Messina: Guardia di Finanza, maxi evasione fiscale internazionale nel settore delle scommesse ion line. Scoperta evasione di oltre 8 5mlioni e sottoposti a sequestro 3,5 milioni a Malta – IL REGGINO

(212) I Finanzieri del Comando Provinciale di Messina, all’esito di articolate indagini di polizia giudiziaria e tributaria, hanno eseguito, a Malta, un decreto di sequestro di beni del valore di 3,5 milioni di euro, nei confronti del legale rappresentante di una società maltese che aveva stabilito, a Messina, una stabile organizzazione che esercitava abusivamente l’attività di raccolta delle scommesse on line.

In particolare, nel quadro delle linee di azione strategica del Corpo, finalizzate all’individuazione delle più insidiose condotte evasive / elusive a carattere transnazionale, l’attività costituisce l’esito di complesse investigazioni dirette dalla Procura della Repubblica di Messina, nonché di una verifica fiscale, eseguite dalle Fiamme Gialle del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Messina, nei confronti di una società maltese, ritenuta, secondo ipotesi investigativa, una stabile organizzazione di società estera non dichiarata in Italia.

Nel merito, veniva approfondita l’operatività, in Italia, della nominata società estera che, mediante diversi portali web dedicati, riconducibili a plurimi marchi – già colpiti da specifici provvedimenti di inibizione da parte dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – era risultata operare, sulla base di apposite concessioni rilasciate da Autorità estere e, pertanto, non valide in Italia, la raccolta di giochi pubblici a distanza e scommesse tramite rete fisica, avvalendosi di centri trasmissione dati (CTD) e punti vendita ricarica (PVR).

In tale contesto, quindi, gli accertamenti di carattere tributario (consistiti anche in data mining, controlli incrociati e riscontri contabili), opportunamente integrati da mirate indagini di polizia giudiziaria, evidenziavano come i predetti centri trasmissione dati, formalmente costituiti quali società o ditte individuali giuridicamente autonome, operassero, in realtà, quali centri per la ricezione di proposte di scommessa, pubblicizzando nei confronti dei clienti scommettitori il palinsesto della società mandante maltese, contribuendo in tal modo alla raccolta delle scommesse sul territorio nazionale per conto della casa-madre estera.

L’esame di tutti gli elementi raccolti consentiva di ipotizzare, pertanto, una stabile organizzazione occulta, in Italia, della nominata società maltese, presupposto, questo, per proporre all’Agenzia delle Entrate il recupero a tassazione in Italia dei redditi ivi prodotti dalla società estera.

A seguito di tale condotta, la filiale italiana della società maltese avrebbe dovuto dichiarate al fisco italiano oltre 85 milioni di euro di ricavi, per un totale di imposte dirette evase pari ad oltre 3,5 milioni di euro.

A valle delle indagini svolte, condividendo l’impianto accusatorio elaborato dai Finanzieri e dalla Procura della Repubblica di Messina, il competente Giudice delle Indagini Preliminari del locale Tribunale disponeva il sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per

equivalente, nei confronti del rappresentante legale della casa-madre maltese, del citato importo di 3,5 milioni di euro, corrispondente all’imposta evasa.

Si evidenzia come, attesa la residenza estera del soggetto, per la materiale esecuzione del sequestro si sia reso necessario dare esecuzione a specifico European Investigation Order e Freezing order for execution, emessi dalla Procura della Repubblica di Messina, nell’ambito di mirata attività rogatoriale internazionale.

A tal riguardo, con riferimento all’intervenuta cooperazione giudiziaria internazionale tra Italia e Malta, in perfetta sinergia tra l’Autorità Giudiziaria italiana e quella maltese, ci si è avvalsi delle possibilità offerte dal recentissimo Regolamento UE 2018/1805/UE del 14 novembre 2018, in forza del quale, a decorrere dal 19 dicembre 2020, sono applicabili negli Stati membri dell’Unione Europea le disposizioni sul riconoscimento reciproco dei provvedimenti di congelamento e di confisca emessi da altro Stato membro.

L’operazione testimonia la costante attenzione dell’Autorità Giudiziaria e della Guardia di Finanza di Messina nel contrasto ai più articolati fenomeni di evasione fiscale internazionale, vieppiù attinenti al delicato settore della raccolta illegale di scommesse on line, fortemente esposto in termini di possibile inquinamento del mercato di riferimento e della correlata economia legale, in danno degli operatori economici e degli altri contribuenti onesti.

 

 

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, 2 agenti della Polizia Locale ai domiciliari ed altri 7 sospesi. Concussione, falso ideologico, violenza privata ed induzione indebita a dare o promettere utilità i reati contestatigli (video) – IL REGGINO

(211) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno eseguito, in data odierna, un’ordinanza di applicazione della misura cautelare personale coercitiva degli arresti domiciliari nei Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, 2 agenti della Polizia Locale ai domiciliari ed altri 7 sospesi. Concussione, falso ideologico, violenza privata ed induzione indebita a dare o promettere utilità i reati contestatigli (video) – IL REGGINO”

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Great failure”. Bancarotta fraudolenta, estorsione e reati tributari: 3 ai domiciliari, sequestro beni per oltre 5 milioni – IL REGGINO

(210) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno eseguito la misura cautelare personale degli arresti domiciliari nei confronti di 3 persone e il sequestro preventivo finalizzato Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “Great failure”. Bancarotta fraudolenta, estorsione e reati tributari: 3 ai domiciliari, sequestro beni per oltre 5 milioni – IL REGGINO”

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Milano: Guardia di Finanza, 5 arresti e sequestri per traffico illecito di rifiuti – IL REGGINO

(208) Questa mattina i Finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno dato esecuzione ad una ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Milano su richiesta dei Sostituti Procuratori dott. Stefano Ammendola e dott. Francesco Natale De Tommasi, che ha disposto misure cautelari personali per reati ambientali a carico di 8 persone – 5 poste agli arresti domiciliari e 3 assoggettate all’obbligo di presentarsi alla polizia giudiziaria – nonché il sequestro di disponibilità finanziarie per complessivi 1.200.000 euro, di un impianto di recupero rifiuti ubicato in Gessate (MI) e di 4 automezzi.

L’indagine, svolta dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Gorgonzola, trae origine dal sequestro risalente al dicembre 2018 di una discarica abusiva di oltre 30.000 mq sita in Cassano d’Adda (MI), ove erano state ammassate e interrate oltre 40.000 tonnellate di rifiuti, inclusi “rifiuti pericolosi”, contenenti sostanze dannose per l’ambiente e per la salute umana (frigoriferi, RAEE – “Rifiuti da Apparecchiature Elettriche ed Elettroniche” -, lamiere di ferro, etc.). Il terreno così destinato rientrava, peraltro, nell’area naturale protetta del Parco dell’Adda Nord.

Le successive investigazioni, dirette ad accertare le responsabilità ed eseguite anche con l’ausilio della Sezione di Polizia Giudiziaria della Procura di Milano – aliquota Ambiente del VI Dipartimento – consentivano, nel corso della medesima indagine e su delega della Procura del capoluogo Lombardo, di sottoporre a sequestro, nel dicembre 2019, anche un’altra discarica abusiva di 26.000 mq sita in Pioltello (MI), ove era in corso un’opera di “reinterro area per raggiungimento quota stradale” con l’illecito utilizzo di rifiuti e dove emergeva che anche nel passato erano state sotterrate grosse quantità di analoghi materiali.

Sempre nella medesima attività d’indagine nel febbraio 2020 i Finanzieri sequestravano anche un impianto di recupero e di riciclo ubicato a Liscate (MI), che raccoglieva rifiuti da trasportatori non autorizzati compilando falsi formulari di identificazione per giustificare la giacenza delle masse prese in carico.

Nel sistema fraudolento, che tra il 2016 e il 2020 ha trattato oltre 800.000 tonnellate di rifiuti, sono risultate coinvolte 14 società e 28 persone tutte indagate a vario titolo, per i reati di traffico illecito di rifiuti, falsità ideologica commessa da privato in atto pubblico, truffa, inquinamento ambientale e attività di gestione di rifiuti non autorizzata.

L’attività di servizio svolta testimonia l’impegno della Guardia di Finanza a contrasto di tutte le forme di illegalità che alterano il corretto funzionamento del mercato a danno degli onesti operatori economici.

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Nocera Inferiore (Sa): Guardia di Finanza, 59 ordinanza di misure cautelari e sequestro beni per oltre 128 milioni per frodi fiscali connesse al contrabbando internazione di prodotti petroliferi, autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni – IL REGGINO

(207) In data odierna, nell’ambito di un’attività d’indagine delegata dalla Procura della Repubblica di Nocera Inferiore, diretta dal Procuratore Dott. Antonio Centore, oltre 200 militari della Guardia di Finanza hanno dato esecuzione, nelle province di Salerno, Napoli, Potenza, Roma, Chieti, L’Aquila, Mantova e Milano, ad ordinanze di misure cautelari personali e a sequestri preventivi di somme di denaro ed altri beni per oltre 128 milioni di euro, nei confronti degli indagati e delle società coinvolte in gravi frodi fiscali connesse al contrabbando internazionale di prodotti petroliferi, nonché in condotte di autoriciclaggio ed intestazione fittizia di beni.

Le indagini del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Salerno, coordinate dal Sostituto Procuratore della Repubblica Dott. Roberto Lenza, hanno ricostruito l’attività di due distinte associazioni criminali, radicate nell’Agro nocerino-sarnese, dedite alla commercializzazione di carburante adulterato, importato da diversi Paesi esteri eludendo il pagamento delle imposte.

Già a partire dal 2018, gli approfondimenti della Guardia di Finanza avevano consentito il sequestro di 13 autocisterne con oltre 500.000 litri di prodotto petrolifero di contrabbando e l’arresto in flagranza di n. 4 soggetti.

In particolare, alla luce delle risultanze investigative, il G.I.P. del Tribunale di Nocera Inferiore ha disposto gli arresti domiciliari nei confronti di altri 4 promotori ed organizzatori di una delle due associazioni, per i quali è stato ravvisato il pericolo concreto ed attuale di reiterazione dei reati, nonché emesso, nei confronti di n. 32 società riconducibili alle organizzazioni criminali, misure cautelari reali per oltre 128 milioni di euro, pari all’ammontare delle imposte evase (IVA, accise, IRES e IRPEF).

All’esito delle perquisizioni di questa mattina, sono stati vincolati, tra Lombardia, Abruzzo, Lazio, Campania e Basilicata, n. 27 veicoli commerciali utilizzati per il trasporto dei carburanti, nonché quote societarie, i compendi aziendali di 9 imprese (7 italiane e 2 estere), 2 depositi commerciali, 10 impianti di distribuzione, un’imbarcazione di lusso.

Gli accertamenti sono stati avviati verso la fine del 2017, a seguito di alcune anomalie emerse in merito ad un traffico di carburante proveniente dall’Est Europa, venduto in Italia sfruttando un meccanismo fraudolento che portava ad evitare il pagamento delle imposte dovute. Nello specifico, secondo quanto ricostruito dai Finanzieri, gli indagati, nell’arco di soli due anni (tra il 2018 ed il 2019), avrebbero “importato” illegalmente da fornitori ungheresi, croati e sloveni oltre 20 milioni di litri di “olio anticorrosivo e preparazioni lubrificanti”, prodotti per natura non soggetti alle accise e, in linea con la normativa comunitaria, nemmeno al monitoraggio del loro trasporto.

Sul piano cartolare, il percorso seguito era invece molto più tortuoso ed articolato. Dopo essere state sottoposte, in una base logistica in Slovenia, ad un processo di adulterazione che le rendeva idonee alla carburazione, le partite di merce venivano caricate su autocisterne dirette in Italia, scortate da documentazione fiscale del tutto falsa, che gli autisti avevano cura di distruggere non appena varcata la frontiera, sostituendola con quella di accompagnamento specificamente prevista per coprire il restante tragitto nel territorio nazionale (attestando il trasporto di gasolio per autotrazione ad imposta assolta). Cautela adottata per superare gli eventuali controlli su strada della Guardia di Finanza.

I carichi irregolari proseguivano, infine, verso un deposito petrolifero dell’hinterland milanese, hub di distribuzione attraverso il quale le partite di carburante venivano immesse tranquillamente in consumo, presso distributori all’ingrosso e tramite la rete delle cc.dd. “pompe bianche” (o “no logo”), gestite da membri delle associazioni o comunque da società clienti.

Nel porre in essere le diverse condotte fraudolente – che, solo di accise, hanno determinato complessivamente un’evasione fiscale di oltre 11 milioni di euro -, le associazioni si avvalevano anche di società “di comodo” – imprese prive di qualsiasi consistenza economica, struttura operativa o personale dipendente -, il cui compito era solo quello di farsi carico dell’IVA derivante dalle vendite, senza poi adempiere ai conseguenti obblighi di versamento. Una perdita per il Fisco, quest’ultima, ancora più grave, quantificata in quasi 99 milioni di euro, tenuto conto anche dei riflessi derivanti dalla ricostruzione delle posizioni fiscali dei vari soggetti economici coinvolti.

Ed infatti, le “cartiere”, apparentemente attive in sedi dislocate in tutto il territorio nazionale ed intestate a soggetti prestanome, erano inserite in un più complesso meccanismo di frode “carosello”, finalizzato all’emissione di fatture per operazioni soggettivamente inesistenti, che garantiva la creazione di “schermi” tra i punti di approvvigionamento del prodotto petrolifero ed i reali utilizzatori, i quali, “risparmiando” sul pagamento dell’Imposta sul Valore Aggiunto, potevano poi praticare un prezzo di rivendita più competitivo.

Per avere un’idea di quanto sia stato lucroso il meccanismo messo in piedi, basta considerare che, per ogni litro di gasolio venduto ad un prezzo medio “alla pompa” di 1,50 euro, gli indagati ottenevano un indebito “risparmio” di circa 27 centesimi di IVA e 60 di accise, per un totale di quasi 90 centesimi al litro di imposta evasa.

Nel tempo, gli éscamotage sono stati anche adeguati ai mutamenti normativi nella disciplina sugli acquisti di carburante. Ne è una prova l’accorgimento adoperato per eludere la responsabilità “in solido” nell’assolvimento dell’IVA, introdotta nel 2018 a carico dei depositi fiscali.

In quell’occasione, gli associati hanno iniziato a far uso di “lettere d’intento” false, dichiarando fittiziamente il possesso della qualifica di “esportatori abituali” per continuare ad acquistare gasolio senza il pagamento dell’imposta.

Nell’ambito della presente inchiesta, le indagini patrimoniali e l’analisi delle segnalazioni per operazioni sospette pervenute dagli istituti bancari hanno consentito di monitorare i rilevanti profitti conseguiti dai sodalizi, sistematicamente trasferiti alle proprie società estere (vere e proprie “casseforti”) per impedirne la tracciabilità, ovvero reimpiegati nel territorio nazionale

per l’acquisizione di quote societarie, impianti di stoccaggio e di distribuzione di prodotti energetici.

In un biennio, sono stati effettuati investimenti in depositi per oltre 3 milioni di euro. Si tratta, nel complesso, di manovre finanziarie importanti, che hanno contribuito alla realizzazione di un’economia illecita “circolare”, mediante la quale i confini commerciali del network criminale si sono estesi fino al Potentino, all’Abruzzo e alla Lombardia, accumulando ricchezze che gli associati non mancavano di ostentare. Ne sono un esempio le auto di lusso, del tipo Lamborghini e Porsche, rigorosamente intestate a proprie società estere, sfoggiate in occasione delle inaugurazioni dei distributori di carburante via via acquistati.

Peraltro, cinque degli indagati, reimpiegando i proventi delle attività illecite all’estero e risultando a tutti gli effetti privi di qualsiasi fonte reddituale, hanno potuto pure presentare la domanda per il reddito di cittadinanza.

Per neutralizzare le molteplici ed articolate manifestazioni illecite delle due organizzazioni, la Procura della Repubblica di Nocera Inferiore e la Guardia di Finanza hanno sviluppato un complesso filone investigativo, impiegando tutti gli strumenti tipici della polizia economico- finanziaria, quali, ad esempio, accertamenti bancari, analisi di segnalazioni di operazioni sospette, mutua assistenza amministrativa con gli organi collaterali esteri, incrocio delle risultanze delle banche dati.

Nonostante le difficoltà sottese al carattere transnazionale dei reati contestati, che hanno reso più insidioso l’accertamento dei fatti di frode emersi, le indagini hanno consentito di delineare un grave quadro indiziario a carico di n. 59 indagati e di arginare un fenomeno illecito fortemente distorsivo degli equilibri concorrenziali del mercato dei carburanti.

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Cremona: Guardia di Finanza, operazione “Doppio click”. 15 denunce per frode fiscale, sequestro beni per 72 milioni – IL REGGINO

(206) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Cremona hanno denunciato 15 membri di un sodalizio criminale sequestrando beni mobili ed immobili per oltre 72 milioni di euro.

Nell’ambito dell’operazione “DOPPIO CLICK”, diretta dalla Procura della Repubblica di Cremona, i finanzieri del Nucleo di Polizia Economico- Finanziaria di Cremona hanno dato esecuzione al provvedimento di sequestro preventivo disposto dal Giudice per le indagini Preliminari del Tribunale di Cremona relativo a beni e disponibilità finanziarie per oltre 72 milioni di euro. In particolare, le condotte criminose – realizzate in più Paesi dell’Unione Europea – sono state portate a termine facendo ricorso ad un ampio numero di società cartiere e con l’aiuto di soggetti prestanome che, coordinati e diretti da un noto imprenditore cremonese, hanno consentito di frodare l’erario mediante l’emissione e l’utilizzo di fatture false.

Il meccanismo si basava sulla pubblicizzazione di siti internet attraverso i quali venivano posti in vendita prodotti di vario genere e natura a prezzi di assoluta convenienza. In realtà, i beni pubblicizzati non esistevano ed i proventi delle truffe venivano ricondotti, attraverso società inesistenti e prestanome compiacenti, nella disponibilità degli organizzatori dell’associazione criminosa.

Il meccanismo così architettato, oltre a consentire il riciclaggio dei proventi delle truffe, veniva anche utilizzato per consentire ulteriori condotte delittuose di evasione e frode fiscale da parte di imprenditori operanti in diverse province del territorio nazionale.

Sono stati complessivamente sottratti a tassazione oltre 120 milioni di euro con una evasione dell’I.V.A. superiore a 44 milioni di euro, nonché indebite compensazioni di imposta basate su crediti non spettanti per oltre 3,7 milioni di euro.

Ai fini dell’esecuzione, si è rilevata la presenza di beni aggredibili anche all’estero, e pertanto, con il coordinamento dell’ufficio di Eurojust – l’Agenzia dell’Unione europea per la cooperazione giudiziaria penale – e tramite appositi “certificati di congelamento” redatti ai sensi del Regolamento UE 1805/19, l’operazione è stata condotta in contemporanea in altri 4 Stati dell’Unione europea, ossia Belgio, Bulgaria, Germania e Svezia, paesi ove sono presenti rapporti finanziari, rapporti bancari, beni mobili ed immobili direttamente ed indirettamente riconducibili agli indagati.

Sul territorio nazionale le attività sono state condotte nelle province di Cremona, Milano, Brescia, Pavia, Bergamo, Lodi, Varese, Mantova, Parma, Piacenza, Venezia, Verona, Vicenza, Roma, Frosinone, Genova, Sassari, Torino, Treviso, Siena e Taranto.

Le Fiamme Gialle hanno sottoposto a sequestro 127 immobili e terreni, 28 beni mobili tra cui imbarcazioni di pregio ed autovetture di grossa cilindrata, 750 rapporti bancari e finanziari riconducibili a 43 persone fisiche e giuridiche coinvolte nella frode.

L’attività di servizio evidenzia il costante e quotidiano impegno della Procura della Repubblica di Cremona e della Guardia di Finanza nella lotta alle frodi fiscali ed alle gravi condotte evasive dannose per il sistema economico italiano ed europeo. Tali condotte, oltre ad arrecare un enorme danno all’Erario,

costituiscono una sleale forma di concorrenza nei confronti di quei soggetti che operano nel pieno rispetto delle regole e della legalità e sono interessati a contribuire alla ripresa ed al pieno rilancio dell’economia nazionale.

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Firenze: Guardia di Finanza, confiscati beni per 2,5 milioni ad usuraio che esigeva oltre il 300% di interessi da commercianti in difficoltà – IL REGGINO

(201) I militari dei Comandi Provinciali dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione a un provvedimento di confisca “per sproporzione” del valore di circa 2 milioni e 500mila Continue reading “Firenze: Guardia di Finanza, confiscati beni per 2,5 milioni ad usuraio che esigeva oltre il 300% di interessi da commercianti in difficoltà – IL REGGINO”

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Napoli: Guardia di Finanza, contrabbando di gasolio. Sequestrati beni per 18 milioni (video) – IL REGGINO

(200) Il Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Napoli, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica partenopea – 3^ Sezione Criminalità Economica ed Informatica, ha eseguito, tra le province di Napoli, Salerno e Reggio Calabria, un provvedimento di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, di beni del valore di oltre 18 milioni di euro, nei confronti di 4 società e relativi amministratori operanti nel settore del commercio e distribuzione di carburanti.

Sequestrati, in particolare, conti correnti, denaro contante, preziosi e gioielli, autovetture ed immobili, pari all’I.V.A. evasa sulle fatture false contabilizzate e dichiarate al Fisco, nei confronti dei rappresentati legali di molteplici società, indagati per frode fiscale.

Il meccanismo fraudolento ricostruito dai finanzieri del 1° Nucleo Operativo Metropolitano di Napoli consisteva nell’importare il prodotto energetico via mare dalla Spagna, da una società di capitali maltese, con basi decisionali a Napoli e Catania, e stoccarlo, in sospensione d’imposta, nei pressi di un deposito costiero napoletano.

Da qui il carburante veniva ceduto solo cartolarmente, e quindi senza versare accisa ed I.V.A., ad un altro deposito fiscale situato in Calabria e fatto risultare venduto a società “cartiere”, prive di deposito o di qualunque struttura organizzativa, le quali acquistavano solo sulla carta il prodotto in esenzione di I.V.A. per poi cederlo con l’emissione di fatture false a depositi commerciali campani.

Questi ultimi erano di fatto gli unici utilizzatori del carburante di contrabbando che non si era mai mosso da Napoli.

 

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, denunciati 33 cittadini di San Luca, Bianco e Brancaleone per indebita percezione dei “Buoni Spesa Covid-19” (video) – IL REGGINO

(199) I militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria, nell’ambito delle attività di polizia economico–finanziaria a tutela della spesa pubblica nazionale correlate all’attuale emergenza Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, denunciati 33 cittadini di San Luca, Bianco e Brancaleone per indebita percezione dei “Buoni Spesa Covid-19” (video) – IL REGGINO”

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Firenze: Guardia di Finanza, operazione “Panamera”. Caporalato, bancarotta fraudolenta e frode fiscale, 4 arresti e sequestri per 500.000 euro (video) – IL REGGINO

(198) Nell’ambito dell’operazione denominata “PANAMERA”, i militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Firenze hanno dato esecuzione a un’ordinanza applicativa di misure cautelari nei confronti di 4 soggetti, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Firenze dott.ssa Angela Fantechi, su richiesta del Sostituto Procuratore della Repubblica di Firenze Dott.ssa Christine Von Borries, e a un contestuale sequestro preventivo per equivalente per complessivi 522.883 euro, a vario titolo, per bancarotta fraudolenta, frode fiscale, sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte e sfruttamento illecito dei lavoratori, perpetrata da soggetti sinici nelle lavorazioni conto terzi di capi di pelle.

L’articolata attività d’indagine, condotta dal 2° Nucleo Operativo Metropolitano di Firenze sotto la direzione della Procura della Repubblica di Firenze – diretta dal dott. Giuseppe Creazzo, si inquadra in un più ampio piano di contrasto al lavoro sommerso e allo sfruttamento dei lavoratori, che, nel caso di specie, ha permesso di individuare alcuni capannoni nel comune di Campi Bisenzio ove gli imprenditori di origini cinesi, appartenenti allo stesso ambito familiare e operanti nel settore della lavorazione del pellame e della produzione di borse, sfruttavano manodopera straniera.

Le attività investigative hanno consentito di individuare una società romana, con un’unità locale sita in Calenzano, che subappaltava le proprie lavorazioni per conto terzi a una società di capitali gestita da una coppia di origini cinesi, che a sua volta demoltiplicava le lavorazioni a ditte individuali caratterizzati da una breve durata operativa e a loro ricondotte, successivamente lasciate con elevati debiti erariali, svuotate di liquidità e sostituite da altre operanti negli stessi luoghi e con gli stessi macchinari e forza lavoro.

Le attività di indagine consentivano di far emergere un massivo sfruttamento di lavoratori di diversa etnia, cinesi, bengalesi e pakistani, trasportati sui luoghi di lavoro e tenuti a lavorare per circa 14 ore al giorno, con una retribuzione media oraria di poco superiore ai 3 euro l’ora. Senza riposo, i pasti venivano consumati velocemente all’interno del capannone, ove erano presenti approssimative cucine alimentate da bombole di gas.

Nell’ordinanza, Il Giudice rileva che “emerge con chiarezza lo stato di soggezione e di sfruttamento a cui sono sottoposti i lavoratori e del fatto che … dispongano degli stessi a proprio piacimento, arrivando a ipotizzare di farli lavorare di notte pur di effettuare le consegne prestabilite” e ancora che sussistono “gravi indizi in ordine ad una condizione di sfruttamento evidenziata da macroscopiche violazioni degli orari massimi di lavoro e dell’assenza di riposi, con persone ridotte a mera forza lavoro”.

La società di capitali e le ditte individuali susseguitesi nel tempo, tra il 2013 e il 2019, hanno maturato circa 589.000 euro di debiti erariali iscritti a ruolo ed evaso imposte per 522.883 euro, mentre le indagini finanziarie hanno fatto emergere prelevamenti e bonifici per circa 1,2 milioni di euro.

Su istanza della Procura della Repubblica di Firenze, la società di capitali e due ditte individuali sono state dichiarate fallite dal Tribunale e, all’esito delle attività investigative, oltre all’accusa di caporalato, sono stati configurati, a vario titolo, reati di bancarotta fraudolenta, dichiarazione fraudolenta e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte nonché un’attività di raccolta e smaltimento illecito di rifiuti speciali, avendo abbandonato residui alimentari e bidoni di olio all’esterno della struttura.

Il Giudice ha ritenuto di applicare la custodia cautelare in carcere per la coppia cinese poiché “le modalità con cui sono stati commessi i reati realizzati nell’arco di numerosi anni, con violazioni per così dire “a tutto tondo” nello svolgimento dell’attività di impresa realizzata ad esclusivo fine di massimizzazione del profitto in spregio di ogni norma di legge vigente, con totale evasione di imposta, evasione contributiva, e sfruttamento dei lavoratori, ed utilizzazione di prestanomi in modo da poter proseguire negli illeciti induce a ritenere indispensabile per la tutela delle esigenze cautelari la misura della custodia in carcere”.

L’ordinanza dispone il divieto di dimora nel comune di residenza con obbligo di permanenza notturna e divieto di espatrio per altri due soggetti di origine sinica, familiari degli arrestati, a cui si affianca il sequestro preventivo per equivalente per un importo di 522.883 euro nei confronti di questi ultimi, corrispondente all’evasione fiscale e integralmente assicurato attraverso il sequestro di alcune unità immobiliari.

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Modena: Guardia di Finanza, operazione “Castelli di sabbia”. 5 arresti per reati fiscali, decreto preventivo per la confisca di 7 milioni (video) – IL REGGINO

(197) Nella mattinata odierna, su delega di questa Procura della Repubblica, la Guardia di Finanza di Modena, con il supporto di quella delle province di Bergamo, Brescia e Verona, ha dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare personale, emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Modena su richiesta del Pubblico Ministero, nei confronti di 5 persone (tre in carcere e due agli arresti domiciliari), quattro uomini ed una donna, tutti italiani, tra cui un professionista, residenti in provincia di Bergamo, indagate, unitamente ad altre 5, a vario titolo, per le ipotesi di reato di emissione ed utilizzo di fatture per operazioni inesistenti, infedele dichiarazione, indebita compensazione di imposte ed autoriciclaggio.

Contestualmente sono state eseguite diverse perquisizioni ed è stata data esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo finalizzato alla confisca, anche per equivalente, fino alla concorrenza dell’imposta evasa accertata, pari a circa 7 milioni di euro.
I provvedimenti cautelari sono stati emessi all’esito di un’articolata attività d’indagine, coordinata questa A.G. e condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Modena che ha consentito di svelare il disegno criminoso perpetrato dagli indagati attraverso tre società, due con sede nella provincia di Modena ed una nella provincia di Brescia – tutte formalmente operanti nel settore edile – create con l’unico scopo di assumere solo sulla carta del personale ed utilizzate come centri di imputazione di tasse, oneri fiscali, contributivi, previdenziali ed assistenziali. Obblighi questi ultimi, tutti fittiziamente ottemperati attraverso un sistematico ricorso a indebite compensazioni d’imposta poste in essere mediante l’utilizzo di crediti inesistenti creati ad hoc grazie all’utilizzo sistematico di fatture per operazioni inesistenti.

Così facendo, oltre all’indebito vantaggio fiscale, gli indagati riuscivano ad ottenere anche il regolare rilascio del D.U.R.C. e, quindi, abbattendo significativamente i costi di gestione dell’impresa, ad offrire a vari committenti manodopera a prezzi maggiormente concorrenziali rispetto agli onesti imprenditori. Solo grazie ad approfondite attività investigative, eseguite mediante indagini bancarie, pedinamenti, utilizzo di sistemi di rilevazione satellitare GPS, appostamenti ed intercettazioni è stato possibile svelare l’articolato schema evasivo e risalire al vero amministratore di fatto dei soggetti giuridici formalmente gestiti da meri prestanome.

In particolare, gli accertamenti svolti hanno consentito di ricostruire che a fronte degli accreditamenti finanziari sui conti delle “società strumento”, venivano, disposti bonifici a favore di conti correnti esteri (ungheresi, romeni e croati) intestati a soggetti economici stranieri, con causali commerciali risultate riferite a operazioni inesistenti, aventi quale unico scopo lo smobilizzo del denaro ed il rientro, in contante, nelle mani dei soggetti destinatari della misura cautelare odierna.

L’attività odierna conferma l’impegno di questa Procura della Repubblica e della Guardia di Finanza di Modena, alla quale va il mio ringraziamento, nel contrasto delle forme più pericolose di evasione fiscale, anche attraverso l’aggressione dei patrimoni illeciti, contro coloro che stravolgono le regole di mercato e della concorrenza, minando la parità di condizioni fra tutti gli operatori economici e l’equità sociale.

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Massa Carrara: Guardia di Finanza, corruzione nel rilascio delle autorizzazioni ai trasporti. 12 arresti (video) – IL REGGINO

(171) In data odierna il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria della Guardia di Finanza di Massa Carrara, su delega della Procura di Massa, ha dato esecuzione ad una ordinanza emessa dal G.I.P. presso il Tribunale di Massa nei confronti di 12 persone per reati di corruzione, falso e truffa ai danni dello Stato. Inoltre, sono in corso di esecuzione perquisizioni personali e presso uffici finalizzate alla ricerca di eventuale ulteriore materiale probatorio riguardante l’illecita attività oggetto di investigazione.

Più precisamente, su richiesta della Procura, il G.I.P. ha applicato la misura della custodia cautelare in carcere nei confronti di tre dipendenti della Provincia di Massa Carrara (AMBROSIO Francesco, VISCUSO Renato, MICHELONI Enrico), operanti nel settore trasporti terrestri, e la misura degli arresti domiciliari nei confronti di un titolare di una ditta che si occupa di scorte (MOSTRATISI Saverio) e di 8 titolari di ditte di trasporti (FIGLIORELLI Ubaldo, FIOLETTI Mauro, BONGIORNI Alberto, NACCHINI Francesco, DE RANIERI Alessandro, ANDREI Mario, RINALDI Paride, NARDI Michele). Nei confronti di altra persona, legale rappresentante di una ditta, la misura cautelare emessa è stata immediatamente revocata su richiesta della Procura, in quanto è stato accertato in sede di perquisizione che era stato altro soggetto a interloquire con la Provincia con l’utenza emersa nel corso delle intercettazioni.

Le indagini, coordinate dalla Dott. Alessia Iacopini della Procura della Repubblica di Massa diretta dal Dott. Piero Capizzoto, sono durate oltre un anno ed hanno permesso di individuare un diffuso sistema corruttivo organizzato dai tre funzionari arrestati, i quali utilizzavano un vero e proprio tariffario per il rilascio, in spregio alle procedure previste per legge, delle autorizzazioni necessarie per i trasporti commerciali sul territorio provinciale.

Le investigazioni hanno consentito di scoprire che i pubblici ufficiali rilasciavano le autorizzazioni alle ditte di trasporti senza far loro pagare gli importi dovuti allo Stato, in cambio di sostanziose “mazzette” che però, essendo di importo pari a circa la metà degli oneri dovuti, consentivano ai privati trasportatori un evidente vantaggio economico. Ad esempio, la “tassa usura strade”, essenziale proprio per ristorare gli enti concessionari dal deterioramento provocato dal transito di questi mezzi e del loro pesantissimo carico sulle strade, oppure i versamenti dovuti in caso di rilascio o al rinnovo di licenze.

Questo sistema di pagamenti parallelo a quello previsto per legge, inoltre, consentiva alle ditte di trasporto corruttrici di avere una via preferenziale per ottenere le autorizzazioni richieste praticamente in tempo reale e senza alcun controllo, con la facoltà di organizzare secondo le proprie esigenze l’orario e la data del trasporto. La disponibilità dei funzionari era offerta tutti i giorni per le richieste delle ditte, i cui rappresentanti, con una semplice telefonata, si assicuravano immediatamente l’autorizzazione, provvedendo poi a remunerare illecitamente i funzionari con il pagamento della “pagnotta” (cosi chiamata da uno degli indagati) in contanti. Lo scambio avveniva sempre al di fuori degli uffici: gli incaricati dalle ditte, in genere autisti dei mezzi, ricevevano dai funzionari in una busta le autorizzazioni, e consegnavano loro un’altra busta contenente il denaro. In una conversazione intercettata tra dipendenti di una ditta di scorte, veniva così descritto quello che poi si è scoperto essere un passaggio di denaro: “tu chiami l’autista della******, lui ti dà una busta che te questa busta la dai ar busta, è tutto un giro di buste…”; significativamente l’appellativo dato ad uno dei funzionari corrotti della Provincia si è quindi scoperto essere “er busta”. Peraltro, uno dei funzionari coinvolti in più occasioni si è persino lamentato con il suo collega per avere ricevuto come “mazzetta” dei buoni benzina piuttosto che danaro, affermando candidamente: “Mica ci mangio con i buoni….”.

Tra gli arrestati, oltre ai pubblici ufficiali e ai rappresentanti di ditte di trasporti, come anticipato, figura anche MOSTRATISI Saverio, responsabile di una ditta di Calenzano (FI) che si occupava di fornire scorte in occasione di trasporti eccezionali e che, grazie al rapporto confidenziale e di intermediazione con i funzionari corrotti, godeva di fatto del monopolio del servizio nella Provincia di Massa Carrara.

Nella ordinanza cautelare, il G.I.P. Dott. Marta Baldasseroni ha evidenziato la tangibile spregiudicatezza e la mancanza di senso dello Stato da parte dei funzionari della Provincia indagati i quali, pur rivestendo un ruolo pubblico, hanno agito con spregiudicatezza e senza alcun riguardo per i cittadini e le Istituzioni.

I funzionari arrestati avevano anche previsto di rilasciare alle ditte qualche autorizzazione in maniera regolare, per non insospettire i propri diretti superiori. Anche tale manovra veniva concordata di volta in volta con i titolari delle ditte di autotrasporto, ai quali i pubblici ufficiali proponevano, ad esempio, di rilasciare 20 autorizzazioni di cui solo 5 in maniera regolare a fronte, sempre, del pagamento di “mazzette”.

E’ stata, altresì, accertata attività dei pubblici ufficiali della Provincia coinvolti finalizzata a garantire copertura agli autotrasportatori in caso di controlli su strada da parte delle forze di Polizia, cui venivano in seguito fornite false indicazioni circa la regolarità delle pratiche autorizzatorie.

Le misure cautelari sono state emesse dal G.I.P. per il pericolo di inquinamento delle prove e di reiterazione dei reati. Le indagini proseguono al fine di completare gli accertamenti su basi documentali.

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Roma: il Ministro Giorgetti in visita al Comando Generale della Guardia di Finanza – IL REGGINO

(170) Il Ministro dello Sviluppo Economico, On. Giancarlo Giorgetti, ha fatto visita questa mattina al Comando Generale della Guardia di Finanza. Ad accoglierlo, il Comandante Generale, Gen. C.A. Giuseppe Zafarana, il Comandante in Seconda, Gen. C.A. Giuseppe Vicanolo, il Capo di Stato Maggiore, Gen. C.A. Umberto Sirico e il Sottocapo di Stato Maggiore, Gen. D. Francesco Greco.

Dopo aver reso omaggio alla Bandiera di Guerra del Corpo alla presenza del Comandante Generale, il Ministro – intervenuto unitamente al Capo di Gabinetto, al Consigliere Diplomatico, al Portavoce ed all’Ufficiale Generale di collegamento della Guardia di Finanza presso il Dicastero dello Sviluppo Economico – ha incontrato, presso il Salone d’Onore della Caserma “Piave” di viale XXI Aprile, una rappresentanza di Ufficiali del Comando Generale, responsabili delle articolazioni dello Stato Maggiore; un’occasione per fare il punto di situazione sulle attività operative svolte dai Reparti del Corpo nei diversi ambiti d’intervento istituzionale.

Il Comandante Generale ha ringraziato il Ministro per la vicinanza dimostrata alle Fiamme Gialle sin dal suo insediamento. L’On. Giorgetti ha, quindi, espresso parole di vivo apprezzamento per la collaborazione in atto, in virtù di un apposito Protocollo d’intesa, tra il Ministero dello Sviluppo Economico e la Guardia di Finanza – concernente anche le misure di sostegno economico connesse all’emergenza epidemiologica da covid -19 – e per il lavoro quotidianamente svolto, con passione, professionalità e coraggio, dai Finanzieri di tutta Italia: attività nelle quali la collettività ripone aspettative sempre maggiori per l’utilità che sono in grado di generare e che trovano manifestazione concreta nelle operazioni di polizia economico- finanziaria volte all’individuazione delle più insidiose frodi fiscali, al contrasto degli “sprechi” di risorse pubbliche e della corruzione, della criminalità – anche organizzata – nella sua dimensione patrimoniale, del riciclaggio, del finanziamento del terrorismo e della contraffazione.

Al termine della visita, il Generale Zafarana ha invitato il Ministro a firmare il Libro d’Onore del Comando Generale.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “I mercanti dell’arte”. Sequestrato oltre un milione a 3 commercianti di opere d’arte ottenuti indebitamente dal fallimento della società – IL REGGINO

(169) Militari del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Reggio Calabria hanno dato esecuzione ad un’ordinanza che ha disposto l’applicazione di misure interdittive nei confronti di n. 03 soggetti residenti Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, operazione “I mercanti dell’arte”. Sequestrato oltre un milione a 3 commercianti di opere d’arte ottenuti indebitamente dal fallimento della società – IL REGGINO”

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Padova: Guardia di Finanza, maxi sequestro di 7 milioni di mascherine e saturimetri non conformi agli standard di sicurezza (video) – IL REGGINO

(168) Nei giorni scorsi, l’incessante azione di contrasto alla contraffazione e all’abusivismo commerciale, posta in essere dai Finanzieri del Comando Provinciale di Padova nell’ambito dei servizi attivati per il rispetto delle limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, ha consentito di sottoporre a sequestro oltre 7 milioni di prodotti, tra mascherine chirurgiche, dispositivi di protezione individuale FFP2 e saturimetri.

L’attività di servizio condotta dalle Fiamme Gialle del capoluogo si è concretizzata in due distinte operazioni nei confronti di più soggetti economici, dediti al commercio illecito di mascherine chirurgiche, dispositivi medici (saturimetri) e di protezione individuale delle vie respiratorie (FFP2), particolarmente richiesti per la prevenzione e il contenimento dell’epidemia da Covid-19.

Grazie alla valorizzazione degli elementi informativi acquisiti, i Baschi Verdi della Compagnia di Padova hanno effettuato un mirato intervento, che ha permesso di scoprire un’illecita joint venture tra due imprese, una società e una ditta individuale gestite da cittadini cinesi, operanti nella zona industriale di Padova. L’obiettivo dei due soggetti economici era quello di sfruttare sinergicamente i rispettivi know how, con il fine ultimo di acquisire ulteriori quote di mercato a discapito degli onesti operatori economici. Punto cruciale di tale accordo era l’uso di una base logistica comune ove stoccare milioni di prodotti, indispensabili per far fronte all’emergenza epidemiologica. All’atto dell’intervento, scaturito dall’osservazione di diversi autoarticolati intenti, in orari insoliti, a scaricare merce, poco dopo prelevata da piccoli furgoni, all’interno di un deposito ubicato nelle vicinanze del Centro Ingrosso Cina, i Finanzieri hanno rinvenuto una considerevole giacenza di magazzino, consistente in mascherine facciali, consapevolmente accompagnate da certificati di compliance non validi in Europa, compilati ed esibiti in modo fraudolento, nonché saturimetri, muniti di un certificato di conformità rilasciato da un organismo non accreditato per quella tipologia di prodotto, recanti illecitamente il marchio “CE”.

Altre mascherine risultavano non sicure e potenzialmente pericolose per la salute, in quanto prive delle indicazioni di provenienza, delle avvertenze d’uso e della descrizione della composizione merceologica, tutte informazioni necessarie ad attestare la conformità dei prodotti agli standard di sicurezza europei e in grado di farne conoscere la tracciabilità in caso di un eventuale ritiro dal mercato. Un altro lotto di mascherine recava delle false indicazioni sulle elevate capacità filtranti del prodotto, verosimilmente utilizzate per renderle più appetibili agli occhi dei potenziali acquirenti, ingenerando in loro l’errata convinzione di essere al riparo da virus e da agenti patogeni. In ultimo, nei locali di stoccaggio era presente qualche migliaio di auricolari, riproducenti il design contraffatto dell’analogo prodotto Apple.

Si rammenta che il certificato di conformità “CE” garantisce la rispondenza di specifici prodotti ai requisiti essenziali, stabiliti dalla normativa comunitaria, per la commercializzazione e l’utilizzo nell’Unione europea ed è rilasciato da un Ente certificatore accreditato. Solo dopo aver espletato una serie di esami di laboratorio, il produttore è legittimato ad apporre il marchio “CE” sul prodotto e sull’imballaggio, a titolo di sigillo di garanzia.

Dall’analisi della documentazione commerciale rinvenuta è stato rilevato che la merce, prodotta in Cina, veniva sdoganata in altri Stati dell’Unione europea, per il tramite di una società tedesca ed una spagnola, le quali trasferivano successivamente i prodotti alle imprese italiane.

Tutti i lotti in parola, pari a 6 milioni e 800 mila pezzi circa, corrispondenti approssimativamente a 7-8 tir di materiali, sono stati ritirati dal mercato. Nello stesso tempo, il legale rappresentante della prima società, con sede a Padova, è stato denunciato alla Procura della Repubblica per frode in commercio e vendita di prodotti sia contraffatti sia con segni mendaci e anche segnalato alla Camera di Commercio di Padova per vendita di prodotti non tracciabili e insicuri. Il titolare della seconda ditta individuale, con sede a Treviso e utilizzatrice del medesimo centro di smistamento di beni, è stato segnalato alla competente Camera di Commercio per vendita di prodotti non tracciabili e per aver fornito in etichetta delle indicazioni fuorvianti per gli acquirenti, espressamente vietate da una circolare del Ministero dello Sviluppo Economico del 2020, che prevede, tra l’altro, di indicare l’avvertenza della non idoneità delle mascherine generiche alla protezione delle vie respiratorie, non trattandosi di dispositivi medici o di protezione individuale.

In un’altra operazione, le Fiamme Gialle hanno individuato un’ulteriore filiera dedita alla vendita di mascherine FFP2, mendacemente commercializzate come pediatriche. Al riguardo, i dispositivi di protezione individuale delle vie respiratorie sono stati studiati e realizzati per essere utilizzati da persone adulte/lavoratori. Per porre fine all’illegittima commercializzazione di tali prodotti, i militari della Tenenza di Piove di Sacco, unitamente ai Baschi Verdi di Padova, hanno effettuato un intervento presso una società di Codevigo (PD), che ha permesso di rinvenire e sottoporre a sequestro n. 215 mila mascherine, pubblicizzate, in frode al commercio, come pediatriche. Il legale rappresentate dell’azienda, di nazionalità italiana, è stato deferito all’Autorità Giudiziaria.

Le operazioni in rassegna rientrano nel più ampio contesto delle attività svolte dalla Guardia di Finanza a contrasto degli illeciti economico-finanziari connessi al commercio di prodotti illegali e perseguono il duplice obiettivo di tutelare la salute e la sicurezza dei consumatori, cui si affianca l’inderogabile esigenza di salvaguardare l’economia legale, scongiurando fenomeni distorsivi della concorrenza.

 

 

 

 

 

 

 

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Rovigo: Guardia di Finanza, operazione “Falsi orizzonti”. 21 indagati e sequestri per circa 47 milioni (video) – IL REGGINO

(167) In prosecuzione dell’attività che ha condotto le fiamme gialle di Rovigo nel febbraio scorso all’esecuzione di un sequestro preventivo per un valore di oltre 14 milioni di euro, il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Rovigo ha dato esecuzione, con la collaborazione di vari reparti del Corpo attivati a livello nazionale, ad un ulteriore decreto di sequestro preventivo emesso dal Tribunale di Rovigo, su richiesta della locale Procura della Repubblica – Sost. dr. Mammucci e Sost. dr. Bigiarini – al fine di cautelare un patrimonio immobiliare di significativa entità, illecitamente accumulato con una serie di truffe, perpetrate prospettando alle parti offese finanziamenti o cessioni a investitori esteri.

Sono stati sequestrati un complesso industriale, 16 fabbricati e 16 terreni per un valore complessivo di 26.400.000 euro, dislocati nei Comuni di Castellamare di Stabia, Magliano in Toscana e S. Teodoro nonché la totalità delle quote societarie di una società per azioni per un valore di 20 milioni di euro, il tutto per un valore complessivo di circa 47 milioni di euro.

Ventuno sono i soggetti indagati a vario titolo per truffa, riciclaggio ed autoriciclaggio di cui 13 di nazionalità italiana e 8 di nazionalità straniera.

L’attività è stata eseguita attraverso l’ausilio di vari reparti del Corpo (2° Nucleo Operativo Metropolitano di Napoli, Compagnia di Grosseto e Compagnia di Nuoro) i quali hanno proceduto all’esecuzione delle trascrizioni dei sequestri di beni presso le competenti Conservatorie dei registri immobiliari; la misura ablativa sulle quote societarie è stata eseguita a cura della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura di Napoli.

Il meccanismo fraudolento, attuato in modo sistematico, prevedeva l’avvicinamento di imprenditori o di privati, bisognosi di finanziamenti, da parte di sedicenti commercialisti/broker nazionali ove questi ultimi prospettavano l’interesse, da parte di investitori stranieri (bulgari), all’acquisto di società nazionali o di immobili di proprietà privata (in alcuni casi di particolare pregio per la zona territoriale in cui erano ubicati, es. ville con piscine a S. Teodoro, ovvero per le caratteristiche tecniche degli immobili).

In tal modo si inducevano le vittime a cedere le quote societarie ovvero i propri immobili a società bulgare o inglesi (talora intestate a prestanome), con previsione di un pagamento del corrispettivo con scadenze dai 6 mesi ad un anno e con fittizie garanzie fideiussorie, concretizzando una spoliazione dei beni di cui si appropriavano gli autori della truffa.

Nell’attività di intermediazione è intervenuta una società romana, prospettata dai sodali come economicamente solida, su cui invece pendeva un’istanza di fallimento (poi fallita nel settembre dell’anno 2019) la quale, a garanzia delle compravendite, avrebbe dovuto rilasciare polizze fideiussorie, rivelatesi poi false ed il cui legale rappresentante era contestualmente amministratore di una delle società bulgare o inglesi.

I procuratori speciali intervenivano nelle operazioni economiche anche attraverso procure rilasciate in rappresentanza delle persone offese e in un caso veniva addirittura creata una mail fittizia per far figurare una procura a vendere.

In sostanza, attraverso vari passaggi negoziali, le vittime perdevano sia la titolarità delle società in cui erano confluiti i beni, che i beni stessi. All’esito della spoliazione venivano poi operate ulteriori alienazioni dei beni ovvero delle quote societarie delle società interessate, in modo da frapporre ostacoli all’identificazione della provenienza delittuosa dei beni medesimi, così integrando le condotte di riciclaggio e facendo in modo che le proprietà rimanessero sempre sotto la sfera di influenza degli artefici della frode.

A tal fine venivano appositamente costituiti dei GEIE (Gruppo Europeo di Interesse Economico) nel cui patrimonio confluivano i beni precedentemente sottratti. Allo scopo di frapporre un ulteriore schermo a protezione di tale patrimonio veniva inoltre creato un trust o venivano simulate cessioni a terzi.

L’attività di indagine costituisce espressione delle funzioni di polizia economico finanziaria assegnate al Corpo della Guardia di Finanza, finalizzate al contrasto dei sistemi di frode più dannosi che generano danni alla collettività e agli imprenditori onesti attraverso l’inquinamento dell’economia legale.

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Rieti: Guardia di Finanza, operazione “Deflated company”. Sequestrati 12 milioni per sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte – IL REGGINO

(166) La Guardia di Finanza di Rieti nei giorni scorsi ha ultimato l’esecuzione di complesse indagini di polizia giudiziaria delegate dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Rieti, per le quali sono state denunciate quattro persone fisiche in concorso e segnalate 4 persone giuridiche (società di capitali) per il reato di sottrazione fraudolenta al pagamento dell’Imposta sul valore aggiunto, con contestuale esecuzione di un decreto di sequestro preventivo per equivalente, finalizzato alla confisca, del profitto del reato tributario quantificato in oltre 12 milioni di euro.

Gli accertamenti dei militari del Nucleo di Polizia economico-Finanziaria di Rieti – Sezione Tutela Economia, sono stati focalizzati su una Società per Azioni operante nel settore dei “servizi logistici relativi all’installazione di apparati meccanici ed elettrici” con sede nella provincia di Roma, la quale, gravata da un rilevante debito IVA di oltre 12 milioni di euro, al fine di sottrarsi al pagamento, aveva ceduto i più importanti rami d’azienda (contratti di installazione) del valore di circa 11 milioni di euro, a due società a responsabilità limitata (Good Companies), apparentemente non riconducibili all’amministratore della società indebitata (Bad Company).

Attraverso la minuziosa ricostruzione delle fraudolente operazioni societarie e finanziarie, i militari appuravano – in particolare – l’artificiosa costituzione di una piramide societaria, fungente da schermo, in cui le due S.r.l. beneficiarie dei rami d’azienda, avevano ceduto la totalità delle proprie quote sociali ad una holding, gestita dal reale dominus delle società coinvolte. Le attività investigative espletate consentivano inoltre di acclarare che la S.p.A., al fine di neutralizzare le azioni di recupero erariale che non le avrebbero consentito il fraudolento sgonfiamento patrimoniale, di fatto congelava l’esecutività delle cartelle esattoriali emesse, attraverso ricorsi ad hoc presentati nelle competenti sedi tributarie, al solo fine di ottenerne la sospensione. Poiché i citati provvedimenti sospensivi, come rilevato dalle fiamme gialle, in linea anche con l’attuale e consolidato orientamento giurisprudenziale, non fanno venir meno – in sede penale- l’esigenza cautelare atta a garantire la pretesa erariale, veniva richiesto alla competente A.G. l’emissione di un decreto sequestro per equivalente corrispondente alle cartelle “sospese”. Per le illecite condotte poste in essere sono stati pertanto denunciati quattro responsabili all’Autorità giudiziaria reatina che, condividendo le proposte dei finanzieri, emetteva specifico Decreto di sequestro finalizzato alla confisca sui patrimoni degli indagati e delle quattro società di capitali coinvolte, a garanzia dell’ingente debito erariale.

Efficaci si sono rilevate le indagini e le relative operazioni di polizia giudiziaria finalizzate all’esecuzione del provvedimento, concretizzatesi nell’apprensione di una rilevante somma, pari ad oltre 5 milioni di euro giacenti sui conti correnti delle cosiddette good companies nonché su quelli degli amministratori, oltre che delle quote societarie delle compagini coinvolte e di un consistente patrimonio immobiliare in capo a due degli indagati, consistenti in due ville con piscina, per un valore commerciale di oltre 1.500.000,00 di euro.

L’efficacia dell’azione investigativa dei finanzieri si è rivelata altresì determinante alla luce degli effetti conseguiti all’esecuzione delle misure ablative, poiché hanno consentito, a titolo di garanzia, la stipula ex post di un formale concordato fra l’Agenzia delle Entrate e le società debitrici, finalizzato al pagamento delle ingenti imposte dovute.

L’attività testimonia ancora una volta l’attenzione che la Guardia di Finanza di Rieti, unitamente alla locale Procura della Repubblica, costantemente ripongono nella salvaguardia dell’economia legale e nella tutela delle imprese sane del territorio, in una sinergica azione di contrasto ad ogni forma di illecito economico-finanziario, che trova, nell’aggressione patrimoniale dei soggetti responsabili, la forma più incisiva di ristoro dei cittadini onesti, soprattutto in un periodo caratterizzato da una grave crisi economica indotta dall’attuale emergenza epidemiologica.

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Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, sequestrato centro massaggi gestito da una cinese – IL REGGINO

(157) I finanzieri del Comando Provinciale di Reggio Calabria, al termine di indagini di polizia giudiziaria delegate dalla locale Procura della Repubblica, diretta dal Procuratore Capo Dott. Giovanni Bombardieri, hanno Continue reading “Reggio di Calabria: Guardia di Finanza, sequestrato centro massaggi gestito da una cinese – IL REGGINO”

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Guardia di Finanza e Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme per la valorizzazione della storia del Corpo – IL REGGINO

(152) Guardia di Finanza e Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR), con la collaborazione del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano – Osservatorio sul patrimonio scientifico e tecnologico, hanno stretto una sinergia finalizzata alla valorizzazione della storia del Corpo, attraverso una rinnovata ed ancor più razionale attività gestionale dei beni storico-documentali presenti nei Reparti GDF dislocati sul territorio nazionale.

Proprio oggi, prende infatti il via il 1° Corso informativo per il personale addetto a Musei Archivi e Biblioteche (MAB): “cultural heritage”.
Tale corso è soltanto uno degli step previsti nell’accordo di collaborazione scientifica sottoscritto da Maurizio Vitale, del Consiglio Nazionale delle Ricerche e dal V Reparto – “Comunicazione e Relazioni Esterne” del Comando Generale della Guardia di Finanza.

L’attività formativa interdisciplinare in parola, infatti, rientra in un più ampio progetto attraverso il quale è prevista anche l’implementazione di un’infrastruttura digitale da impiegare nella gestione integrata dei beni archivistici, bibliografici e museali del Corpo.

La direzione tecnico-scientifica sulle diverse linee di attività previste nell’accordo è affidata ad Alessia Glielmi, responsabile degli Archivi del CNR.

Il corso – della durata di una settimana – è rivolto ai 14 militari delle Fiamme Gialle che prestano servizio in musei, archivi o biblioteche, che operano come conservatori museali e progettisti di sistemi culturali, nonché nell’ambito della ricerca storica.

L’attività didattica e laboratoriale in parola si svolge a Roma all’interno della struttura che ospita il Museo Storico della Guardia di Finanza, Ente morale dal quale dipendono cinque Sezioni distaccate sul territorio nazionale (presso il Centro di Aviazione di Pratica di Mare, la Scuola Alpina di Predazzo, la Scuola Nautica di Gaeta, la Legione Allievi di Bari e Palazzo Corner Mocenigo di San Polo in Venezia), alle quali sono affidate diverse iniziative di carattere didattico ed espositivo oltre che di conservazione dei cimeli derivanti dall’ormai lunga storia del Corpo, nato nel 1774 con la denominazione di “Legione Truppe Leggere” per la difesa militare dei confini, oltre che per la tutela degli interessi economici del Regno di Sardegna.

Docenti del corso sono:

  • per la gestione dei beni archivistici, Alessia Glielmi, Responsabile degli Archivi del CNR e docente di Archivistica presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”;
  • per la gestione dei beni bibliografici, Francesco Greco, funzionario amministrativo filiera giuridico/amministrativa e prodotti web based dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato nonché docente di Bibliografia presso l’Università degli studi di Roma “Tor Vergata”;
  • per i beni museali e la gestione delle collezioni, Laura Ronzon, Direttrice delle Collezioni, Giovanni Cella, Collection manager e Vincenzo Iannone, Responsabile Inventario-Catalogo, i quali ricoprono tali incarichi presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano.

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Livorno: Guardia di Finanza, maxi frode fiscale internazionale. Sequestri per 36 milioni a carico di 3 imprenditori ed un commercialista – IL REGGINO

(151) L’indagine è partita da Piombino (LI), con la scoperta di società “cartiere” che hanno emesso fatture false milionarie, poi circolate tra Milano e Napoli, con il coinvolgimento di aziende estere. Fatture false per complessivi 760 milioni di euro, che hanno interessato 62 imprese, in un giro che era gestito da un sodalizio criminale campano.

La Guardia di Finanza di Livorno ha dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo emesso dal Giudice per le Indagini Preliminari di Napoli, su richiesta della Procura della Repubblica del capoluogo campano, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente di liquidità e altri beni nella disponibilità di 4 indagati, per un valore complessivo pari a oltre 36.000.000 di euro di imposte evase. All’esecuzione dei sequestri patrimoniali, nel corso della mattinata odierna, stanno collaborando anche Reparti della Guardia di Finanza di Napoli e di Milano.

È l’esito dell’Operazione “Metal Ghost”, che ha consentito nella mattinata odierna di sequestrare conti correnti, partecipazioni societarie, immobili e automezzi nei confronti dei responsabili di una maxi-frode fiscale nel settore del commercio all’ingrosso di minerali metalliferi e metalli ferrosi.

Le indagini, condotte dalla Compagnia della Guardia di Finanza di Piombino, di concerto con il Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria (P.E.F.) di Livorno e dirette dalla Procura della Repubblica di Napoli, dopo la trasmissione del fascicolo ad opera dell’A.G. labronica, hanno fatto emergere l’esistenza di un sodalizio criminale campano principalmente operante su Napoli, Livorno e Milano, che aveva ideato e messo in opera un complesso sistema fraudolento, ora smantellato, finalizzato alla commissione di frodi fiscali transnazionali.

Gli indagati, reiteratamente nel corso degli anni, hanno realizzato un enorme giro di fatture false, del valore medio di circa 1 milione cadauna, relative a operazioni di vendita, acquisto e trasporto “via gomma” ovvero “via mare” di metalli del tutto inesistenti per un importo complessivo di oltre 760 milioni di euro, evadendo l’Imposta sul Valore Aggiunto per 33 milioni di euro nonché l’IRES per 3 milioni di euro. Per realizzare queste frodi il consorzio criminale si è avvalso di 62 società, di cui 48 italiane e 14 estere, senza disporre di magazzini né di strutture logistiche proprie ricollegabili a traffici con miniere. È stato calcolato che, in base alle fatture, gli indagati avrebbero dovuto movimentare oltre 23.000 tonnellate di minerali, una mole di scambi inverosimile per tipologie di prodotti così rare.

In particolare, secondo quanto ricostruito, sul territorio dell’Unione europea era stato costituito un gruppo di imprese “fantasma” che fatturavano fittiziamente colossali traffici di materiali siderurgici (ferro-molibdeno e triossido di molibdeno, utili a indurire e prevenire la corrosione dell’acciaio), a supporto dei quali tuttavia gli investigatori non hanno trovato idonea documentazione né adeguate movimentazioni finanziarie. Una di queste “imprese fantasma”, milanese, era stata costituita a seguito del furto di identità di un ignaro cittadino di Formia (LT).

I finanzieri di Livorno hanno scoperto la frode:

  • partendo dalla verifica delle operazioni commerciali di due delle aziende appartenenti al cosiddetto “carosello”, che avevano il ruolo di “cartiere”, con sede nella provincia di Livorno (una srl a Campiglia Marittima e una ditta individuale San Vincenzo);
  • tracciando le fatture per operazioni inesistenti, verso imprese sia estere sia nazionali, utilizzate quali “letter box company” (letteralmente, società inesistenti delle quali è possibile trovare solo la cassetta della posta);
  • scoprendo via via sempre nuove società appartenenti al “carosello”, le quali portavano avanti il vorticoso giro di fatture false. Con ciò, gli imprenditori coinvolti consentivano alla cosiddetta s.p.a. capofila del carosello, avente sede legale a Napoli e sede operativa a Milano, di:
  1.  creare crediti Iva da utilizzare in compensazione nelle liquidazioni Iva;
  2.  costituire un plafond Iva annuale da spendere in dogana ovvero presso fornitori nazionali per effettuare acquisti senza l’applicazione dell’Iva;
  3. legittimare la commercializzazione di metalli di dubbia provenienza, rivendendoli a prezzo di costo grazie al plafond fittizio.

I principali attori del consorzio criminale sono quattro uomini di origini partenopee, due dei quali soggetti A.I.R.E. rispettivamente di 49 e 58 anni residenti in Svizzera, incaricati della gestione occulta della società capofila, un commercialista di 57 anni residente in Lacco Ameno (NA) che curava gli aspetti tecnici e amministrativi e un “esperto del settore” di 66 anni, residente a Basiglio (MI), operante quale imprenditore “palese” nei rapporti con i terzi.

La condotta criminale ipotizzata dalla Procura della Repubblica di Napoli e confermata dal Gip è l’associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati fiscali, tra cui l’emissione e l’utilizzo di fatture false, l’indebita compensazione di crediti d’imposta inesistenti e l’occultamento delle scritture contabili. Contestata anche la responsabilità amministrativa per il reato associativo commesso dagli amministratori della società capofila del “carosello”.

L’imposta netta complessivamente evasa, quantificata dalla Guardia di Finanza di Livorno, ammonta a 36 milioni di euro, importo che è stato indicato dal Gip di Napoli quale profitto del reato e quindi oggetto del sequestro preventivo odierno, finalizzato alla confisca diretta e per equivalente che le Fiamme Gialle stanno eseguendo in queste ore.

Parallelamente, in relazione alle imposte evase, l’Agenzia delle entrate di Napoli ha emesso i pertinenti avvisi di accertamento e ha rigettato i ricorsi avanzati dagli indagati.

Le 62 società interessate dalle indagini hanno sede nei seguenti luoghi:

Italia: Napoli (4 società), Cercola (NA), Ercolano (NA), Pozzuoli (NA), Afragola (NA) (2 società), Casoria (NA), Milano (6 società), Agrate Brianza (MB), Cernusco sul Naviglio (MI), Zibido San Giacomo (MI) (2 società), Bergamo, Brescia (2 società), Roncadelle (BS), Paitone (BS), Torbole Casaglia (BS), Rodengo Saiano (BS), Valmadrera (LC), Castiglione Olona (VA), Cassina Rizzardi (CO), Selvazzano Dentro (PD), Torri Di Quartesolo (VI), Sarcedo (VI), Fara Vicentino (VI), Udine, Massa (MS) (2 società), Carrara (MS), San Vincenzo (LI), Campiglia Marittima (LI), Rovereto (TN), Genova, Assisi (PG), Roma (2 società), Mosciano Sant’Angelo (TE), Tortoreto (TE), Carapelle (FG).

Regioni italiane interessate: Lombardia (20 società), Trentino Alto Adige (1 società), Veneto (4 società), Friuli Venezia Giulia (1 società), Liguria (1 società), Toscana (5 società), Marche (2 società), Umbria (1 società), Lazio (2 società), Campania (10 società), Puglia (1 società).

Estero: Gran Bretagna, Svizzera (2 società), Repubblica Ceca, Croazia, Romania (3 società), Ungheria, Polonia, Bulgaria (4 società).

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