
È stato sorpreso in piena notte in una casa di Sinopoli Inferiore (RC) (che risultava da tempo disabitata) il latitante Antonino Macrì (nelle foto, prima, latitante e, poi, arrestato), destinatario di un ordine di carcerazione di 10 anni di reclusione per detnzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti, porto abusivo di arma da fuoco e ricettazione, emesso dalla Procura della Repubblica di Palmi lo scorso 17 giugno 2010. E’ finita con l’irruzione dei carabinieri dello Squadrone Eliportato cacciatori “Calabria” e del Comando provinciale di Reggio Calabria la terza latitanza di del Macrì, che già in passato aveva cercato di sottrarsi alla cattura nascondendosi sull’aspromonte.
Infatti, in data 10.10.1997, dopo un periodo di lunga latitanza veniva arrestato dallo Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria di Vibo Valentia che, nel corso di un servizio di appiattamento, lo individuava tra la fitta vegetazione delle zone aspromontane del territorio di Sinopoli Inferiore (RC) e, nonostante l’alt intimatogli dai militari il ricercato non esitava, per assicurasi l’immunità, di puntare la pistola al loro indirizzo, venendo ferito; nonostante colpito alla spalla riusciva ugualmente a lanciarsi in una scarpata ma raggiunto veniva bloccato ed arrestato. Macrì è un vero è proprio latitante aspromontano. Gran parte delle sue latitanze le ha passate vivendo in piena clandestinità girovagando tra i boschi e gli anfratti degli aspri territori natii che conosceva benissimo. In alcuni servizi, infatti, svolti da parte dei Carabinieri, in occasione di quest’ultima latitanza è stato intravisto di sfuggita attraversare l’area montana servendosi di un bastone per farsi spazio tra la fitta vegetazione. Di fatto le sue tracce venivano successivamente perse, pertanto è stato necessario intensificare le attività di osservazione che successivamente hanno permesso di verificare il covo dove si trovava. Questa volta i militari, facendo ricorso alle classiche tecniche d’indagine basate su lunghe e faticose osservazioni e pedinamenti, partendo dalle recenti vicende che hanno interessato il latitante che di recente ha subito la scomparsa di alcuni suoi congiunti, sono riusciti ad isolare l’abitazione dove questo si era rifugiato. Al momento dell’irruzione, resa difficoltosa dalla circostanza che le strade che circondano l’abitazione sono strette e non transitabili dalle macchine, il Macrì ha cercato di nascondersi in una piccola stanza al piano superiore, pensando di ingannare i militari, visto che la casa era sprovvista di energia elettrica ed era completamente al buio, poiché erano state oscurate anche le finestre per evitare che filtrasse la luce dei lampioni che illuminano la strada. Nell’abitazione sono state trovate le provviste di cibo e vestiti che il latitante aveva di recente ricevuto dai suoi fiancheggiatori e tremila euro che lo stesso Macrì ha dichiarato avrebbe dovuto utilizzare per pagare il funerale di uno dei suoi congiunti. L’abitazione versava in condizioni pessime, dormiva vestito, pronto per la fuga, sopra un materasso per terra. Lo stato di latitanza in cui ha vissuto lo ha portato a trascurare la sua persona, da buon latitante si è fatto crescere una fitta barba da eremita, abiti in tinta con la vegetazione. Le indagini continuano per fare luce sui fiancheggiatori del latitante.