Gianluca Atzori: “Grazie Reggio, grazie Reggina!”

Mancano meno di un paio d’ore all’incontro organizzato dalla società amaranto per salutarlo e ci incontriamo nella stanza 508 al quinto piano di un noto albergo cittadino. La stanza, per intenderci, che è stata la sua “casa” quantomeno da fine agosto 2010 ad oggi. E’ raggiante come una pasqua (almeno finché non riparliamo della gara di domenica in cui, “magicamente”, cambia umore per tornare incazzato più che “a caldo”) perché in serata raggiungerà la sua famiglia a Ravenna e potrà finalmente riabbracciare i suoi figli. Mentre lo aspettiamo, sistema le ultime cose in valigia e noi guardiamo con attenzione, in una lavagna che si è fatto appositamente sistemare nell’anticamera, quelli che sono gli schemi adottati dalla sua Reggina nella trasferta di Novara di domenica sera. Leggiamo i vari nomi dei giocatori amaranto, ma anche qualcuno del Novara insieme a tante frecce, a tanti “movimenti” disegnati, a tante soluzioni che la Reggina avrà sicuramente sfruttato in quella “maledetta” partita.

Con lui, anche nel recente passato (leggasi “Io sono Gianluca Atzori! – intervista “non convenzionale” con il tecnico amaranto, n.d.r.), abbiamo discusso di molte cose e molte altre sono incise sul nastro della cassetta ma, poi, non riportate. Oggi, a qualche ora dal suo “arrivederci” a Reggio, vogliamo chiedergli qualcos’altro. Chiusa la valigia, eccolo dedicarci ancora qualche minuto. Descrivici il tuo rapporto con Giacchetta e Foti. “Il rapporto con il direttore nasce come compagno di squadra. Nella stagione 1996/1997 eravamo entrambi qui, a Reggio Calabria, ma ci siamo ritrovati spesso anche lontano dai campi di calcio (Jack era spesso mio ospite con la sua compagna di allora). Ci siamo sempre sentiti anche quando le nostre strade di giocatori si sono divise, ma soprattutto, quando lui è diventato responsabile del settore giovanile della Reggina, e per più anni di seguito ha tentato di portami già allora qui come tecnico della Primavera. Io ho sempre confidato a lui che non ero adatto, sono stato sincero dicendogli che non me la sentivo proprio e pur perdendo un’occasione per dirigere una squadra ho mantenuto fede alla linea che nel settore giovanile non ci volevo entrare. Naturalmente quest’anno il nostro rapporto si è rinforzato perché la scelta dell’allenatore è stata la sua ed abbiamo condiviso quest’annata bellissima pur sentendoci molte più volte che vedendoci a causa della malattia che lo ha tenuto lontano da Reggio ma che, per fortuna, ha sconfitto brillantemente. Con Foti è andata più o meno allo stesso tempo. L’ho conosciuto allora da giocatore e ricordo ancora che ogni martedì, al rientro dopo le partite, parlava a noi calciatori all’interno dello spogliatoio. Quest’anno, poi, è stato un rapporto eccellente, sempre fondato sul confronto allenatore-presidente e, mancando Jack, il nostro rapporto è stato molto più approfondito del normale.” Quando cambia la guida tecnica di una squadra, il progetto societario rimane invariato (anzi, fors’è proprio per questo che cambierà la guida tecnica amaranto, per restare invariato il progetto societario intendo) ma cambiano, ovviamente, modi e modalità di allenamento e gestione della rosa. Cosa ti piacerebbe restasse in eredità ai tuoi ragazzi? “Mi piacerebbe che questi ragazzi eccezionali che ho avuto la fortuna di conoscere ed allenare, portassero sempre con loro durante la carriera l’insegnamento che quando si è in una squadra la prima cosa che bisogna fare è rispettare i propri compagni. Poi, quando si è in tanti rispettarsi a vicenda e rispettare le “regole” sono alla base del quieto vivere. Vorrei che loro, non solo per il prossimo anno ma per tutti gli anni a seguire della loro carriera calcistica, mantenessero ben ferme queste basi così come sono riusciti a farlo con me.” Andrai alla Sampdoria, con quali insegnamenti e con quali esperienze in più maturate quest’anno a Reggio? Come pensi di trovare l’ambiente doriano dopo un cocentissima retrocessione? Probabilmente anche a Genova, come qui la scorsa estate, troverai un ambiente deluso e scettico sulla scelta della famiglia Garrone di affidarsi ad un giovane e bravo allenatore rampante ed emergente ma appena al suo quarto anno da allenatore  piuttosto che a qualcun altro tuo collega più esperto. Crediamo che qui tu abbia potuto lavorare in assoluta tranquillità (fors’anche per questo hai raggiunto tutti gli obiettivi che ti erano stati prefissati), lì, invece, avrai la “spada di Damocle” di dover vincere e subito il campionato. “L’esperienza di quest’anno mi servirà, eccome. Ma come mi servirà quella di Ravenna (la mia prima, dove probabilmente troverò un ambiente simile a quello di Genova perché entrambe accomunate dal mio arrivo dopo una retrocessione). Troverò certamente quella sorta di malumore che avrà chi vorrà andar via. Ma mi servirà anche l’esperienza di Catania. Un’esperienza forte perché Catania è una piazza molto esigente così come quella di Reggio. L’aver allenato al Sud mi dà la possibilità di arrivare a Genova ben preparato su quello che mi aspetta. So che quella dalla Sampdoria è una piazza delusa e che va rigenerata riportando entusiasmo attraverso i risultati ed attraverso tutte quelle componenti che quest’anno hanno fatto sì che a Reggio si disputasse un campionato comunque straordinario sotto moltissimi punti di vista. Anche del risultato finale, nonostante quel pareggio al 90° che ha sancito la nostra esclusione dai playoff promozione.” Lo scandalo “Scommettopoli” si allarga di ora in ora. Pensi sia possibile una vera e propria rivoluzione nello stilare la griglia di partenza dei prossimi campionati di B e, quindi, anche di A? “No, non ci credo ad una cosa del genere. Credo, invece, che i giornali stiano buttando benzina sul fuoco, stiano fomentando la gente aumentando il caos che c’è. Quelle che leggiamo sono le loro idee, quello che per loro è lo scenario. Purtroppo, nel calcio, in Italia, siamo abituati a non vedere una “giustizia giusta”. Perciò credo che alla fine, quello che realmente verrà fuori da tutte le intercettazioni dirà probabilmente che qualcuno avrà tentato la combine di qualche partita ma che, in sostanza, non c’è riuscito. Nel peggior ipotesi possibile, credo che alla fine sarà distribuito qualche punto di penalizzazione facendo sì che quella che oggi sembra chissà cosa finirà con l’essere una grande bolla di sapone che pian piano si sgonfierà fino a scomparire così come il clamore che si è creato. Credo che sia l’Atalanta sia il Siena, così come tutte le altre squadre coinvolte, dimostreranno che non c’è stato alcun illecito.” E’ il momento dei saluti. Cosa vuoi dire ai tifosi, alla gente che con te ha gioito per i risultati ottenuti, ai quasi 20000 spettatori presenti allo stadio durante la gara d’andata contro il Novara? “Non posso fare altro che ringraziare tutti. Grazie, 10000000 di volte. La cosa più bella credo sia stata proprio vedere il “Granillo” stracolmo. Per me è stata una soddisfazione grandissima. Essere riuscito a riportare tutta quella gente felice allo stadio, unita nell’incitare la propria squadra e ad applaudirla e sostenterla, è stata una mia grande vittoria. Consentire ai tifosi di rivivere almeno per una sera quei momenti che li hanno riportati indietro nel tempo alla serie A, credo che sia un patrimonio che la società dovrà continuare a preservare. Li ringrazio tutti perché il sostegno c’è sempre stato e man mano andava aumentando grazie ai risultati che i miei giocatori (sono loro i veri protagonisti di tutto questo). Grazie a tutti per il calore e l’affetto che mi hanno dimostrato. Essendo un tecnico molto giovane, che “da grande” vuole fare l’allenatore per almeno un’altra ventina d’anni, spero proprio che le nostre strade si rincontreranno in futuro.” Ciao Gianluca, ad maiora!

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Author: Maurizio Gangemi