(411) Fabrizio Pratticò: molti addetti ai lavori conoscono già il portiere reggino. Da un paio di mesi è tornato alle Isole Salomone, a nord dell’Australia. Ha un sogno, Fabrizio: continuare a giocare tra i pali finché sarà possibile, anche a costo di volare via da casa salutando affetti e comodità.
Lo abbiamo sentito ed abbiamo scambiato quattro chiacchiere sul suo presente con uno sguardo al futuro.
Fabrizio, sei alla seconda esperienza al Western United, questa volta da inizio stagione e non solo per l’OFC, perché hai scelto questa squadra e, soprattutto, un luogo a 15.000 km da casa? La prima volta ho partecipato alla seconda parte di stagione: ai tempi vincemmo il campionato nazionale e, come hai detto, partecipammo all'OFC League. È stata una bellissima esperienza, mi ero ripromesso che sarei tornato in questi luoghi perché alla fine si torna sempre dove si è stati bene, e questo è il motivo principale per il quale, tra le varie opportunità, ho deciso di tornare in un luogo lontano 15.000 km da casa, ma che allo stesso tempo mi fa sentire a casa.
Gli obiettivi del Western United quali sono per questa stagione? Come ogni anno, la società ha costruito la squadra in maniera competitiva con lo scopo di provare a vincere il campionato, così da partecipare per la seconda volta nella storia all'Oceania Champions League. Al momento abbiamo giocato nove partite di campionato e siamo in testa assieme ad un'altra ottima squadra, il Marist, che vanta diversi giocatori (più l'allenatore) stranieri, quindi stiamo rispettando le attese.
Com’è strutturata la Società? La società è finanziata dal Presidente, Mr. Douglas, è sponsorizzata nella maggior percentuale dalla sua compagnia, Douglas Concrete, edilizia. Il Club Manager, Mr. Falimae, è una sorta di Direttore Sportivo, è stato principalmente lui, assieme agli allenatori Menapi e Moana, col capitano Totori, a volere il mio ritorno a distanza di un anno. Mr. Judah è l'amministratore delegsto, Mr. Balekana il Segretario e Mr. Kolitevo il Team Manager, un'altra importante figura che cura i rapporti tra società e squadra.
Pro e contro di vivere così tanto lontani dagli affetti familiari? Sicuramente non è facile prendersi cura della propria vita quando si è distanti dalla famiglia, un supporto psicologico oltre che pratico costante. Si fanno sacrifici per passione, soldi, ambizione; insomma è bello rincorrere i propri sogni ed avere la possibilità di farlo. Mia madre mi dice sempre: "a ventisei anni hai già un bagaglio di esperienze che non tutti i ragazzi della tua età possono vantare", ed ha ragione. Sono già stato in quasi tutti i continenti, ho girato mezza Europa, e viaggiare apre la mente, educa, forma l'uomo. In più ho la possibilità di giocare a calcio, quindi quando mi sento triste cerco di vedere i (tanti) lati positivi; la mia famiglia è orgogliosa di me ed io cerco di non deluderli.
In Italia, più particolarmente nei campionati cosiddetti minori, è “regola” trovare spazio in una squadra se il giocatore porta con sé il famigerato “sponsor”. Una pessima abitudine di un mondo malato come il calcio nostrano. Si, e per fortuna si sta cominciando a denunciare il fatto. È capitato pure a me, molta gente approfitta dei sogni dei ragazzi (e dei loro genitori) di fare i professionisti, ma più semplicemente credo sia più importante l'amore per la propria dignità. Certa gente andrebbe denunciata.
Quali sono le tue ambizioni personali? Per il momento mi auguro semplicemente di ripagare la fiducia della Società, dando il mio apporto per la vittoria del campionato: sarebbe un risultato storico, vincere due campionati nazionali a sei anni dalla fondazione della società. Poi eventualmente ci concentreremo sull'OFC League, ma c'è tanta strada da fare prima.
Hai 26 anni e sei nel pieno della tua maturazione calcistica. Il tuo futuro lo vedi ancora tra i pali o impegnato in un’attività lavorativa più solida? Credo di essere una persona con la testa sulle spalle, e lo devo soprattutto all'educazione che la mia famiglia mi ha dato con l'esempio. Mi rendo conto che un giorno non avrò più 26 anni, e non ci si può illudere di volare tra i pali per sempre. Il sogno sarebbe quello di fondare un' Academy per portieri, magari proprio qui, dove la scuola non è ancora al top, ma mi rendo conto che, a seconda delle necessità, si può fare pure altro nella vita. Per il momento mi diverto fino a quando mi reggono le gambe, la testa ed il cuore, poi vedremo.
Le Isole Salomon ti hanno accolto come una star, pregi e difetti di queste bellissime isole oceaniche? Tra i pregi sicuramente mi piace menzionare per primo l'affetto della gente, la cordialità, i sorrisi e la spensieratezza, nonostante molti di loro abbiamo poco, diciamo lo stretto indispensabile. Fondamentalmente questo posto mi permette di tornare alle origini, prendere una boccata d'aria fresca dalle eccessive aspettative della vita, le delusioni, lo stress. Il clima è un pregio ed un difetto al tempo stesso: troppo caldo, ma poi penso a quando ero in Islanda, e smetto di lamentarmi. Tra i difetti, infine, sicuramente le strutture: al netto di una grande passione per il calcio che si respira per le strade (i bambini che giocano scalzi e le porte delimitate dalle scarpe, sembra un film), si registrano strutture fatiscenti e non adatte alla crescita di un movimento che merita di più, per l'interesse e l'amore che suscita nell'isola.
Hai nostalgia del calcio italiano? Prima mi hai domandato degli sponsor in Italia, credo che quell'argomento basti per conoscere la risposta. Tuttavia ho avuto la fortuna di vivere qualche esperienza formativa, tipo Siena oppure Sorrento nonostante sia stato falcidiato dagli infortuni per due anni. Ho avuto la fortuna di lavorare con gente come Generoso Rossi, Sarri, Beretta, Mandorlini, Paulinho, ma non mi manca il calcio italiano. Mi manca la mia famiglia, la mia fidanzata, i miei amici, la mia cagnolina Mya.
Il livello del campionato qual è? Le squadre favorite per la vittoria finale? Il livello è sensibilmente migliorato rispetto all'ultima volta, le migliori squadre (noi, Marist, Warriors) farebbero una bella figura in terza/quarta divisione in Italia, per esempio. Le altre farebbero fatica a fare i playoff in D, sicuramente.
Considerando tutto (calcio ed eventuale futuro lavorativo), meglio l’Italia o l’estero? Purtroppo non vedo molti sbocchi nel nostro Paese, e mi duole dirlo perché anche se non sembra amo l'Italia e gli italiani. In molti ambiti siamo i migliori al mondo, non è possibile che ci sia (tanta) gente che fa fatica ad arrivare alla fine del mese, ed altri che si arricchiscono sulle spalle di chi lavora 8/10/12 ore al giorno per far mangiare i propri figli. Quando mi chiedono all'estero è difficile da spiegare, un poco me ne vergogno. La maggior parte dei miei amici sono australiani, ho avuto modo di visitare Brisbane e le persone che la popolano: le opportunità non sono paragonabili, siamo indietro anni luce. Ripeto, purtroppo, non sono contento di dire ciò.
Cosa consigli ai tuoi coetanei per la loro crescita personale ma anche professionale? Consiglio loro di sognare, ma non ad occhi aperti. Consiglio loro di provare a realizzare i propri desideri, ma nel contempo di pensare al proprio futuro, a quello di una famiglia che verrà. Consiglio loro di studiare, di tenere aperte alternative. Ci sono stati periodi senza contratto nella mia vita, in cui mi sono occupato della manutenzione delle piscine. Insomma, la vita è qualcosa di concreto.
Il mondo del calcio ha degli orizzonti sconfinati in cui bisogna stare attenti a faccendieri e millantatori senza scrupoli anche tra procuratori e direttori sportivi. Quali le tue esperienze? Preferirei non parlarne ma sai già che il mio silenzio è assai esaustivo!
