie l’attimo. Di contro il Torino si rende sempre più pericoloso sulla propria fascia destra. Antenucci sembra sovrastare A. Marino ed i cross in area aumentano a cercare quando Ebagua (su uno di questi è sua la richiesta di un improbabile rigore) quanto Ogbonna (centrale difensivo sempre pronto a farsi trovare in area su cross e corner). Al 19° ci prova da fuori area, defilato sulla destra, Stevanovic con un fendente che Kovacsik controlla andare sul fondo. Il gioco dell’undici di Ventura è basato sul possesso palla, estenuante, che i 4 in difesa mantengono spostando il pallone da destra a sinistra e viceversa salvo poi, rapidamente, lanciare in verticale gli uomini lì davanti a cui tocca, poi, cercare di superare l’attenta retroguardia amaranto. Sembra di assistere, almeno in questo primo quarto di gara, ad una partita a scacchi in cui la tattica prevale sulla ricerca del gol (con il Toro padrone indiscusso del pallone e la Reggina attendista). Al 33° un lampo amaranto nel cielo granata. Viola conquista palla sulla trequarti ed innesca Ceravolo che apre subito a sinistra per Rizzato. Cross rasoterra e Coppola è il più lesto di tutti a parare a terra evitando ulteriori pericoli. Al 36°, sugli sviluppi del primo corner per i padroni di casa, Ceravolo prova a sorprendere Coppola di testa ma il portiere ospite è attento e blocca. Al 38° ci prova Viola da fuori area ma il tiro è centrale e non impensierisce granché l’estremo difensore granata. La partita, lo ribadiamo, è giocata sul tatticismo. Entrambe le squadre sanno che un’eventuale distrazione potrebbe loro costar cara. In questi casi, in cui qualcuno dice che le partite come queste siano quelle “perfette”, un episodio può decidere le sorti dell’incontro. Al 41° è ancora la Reggina a farsi vedere e sentire dalle parti di Coppola. Lo fa con D’Alessandro che, dopo un batti e ribatti, ha sul sinistro la palla per il tiro al volo con il pallone che, però, termina la sua corsa fiaccamente tra le braccia del portiere ospite. La Reggina alza il proprio baricentro e prova a rimanere costantemente in attacco seppur senza creare particolari problemi alla retroguardia torinese comandata da un colosso come Ogbonna. Senza neppure un attimo di recupero, il discutibile Candussio (sue almeno tre decisioni opinabili, ma fortunatamente non determinanti) manda le squadre al riposo. Secondo tempo. Seconda frazione di gioco che inizia a ritmi decisamente più sostenuti con la Reggina a cercare di prendere in mano le redini dell’incontro ed il Toro che gestisce palla a lungo salvo poi accelerare. Come in occasione della lunga corsa di Ebagua che, dopo aver conquistato palla sulla propria trequarti, vanamente inseguito da Rizzo, arriva al cospetto di Emerson che lo ferma senza commettere fallo alcuno. Un minuto dopo, al 52°, è la Reggina a rendersi pericolosissima con Ragusa che, superato il diretto avversario, entra in area sulla linea di fondo alla sinistra della porta granata. Il suo crosso rasoterra per il liberissimo Ceravolo è provvidenzialmente respinto da un immenso Ogbonna. Al 59° l’occasione più ghiotta della gara è dei granata. Vives riceve palla in area, si gira e calcia rasoterra con Kovacsik immobile perché preso controtempo. Fortuna (amaranto) vuole che la palla lambisca il palo alla destra del portiere ungherese e termini la sua corsa sul fondo. Che pericolo! Il gioco del Toro non cambia: estenuanti passaggi orizzontali in difesa con improvvisi cambi di ritmo grazie a verticalizzazioni che mettono in ansia la difesa amaranto, comunque, finora, sempre attenta. Breda comincia a pensare a qualche mossa e fa riscaldare a bordo campo Bonazzoli, Barillà e Colombo. Stessa cosa fa Ventura con l’ex Bianchi, De Feudis e Darmian (autore del gol vittoria sabato scorso contro l’Empoli). Al 64° D’Alessandro prova a bucare la difesa avversaria e cade a terra appena in area. Immediata per lui l’ammonizione per simulazione (che appare corretta). Al 65° Breda effettua la prima sostituzione: fuori Ceravolo e dentro Bonazzoli. Al 66° ci prova Rizzo da distanza siderale. Il suo tiro è forte ma centrale e Coppola para. Al 69° primo cambio anche per i granata: dentro Darmian e fuori Stevanovic. Al 73° secondo cambio per Ventura: esce Vives ed entra De Feudis. Risponde Breda inserendo Colombo per D’Alessandro. Nel frattempo Candussio si rende protagonista ribaltando qualche decisione e penalizzando gli amaranto. Il gioco, adesso, è frammentato. Le due squadre, probabilmente stanche, commettono fallo spesso e volentieri e l’opinabile Candussio fischia spesso. Il filo conduttore del gioco granata, comunque, non cambia. Lungo fraseggio a distrarre i reggini e veloci verticalizzazioni che, però, non sortiscono effettuo alcuno se non, in qualche frangente, un po’ di apprensione nella retroguardia reggina. La Reggina, dal canto suo, pare ormai puntare al pareggio impegnata a difendersi senza, però, disdegnare le famigerate ripartenze. Al 79° è Ebagua a tentare la via dalla rete dalla lunga distanza. E’ bravo Kovacsik a volare ed a respingere. Un attimo dopo entrambi gli allenatori effettuano le loro ultime sostituzioni: nella Reggina entra Barillà per Viola (chiaro l’intento di Breda di interdire più che di proporre) e nel Torino un fischiatissimo Bianchi (non in quanto ex di per sé, ma per la presunta acredine dimostrata ogni qual volta ha giocato – e segnato – contro la squadra che l’ha reso grande) sostituisce Ebagua. I fischi per Bianchi si moltiplicano allorquando, in due vicine occasioni, tenta la conclusione a rete da posizioni impossibili tant’è che i compagni non gradiscono ed allargano le braccia. All’84° accade quello che non t’aspetti. Su un cross da sinistra di Zavagno diretto sul secondo palo, sembra sbucare dal nulla il difensore D’Ambrosio che, di testa, trafigge Kovacsik con la palla che termina la sua corsa sotto la traversa. Grave l’ingenuità amaranto che, nell’occasione, lascia colpevolmente indisturbato l’esterno granata puntualissimo all’appuntamento con il gol. Una leggerezza, questa, che verosimilmente può costare la sconfitta atteso che, accusato il colpo, la Reggina non sembra aver in corpo la cattiveria per andare a riprendersi il pareggio. Il Toro, dal canto suo, si dimostra grande squadra capace, cioè, di capitalizzare al meglio la chance concessale. La Reggina, forse colpevolmente, ha presunto che il pari fosse cosa fatta ed invece che cercare di offendere, fors’anche per tenere lontana la palla dalla propria area, soprattutto con l’ingresso di Barillà per Viola, ha abbassato il baricentro e ridotto il proprio raggio d’azione consentendo al Toro di continuare la sua indefessa opera alla ricerca del gol. Al 90° ci prova Bonazzoli, ma il suo tiro termina sul fondo. 3 saranno i minuti di recupero concessi da Candussio. Il Toro si avvicina alla vittoria con merito considerando la mole di gioco, il possesso palla e la gestione complessiva della gara confermandosi grande squadra ma senza particolari meriti considerando le occasioni create. La Reggina, che ancora grande non è (ma può ambire a diventarlo), può rammaricarsi solo per l’aver cercato sin dall’inizio il pareggio senza osare. Il campionato è lungo e “grande”, come detto, lo può ancora diventare ma solo dopo un duro lavoro e, forse, un approccio diverso alle gare: quando saprà essere forte con le grandi allora ne riparleremo.