
Il nostro intento è quello di voler azzardare, dando una nostra definizione al termine “ipocrisia”. Ci proveremo da subito dicendo che, essa, si potrebbe identificare con l’attitudine, presente in ognuno di noi, a simulare buoni sentimenti ed intenzioni lodevoli allo scopo, becero, di ingannare qualcuno. Fermamente convinti che, sovente, l’atto d’essere se stessi, non paghi, il tema “ipocrisia ”, nella sua ovvietà e nel suo più tipico concetto, va trattato con ampia lealtà, premettendo che originariamente tale termine veniva ricondotto all’azione di un attore che, una volta appresa l’arte teatrale, portava in giro per il mondo storie inverosimili di sciagure e di sventure, in modo da interessare gli uditori che, all’epoca, com’è noto, non possedevano altri “canali mediatici”. Certamente, oggi, quando si parla di ipocrisia ci si riferisce alla naturale predisposizione dell’uomo ad ingannare. Il mondo occidentale è, come noto, un mondo lezioso, nel quale si fa di tutto per piacere a chi ci circonda; in tal modo non si fa altro che alimentare comportamenti pregni di incoerenze ed ipocrisie.
Sappiamo già che la prima reazione a tale nostra asserzione sarà quella di risultare faziosi e provocatori. Ma, ammettiamo da subito, si tratta proprio di ciò che desideriamo suscitare! Ci si è mai chiesti, ad esempio, se siamo davvero in grado di non cadere mai in contraddizioni tra parole e fatti? Ahinoi, sarà capitato un po’ a tutti di attuare comportamenti contraddittori ed incoerenti. E, solitamente, chi è incoerente è altresì ipocrita. Diciamo pure che, queste due sfaccettature del modo di agire di molti, fondano le loro radici in un feeling “tutto da evitare”; una strana sintonia che li rende l’una dipendente dall’altra. L’ipocrisia, il moralismo, l’incoerenza, rappresentano tutto ciò che, noi, con animo “liberista”, contrastiamo con fermezza in quanto legati ad un modus vivendi che mette in evidenza soltanto l’atto vile di un animo inadeguato a manifestare le proprie idee, il proprio pensiero. Ordunque, cosa si può fare se, però, si fa parte di quella minoranza che non ha nulla a che vedere con la falsità e la scorrettezza? O meglio, come riuscire nell’arduo compito di rimanere indenni da quello che si potrebbe tranquillamente definire come un "circolo vizioso"? Innanzitutto, potremmo cominciare col pensare al modo in cui emergere all’interno di un qualunque contesto senza l’affanno di "dover", al fine di raggiungere il proprio scopo, necessariamente screditare o infangare chi si frappone tra noi e l’obiettivo da raggiungere. E qui ci aspettiamo, da parte vostra, un’esclamazione di tipo corale del tipo “Facile scrivere tali banali ovvietà”, oppure “Vorrei vedere te!”, o ancor'anche “Non si deve generalizzare, perché non siamo tutti uguali”. Esatto. Non siamo tutti uguali ed è proprio questa perifrasi che ci porterà al passo successivo: quello di rimanere sempre in linea con le nostre idee, eludendo dunque l’assillo del dover apparire come “gli altri” vorrebbero che fossimo. Ed ancora, abbiamo mai considerato il fatto che essere commedianti e/o “doppioni”, alla lunga ci possa “affaticare”? Si, perché con tale condotta non si fa altro che ostentare mostrando il contrario di ciò che in realtà si è. Risultato? Stanchezza mentale, stress, esaurimento. Orbene, volendo fare un ragionamento di tipo opportunistico, ci converrebbe forse, cercare di non esagerare con le falsità, sostituendole “al bisogno” ad esempio, con un pizzico di diplomazia. Non a caso quest’ultima virtù, viene spesso utilizzata, come una vera e propria “arte”, da chi della diplomazia (o, fors’anche, demagogia) ne ha fatto un’arma a proprio vantaggio e cioè dai politici. Ciò non significa, che non esitano politici che raccontano mere falsità! Anzi! Volendo fare sull’argomento trattato un’ulteriore analisi “costi-benefici”, ci si può rendere agevolmente conto di come l’utilità che si raggiunge “fregando il prossimo”, sia paragonabile alla curva di Laffer (curva che in economia, per la sua forma, viene denominata anche “a campana”). Ovvero, il beneficio dell’ipocrita cresce fino ad un punto massimo fino a quando, raggiunto quest’ultimo, inizia a decrescere vorticosamente. Allora, senza troppi giri di parole, vi lasciamo con una citazione di John Fitzgerald Kennedy il quale sosteneva che ”Il massimo della stupidità si raggiunge non tanto ingannando gli altri ma sé stessi, sapendolo. Si può ingannare tutti una volta, qualcuno qualche volta, mai tutti per sempre.” Dunque, “svegliamoci”, dando ampio spazio a noi stessi e liberandoci dai fantasmi di chi potrebbe essere migliore di noi e che, forse, migliore di noi non lo è affatto.