La serie C è un’indecenza: portateci via (prima possibile)!!!

(8) Ogni anno, più volte all’anno, addetti ai lavori a qualunque titolo sono costretti ad esclamare l’ormai stantìa (e stucchevole) frase “Questa è la pagina più buia del calcio italiano”. Il problema, però, non è soltanto Continue reading “La serie C è un’indecenza: portateci via (prima possibile)!!!”

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Reggina, la verità sugli abbonamenti: è record per la categoria ma a chi giova far credere a Gallo che siamo dinnanzi ad un flop?

Ieri sera l’Ufficio Comunicazione della Reggina ha diffuso l’ultimo dato ufficiale sul numero di tessere sottoscritte: 2954. Con molta Continue reading “Reggina, la verità sugli abbonamenti: è record per la categoria ma a chi giova far credere a Gallo che siamo dinnanzi ad un flop?”

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Reggina 2.0: è metamorfosi tecnico-gestionale, chiamatelo “Sir” Domenico Toscano

(6) Nel mentre la Reggina sta affrontando al Centro Sportivo Sant’Agata la sua prima uscita stagionale, ad una settimana esatta dal raduno in città dei convocati, non possiamo esimerci dal proporvi alcune Continue reading “Reggina 2.0: è metamorfosi tecnico-gestionale, chiamatelo “Sir” Domenico Toscano”

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Reggio di Calabria: il piagnisteo di Praticò innalza il livello dell’acqua nella diga del Menta e la Città si risveglia… allagata, stanca e provata! Praticò è solo… per (de)merito suo!!!

In Città, dalle 23 circa di ieri sera, piove a dirotto e stamane ci si è svegliati tra piazze con l’acqua a sommergere le auto, alberi caduti e raffiche di vento. Del fenomeno si era più o meno a conoscenza, o per lo meno Continue reading “Reggio di Calabria: il piagnisteo di Praticò innalza il livello dell’acqua nella diga del Menta e la Città si risveglia… allagata, stanca e provata! Praticò è solo… per (de)merito suo!!!”

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Reggina 1914: aggettivi cercansi…

(2) La "notizia" del giorno, come riportato su almeno un paio di siti web, è l'esclusione dal gruppo della prima squadra di Alberto De Francesco e Toti Porcino (capitano e vicecapitano della Reggina) comunicatogli stamane proprio al rientro dopo le vacanze d'inizio anno.

Ordunque, su una storia di cui si parla almeno da un anno, voglio ragionare (per assurdo) prendendo per buone le parole della Società circa le (presunte) circostanze che avrebbero portato al mancato rinnovo dei due giocatori più talentuosi ad oggi presenti in rosa. La Società, more solito, divide le responsabilità tra l'ex DGS Gabriele Martino (reo, secondo quanto detto, di aver disatteso una disposizione del CdA con cui veniva autorizzato anzi, per meglio dire, incaricato di avviare con i due calciatori i contatti affinché il rinnovo si potesse sottoscrivere nell'interesse di entrambi) ed i due giocatori (rei, secondo quanto detto, di essere rimasti in silenzio e di aver mostrato ingratitudine non rinnovando). Per intanto, prendo atto che, sempre e comunque, responsabilità la Società continua a non ascriverne mai a se stessa ma resta fedele al cliché secondo cui qualunque cosa di negativo, di poco opportuno o di sconveniente accada è sempre colpa altrui e mai propria (e vabbè, sono dei santi e fors'anche martiri). Ok, fin qui, se non ho letto male i colleghi, le dichiarazioni della Società che, ribadisco, per assurdo, prendo per buone. Orbene, facciamo finta che io sia la proprietà di una qualunque Società ed incaricassi un mio dipendente (di lusso, perchè prima gli ho dato praticamente carta bianca su tutto – eccezion fatta per la firma – nominandolo Direttore Generale e Sportivo), comunque gerarchicamente sottoposto, a svolgere una qualunque mansione (nella fattispecie il tentativo di rinnovare i contratti ai due). Passa un giorno, ne passano due, poi tre, quattro e via dicendo ed il mio dipendente-sottoposto non mi relaziona su quanto stia facendo e, soprattutto, con quali risultati. Io, proprietà, che faccio? Intanto, sempre nella fattispecie, per coerenza, mi dovrei ricordare di quando proclamai urbi et orbi che di rinnovi per i calciatori non se ne sarebbe potuto parlare perché non si sapeva in che categoria si sarebbe stati la stagione successiva (se vai in B hai i contratti in essere ai prezzi della C, se resti in C non cambia nulla ma hai i giocatori in rosa, se vai in D i contratti decadono d’ufficio perché passi dal professionismo al dilettantismo e perdi tutto… possibile che non sanno le regole?) e, poi, per esempio, se ci tenessi alla prosecuzione del rapporto di lavoro con i due, quantomeno presserei sul mio dipendente-sottoposto o, nell'ipotesi peggiore, lo esautorerei dall'incario e prenderei in mano personalmente la questione. O mi sbaglio? Invece, parrebbe che l’ignavia abbia ancora giocato la parte da padrone: a fine gennaio do l’incarico al mio DGS (secondo quanto dichiarato molti mesi dopo); non ne parlo per mesi e mesi; ad inizio giugno investo del ruolo un altro personaggio; dei rinnovi non ne parlo se non fugacemente; a dicembre lancio la bomba dando la colpa della stagnante situazione a chi ho silurato; a gennaio dico che la colpa è, anche, dei calciatori che hanno chiesto di andar via o, comunque, non hanno chiesto il rinnovo. Punto! E perché mai, i calciatori, avrebbero dovuto chiedere loro il rinnovo bussando alle porte della Società (magari attraverso i loro procuratori) elemosinando? Di chi è il maggior interesse nella vicenda: della Società che avrebbe potuto delle prestazioni professionali di due talentuosi giocatori o dei giocatori che, d’altro canto, potrebbero guadagnare di più qualora andassero via a parametro zero facendo, così, uscire solo i soldini del loro ingaggio alle nuove Società di appartenenza? Ah già, il Coordinatore ha dichiarato che NESSUNO ha chiesto notizie o manifestato interesse nei confronti dei due migliori giocatori della Reggina! Ovviamente non ci credo io e non ci crede nessuno. Altrettanto ovvia è l’evidenza dell’incapacità di gestire un patrimonio di tutto rispetto (atteso che patrimonio la Reggina non ne ha, tra affitti di vario genere e giocatori prestati). Tornando a noi, se il mio dipendente-sottoposto non adempisse ai compiti impartitigli chi farebbe una figura barbina? Lui o, sempre e comunque, io che sono a capo di una Società e 1) non riesco ad impartire disposizioni fruttuosamente, 2) taccio lasciando che il tempo trascorra, 3) declino ogni responsabilità pensando di farla franca? E’ assolutamente ovvio che è il “manico” a non farsi valere seppur la “scopa” fosse senza capacità. E ribadisco ancora una cosa: ho ragionato per assurdo per cercare di far intendere che, comunque, sempre e comunque, “il pesce puzza dalla testa”. Personalmente io, al teorema non dimostrato ma semplicemente chiacchierato da parte della Società secondo cui la colpa, nella circostanza, è di Gabriele Martino non ci credo! E non credo nemmeno che la colpa sia ascrivibile ai giocatori: sono dei professionisti e, come tali, come i loro parigrado in ogni professione, hanno non solo titolo ma anche il dovere di guardarsi attorno e scegliere il meglio per se stessi (a maggior ragione sei il Presidente, un giorno sì e l’altro pure, dichiara che non sa se la Reggina arriverà a giugno). Forse una buona dose di autocritica non guasterebbe: il mondo non gira attorno a loro, non ne costituiscono l’ombelico e, soprattutto, contano i fatti e non le chiacchiere e, grazie a Dio, la boccola al naso la portano in pochi, pochissimi (solo il denutrito stuolo di utili idioti a cui i meno dotati fanno ricorso per sentirsi a confronto novelli Siffredi). A proposito, a quando la fine di un autolesionismo ormai divenuto cronico? Ed, infine, quand'è che penserete a sognare prati e montagne verdi piuttosto che fantasmi e streghe che, da tempo, riempiono i vostri incubi? E dai…

Ccà nisciun è fess!!!

PS: dopo 27 anni di giornalismo, non trovo gli aggettivi giusti per una corretta definizione… Sigh!!!

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Il 2017 della Reggina: alla squadra la sufficienza piena, alla Società no!

(1) 36 sono le partite, di campionato, disputate nell’anno solare appena concluso per la Reggina 1914 (16 valevoli per il campionato scorso e 20 per quello in corso). Il bilancio è, sostanzialmente, in parità considerando le 12 vittorie (7+5), gli 11 pareggi (5+6) e le 13 sconfitte

 

(4+9). Meno della metà i punti conquistati su quelli disponibili (47/108). Non è in parità, invece, il computo tra reti fatte e subite: prevalgono le seconde 47 a 40. Leggendo i numeri, il 2017 amaranto non è affatto da buttare. Anzi. Si può migliorare, certo, ma i numeri dicono che, sul terreno di gioco, il rendimento della Reggina non è stato affatto insufficiente meritando la sufficienza piena. Perché, allora, non gode di ottimismo tra i tifosi? Eppure, innegabilmente, quando nacque la nuova Società capitanata da Praticò, si veniva da qualche annata disastrosa complice la nefasta gestione Foti negli ultimi anni della sua gestione. Forse il motivo di cotanta “antipatia”, “sospetto” e “scarsa fiducia” risiede proprio nei comportamenti e negli atteggiamenti di una Società neofita ma già, sin da subito, autoproclamatasi quale “salvatrice” ed unica custode di “amore” e “passione”. Eh già! Sin da subito dopo la sua nascita, quando ancora si chiamava ASD Reggio Calabria (poi SSD Reggio Calaria, poi ancora Urbs Sportiva Reggina 1914 ed infine Urbs Reggina 1914), attraverso i suoi più autorevoli rappresentanti,  si pavoneggiava attribuendosi l’ “aver salvato il calcio a Reggio” attraverso “atti d’amore” vari. Che Praticò & Co. abbiano avuto il grande merito di accollarsi l’onere gravoso di rifondare la Reggina dopo i disastri fotiani, nessuno l’ha mai negato ed, anzi, il merito deve essergli sempre riconosciuto. Che Praticò & Co. si siano assunti anche il dispendioso onere economico per la “rifondazione” anche questo è fuori dubbio e per ciò vanno elogiati. E allora come mai faticano ad entrare nei cuori dei tifosi ma, anche, in quelli degli addetti ai lavori? E’ presto detto: si sono resi protagonisti di così tanti strafalcioni, lessicali e comunicativi, che per avere solo 30 mesi sulle spalle sembra sproporzionato il rapporto gaffes/età (e chiamarle gaffes è un eufemismo). Si va dall’attribuirsi meriti che non hanno al non riconoscimento di ciò che è stato fatto da chi li ha preceduti; passando per il pressapochismo dimostrato nella gestione della squadra a quello evidentemente deficitario circa gli assetti societari; dalla scarsa lungimiranza progettuale aziendale all’approssimazione programmatica riguardante la squadra. Buon volontà, spesso ma non sempre, a cui, però, fa eco una mediocre capacità imprenditoriale (sia dal punto di vista gestionale che comunicativo, a dire il vero in quest’ultimo aspetto il risultato è disastroso – non già per colpe ascrivibili all’Ufficio Stampa ma imputabili ad un “manico” tremolante, instabile e confusionario). Ecco perché all’entusiasmo che comunque si era ricreato in D agli esordi di questa Società, fa oggi riscontro la quasi assoluta indifferenza di una piazza un giorno esigente ma oggi assuefatta alla mediocrità imperante. Tanti i meriti, quindi, tantissimi i demeriti. Scelte cervellotiche, ai più non chiare; decisioni controproducenti, ai più scontate; una società, da qualche giorno, praticamente nella sua interezza in mano alla famiglia Praticò grazie ad una politica di disgregazione societaria piuttosto che di fiducia reciproca, collaborazione e, quindi, unità (#unitisivince solo negli slogan o, comunque, a patto che “facciamo tutto noi e voi mettete solo i soldi”). La Società è in mano loro ed hanno titolo a comportarsi come meglio credono, attorniandosi di chi preferiscono e fondando accordi e legami con chi più gli aggrada. Già da un po’, però, il jolly dell’inesperienza se lo son giocati buttandolo in una mano dall’esito negativo scontato. Il “non poteva non sapere” è ormai un’accusa arcinota e lapalissiana, l’ingenuità non gli si addice così come non più nemmeno il buonafedismo. La ricerca di responsabilità altrui, la demonizzazione dei giornalisti non allineati, la ghettizzazione di tifosi critici e non adulanti, la visione di fantasmi ovunque e sotto qualunque forma ormai fanno parte di un modus operandi  stucchevole, lontano dalla realtà dei fatti e, ben più grave, da una matura presa di coscienza dei propri torti. L’autocritica non ha mai ucciso nessuno: se 1000 persone ce l’hanno con loro non può essere che 1000 persone non capiscano niente e solo loro siano i custodi del “verbo”. Se gran parte dell’ambiente gli contesta qualcosa, se lo stesso ambiente sono riuscito a coalizzarlo “contro”, allora crediamo sia proprio il caso di porsi le giuste domande e darsi le corrette risposte. Delle due l’una: o sono “fuori” una miriade di persone o, invece, “fuori” sono loro! Secondo la logica della probabilità, la verità qual è? Certo, se chiedessimo ad un pazzo chi è il pazzo tra lui e gli altri cosa pensate risponda? E se non volessimo chiedere proprio al pazzo dubitando della sua imparzialità, allora, nel caso di specie, si potrebbe chiedere anche al lusinghiero codazzo di affermati "professionisti" di cui si sono attorniati recitanti un melodico e soave “Signor sì, Signore!”. “O con me o contro di me” è il motto sulla direttrice Via Petrara-Via delle Industrie: noi né “con” né “contro” ma solo ed esclusivamente, sempre e comunque, al fianco della Reggina (senza nomi e cognomi di alcuno). Ad maiora!     

 

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Reggina 1914: quattro chiacchiere con il socio Giovanni Sgro

(7) Abbiamo incontrato Gianni per scambiarci gli auguri in occasione delle festività natalizie. Da tifosi della Reggina, non potevamo non scambiare quattro chiacchiere su alcune problematiche di natura societaria ormai note ai più. Ne è scaturita una chiacchierata senza filtri e senza omissioni di sorta. Ecco cosa ci ha detto.

 

Gianni, tu imprenditore in tutt’altro settore, com’è che sei entrato a far parte della “famiglia” Reggina? Nel luglio del 2015, fui chiamato da un caro amico giornalista. Lui, insieme agli altri associati di “Leggende Amaranto” – reduci dall’imponente successo della manifestazione pro Hospice Via delle Stelle, Reggina 88 vs Reggina 99 -, aveva già intrapreso la strada finalizzata alla riuscita del progetto “Salviamo la Reggina”. Mi chiese se volessi intraprendere quel progetto insieme ad un gruppo di altri imprenditori per far sì che il calcio di un certo livello non scomparisse dalla nostra città. Mi disse che mi avrebbe accompagnato lui alle riunioni, che avrei potuto ascoltare, guardare e toccare con mano ciò di cui si discuteva e, solo dopo, decidere se avvicinarmi alla nostra squadra del cuore o, senza problemi di sorta, declinare l’invito. Fu così che, insieme, partecipammo a qualche riunione della costituenda ASD Reggio Calabria.

Con quale spirito iniziasti il tuo percorso in amaranto, considerata la compagine che di lì a breve stava prendendo forma? Fu l’orgoglio di reggino a prevalere. Visti gli elementi che costituivano la spina dorsale della nuova Società e considerate le varie difficoltà dovute al tempo limitato a disposizione per il pagamento dell’iscrizione, nonché, come già detto, per quella forma di orgoglio personale, accettai la partecipazione all’ASD Reggio Calabria. Per rispondere più sinteticamente alla tua domanda, entrai nel “mondo Reggina” per spirito di servizio verso la città di Reggio Calabria. Con convinzione per quanto riguarda l’aiuto ai nostri colori, con molta meno semplicemente perché non conoscevo il settore in cui stavo per entrare.

 

Come andarono le cose nei primi periodi per l’ASD Reggio Calabria, antesignana dell’attuale Urbs Reggina 1914? Tra i bassi e gli alti ed i vari impegni giornalieri, le cose andarono gradualmente in maniera – a mio avviso – discreta per quanto riguarda la costruzione della struttura societaria. Ti dirò, qualche volta in maniera piuttosto confusionaria per via del susseguirsi degli eventi in modo repentino e senza, quindi, a volte, anzi quasi sempre, approfondire e valutare quale potesse essere la cosa veramente più giusta da fare.

 

Gli elementi che costituivano, ieri e forse ancora oggi, la Società con quale carattere d’impegno si dimostravano? Fortunatamente ogni elemento che costituiva, ed ancor oggi costituisce in buona parte, la Società ha dimostrato adeguata competenza – considerate le diverse professioni quotidianamente svolte al di fuori del mondo Reggina – con attenzioni ed abnegazione facendo sì, che piano piano, la Società prendesse forma e sostanza per il corretto andamento della stessa. Fu cosa preziosa che, però, non tutti hanno afferrarono al volo e, quindi, apprezzarono.

 

Come si era organizzata la Società? Quali gli incarichi dei soci? Quali gli obiettivi da raggiungere? Abbiamo costituito una Srl con capitale sociale interamente versato dai vari soci con i Praticò che vollero che le loro due quote raggiungessero una percentuale che gli permettesse di acquisirne la maggioranza (a tal proposito, con nostra grande sorpresa, fu costituita la P&P srl detentrice del pacchetto maggioritario). A questo punto, Demetrio (detto Mimmo) Praticò sarebbe andato a rivestire la qualifica di Presidente; l’avv. Francesco Giuffrè sarebbe stato Vice Presidente e Delegato agli Affari Legali; il figlio di Mimmo, Giuseppe, sarebbe stato il Delegato agli Affari Generali; il dr. Gianni De Caridi si sarebbe dedicato all’Area Medica; l’avv. Giandomenico Stilo, non socio ma caro amico dei Praticò – e, successivamente, anche nostro – quale esterno e nominato da loro (per ottenere la maggioranza relativa in CdA) alle Risorse Umane; io alla Gestione e Sicurezza degli Impianti sportivi. Incarichi, questi, fino ad un certo punto rispettati ma, successivamente, dissoltisi causa ingerenze altrui. In un primo momento e senza dubbio, gli obiettivi erano quelli di traghettare con onestà, onorabilità e spirito di collaborazione da parte di tutti (soci sia interni che esterni al CdA) dal primo campionato dilettantistico (Serie D) all’ultimo professionistico (la Lega Pro, oggi Serie C).

 

Ottenuto il ripescaggio in Lega Pro nella stagione 2016/2017, quali differenze vedi tra quel campionato da ripescata e quello attualmente in corso? Per quel che riguarda la struttura del settore tecnico, lo scorso anno avevamo dato incarico – dietro suggerimento e presentazione dei Praticò – a Gabriele Martino che si è rivelato figura efficace ma fino ad un certo punto. Pur riconoscendogli una grande esperienza come Direttore Sportivo, noi soci di minoranza avevamo chiesto, ma evidentemente non ottenuto, il non affidargli anche la Direzione Generale della Società visti i tanti impegni che già gravavano su di lui.

 

La decisione più importante, economicamente e non solo, riguarda il fitto del Sant’Agata e dei beni materiali della fu Reggina Calcio 1986 SpA (che, tra l’altro, furono passi obbligati affinché la richiesta di ripescaggio in Lega Pro venisse accolta). Fu presa all’unanimità? Che si sia ottenuta la concessione in affitto del Centro Sportivo da parte della Curatela, è stato fatto a mio parere conveniente sotto tutti gli aspetti. In primis quello relativo alla crescita della Società. Ma, la decisione, non fu deliberata dal CdA ma semplicemente ratificatagli solo successivamente. Come questa, in tante altre occasioni siamo venuti a conoscenza delle cose decise e fatte solo dopo la loro realizzazione, a fatti avvenuti.

 

Ho notato che quest’anno, in trasferta, la squadra ha al seguito solo il Presidente ed il figlio. La cosa è chiaramente in contrasto con quanto avveniva precedentemente. Come mai? Diffidenza, dissapori, divergenze? Per quanto mi riguarda, i motivi sono tanti. Salute, soprattutto, ma anche divergenze di opinioni per quanto riguardano le strategie non condivise ma portate alla mia (e non solo) attenzione solo dopo decisioni prese ed attuate senza passare dall’approvazione del CdA in quanto responsabile nei confronti di tutti i soci. 

 

Ho saputo della riduzione delle tue quote (ma anche di molti altri oltre te): perché? Fino ad un paio di mesi addietro, detenevo, assieme ai miei tre figli, la quota del 10% circa. Recentemente, durante il CdA di fine ottobre, ho ridotto notevolmente le mie quote riducendole all’1% circa. Questo per i motivi già chiariti sopra e, oltretutto, cosa più importante, senza sapere dove stiamo andando.  

 

Questo è il quadro, visto dall’interno, della situazione societaria dell’Urbs Reggina 1914. Tutte cose arcinonte ai più e che, Gianni, cortesemente ci ha confermato. Reggio non è una metropoli, ciò che succede a Bocale in un fiat arriva a Catona. Certo, a volte arriva edulcorata ma altre volte attiva nella sua essenza reale. Della Reggina 1914 abbiamo già detto nell’ultimo editoriale, non ci resta che attendere che le opinioni di Gianni rivestano il ruolo di monito affinché la Reggina torni ad essere REGGINA!

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Reggina 1914: e non finisce qui… (purtroppo)!

(6) Nel ridicolo ci sono già da molto tempo, nonostante i soli 30 mesi di vita (altro che rasentarlo fermandosi). Il fondo lo stanno scavando ben oltre la quota del livello del mare raggiunta dal predecessore (altro che rattopparne i buchi). All’Urbs Reggina 1914

calza a pennello il ruolo di affittuario del glorioso nome vicinissimo ai 104 anni di storia (gli ultimi 3 di storielle). In molti, noi compresi, avevamo creduto nel risorgere dalle proprie ceneri due anni e mezzo fa ma non avevamo fatto i conti (sebbene di segnali ce ne avesse inviati a decine) con un’ “Araba Fenice” masochista ed autolesionista. Di strafalcioni, in questi 30 mesi, la Società ne ha collezionati a iosa. Un campionato in D costellato dalle sconfitte con Aversa Normanna, Roccella, Leonfortese (in casa e fuori), Frattese, Scordia ed Agropoli (chi sono queste squadre?). Un campionato in Lega Pro che l’ha vista soccombere con Fondi, Melfi e Messina in malo modo. Un campionato di C (quello in corso) in cui ha già perso due volte con la ripescata Rende ed in cui, ieri pomeriggio, ha inanellato la quarta sconfitta consecutiva (seconda consecutiva in casa) e la sesta nelle ultime 8 gare. Eppure crediamo che i pessimi risultati ottenuti ("pessimi" è un eufemismo) sul campo siano solo la famigerata punta di un iceberg che fonda le sue basi all’interno di una Società (anzi, della P&P, socia di maggioranza) in cui nulla funziona se non, come detto, l’autolesionismo, il vittimismo, il piegnisteo e la ricerca di responsabilità ovunque tranne che dove sono: dentro casa! Giovedì scorso abbiamo avuto il piacere di essere invitati e di partecipare alla cena di Natale organizzata dalla Società. Abbiamo colto l’occasione, più che di mangiare o di riempire buste con alimenti da portare a casa, di dialogare con il Coordinatore Basile, il tecnico Maurizi ed il Segretario Greco. A Basile abbiamo ricordato ciò che gli dicemmo in occasione della sua presentazione il 9 giugno scorso: “Che sia in Terza Categoria o in Champions League per noi, la Reggina, ha la stessa identica importanza. Non lo dimentichi mai!”. Abbiamo conversato amabilmente, lo abbiamo ascoltato, gli abbiamo ripetuto che il suo approccio (in occasione della sua prima chiacchierata con la Stampa a margine della presentazione di Di Livio) non ci era piaciuto. Abbiamo cercato di comprendere (senza riuscirci) le sue spiegazioni circa l’attuale periodo (due mesi!) di totale appannamento della squadra. Squadra giovane che crolla davanti alla prima difficoltà? E chi l’ha costruita questa squadra? Lui o noi? Abbiamo chiacchierato con il “bomber” Greco. Abbiamo sorriso insieme ricordando il curriculum da “cecchino in panchina o negli spogliatoi”. Abbiamo dialogato ancora una volta con mister Maurizi verso cui nutriamo sincera simpatia per la semplicità con cui si approccia e l’apparente genuinità del suo essere. Dobbiamo, però, fare un passo indietro. Quando la P&P, ancora una volta all’oscuro del CdA (è questo che più i soci di minoranza contestano alla proprietà: il venire a conoscenza di fatti e circostanze solo dopo essere state fatte le scelte o prese le decisioni), presentò l’accoppiata Maurizi-Basile (in teoria, in ordine di gerarchia aziendale, avremmo dovuto scrivere Basile-Maurizi ma siamo certi che sia stato Agenore a trainare con sé Salvatore e non il contrario), come tutti coloro i quali non conoscevano Maurizi, per prima cosa andammo a scovarne il curriculum in rete. La cosa che più ci colpì non furono tanto gli esoneri [Cavese 2009/2010, Viareggio 2011/2012, Treviso 2012/2013, Paganese 2013/2014 e Lupa Roma (due volte, 2015/2016 e 2016/2017)] ma la “vita” successiva delle Società per le quali aveva lavorato: la Massese (allenata nella stagione 2007/2008) è retrocessa nella stessa stagione per ritardata consegna dei documenti, è retrocessa in Eccellenza nella stagione successiva ed è dichiarata fallita nel 2009; la Scafatese (allenata nella stagione 2008/2009) nel 2010 non viene iscritta in Seconda Divisione salvo ripartire dalla Terza Categoria; la Cavese (allenata nella stagione 2009/2010 fino a novembre) nel 2011 è esclusa dai campionati per dissesto economico-finanziario; il Pergocrema (allenato nella stagione 2010/2011) nel 2012 fallisce per dissesto economico e è radiato; il Viareggio (allenato nella stagione 2011/2012, fino al 29 ottobre) nel 2014 non viene ammesso in Lega pro per motivi economici e riparte dalla Terza Categoria; il Treviso (allenato nella stagione 2012/2013, fino al 21 ottobre) retrocede e non viene iscritto (escluso) dalla FIGC al campionato successivo; l’Ischia Isola Verde (allenata nella stagione 2014/2015, dal 18 novembre) nel 2016 non riesce a formalizzare l’iscrizione e viene radiata. Solo la Paganese (allenata nella stagione 2013/2014) sopravvive al suo passaggio assieme alla Lupa Roma (allenata nelle stagioni 2015/2016 – dall’1 novembre al 27 dicembre – e 2016/2017 – dall’11 ottobre al 7 novembre) ma retrocessa in D al termine della sua prima stagione, poi ripescata ed ancora retrocessa sempre in D al termine della sua seconda stagione capitolina. Credeteci, dispiace ricordare un siffatto curriculum davanti al quale gli esoneri sono bazzecole. Dispiace ricordarlo a noi che amiamo la Reggina (non più incondizionatamente, sia chiaro) e dispiace ricordarlo a lui che, come detto, ci è tanto simpatico per la semplicità e l’umiltà con cui si è presentato, prima, e comportato, poi, sia con noi che, crediamo, con gli alti colleghi. Dispiace, dispiace molto ma una domanda sciocca comunque ci poniamo: la P&P ha fatto, come noi e molti altri, una banale ricerca in rete? Siccome siamo dell’idea che, in determinate occasioni, non sia possibile trincerarsi ed accettare il “non sapevo” di politichese memoria e che, pertanto, è valido il concetto del “non poteva non sapere” ecco che, quindi, un’unica spiegazione consideriamo valida: (la P&P) non poteva dire di no! Perché? E’ presto detto: una Società che sin dal suo insediamento non esita a dire (ed ancora a ridire, ribadire, sottolineare, evidenziare) frasi che vanno dal “Se mi danno i soldi che ho investito, sono pronto a cedere le mie quote” al “Non possiamo pensare al futuro perché viviamo alla giornata”, dal “Non possiamo rinnovare i contratti perché non sappiamo dove saremo l’anno prossimo” al “Non sappiamo se arriveremo a giugno”, altro non fa che esporsi pubblicamente all’interesse di persone senza scrupolo che altro non fanno che cogliere l’occasione fornitale da aziende in difficoltà sulle quali mettere le mani impossessandosene. E’ successo questo? Non lo sappiamo con certezza ma così sembrerebbe! E se questo fosse successo davvero, ecco spiegato il venir meno del potere decisionale dell’uno a vantaggio degli altri. Sono illazioni? No, semmai ipotesi senza il crisma della verità assoluta che preferiamo lasciare alla saccenza altrui. Di sicuro c’è una cosa: il ridicolo di cui si ricopre la Reggina odierna non ha eguali (nemmeno nel recente passato sotto la precedente gestione); il fondo che è riuscita a scavare la Reggina odierna è di gran lunga superiore alla quota negativa raggiunta nei recenti periodi bui. E non finisce qui… (purtroppo)!  

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8 chiacchiere con Agenore Maurizi

(5) Abbiamo aspettato di fare un po’ di strada ancora, non volevamo incontrare Agenore Maurizi troppo presto attendendo, quindi, qualche altra giornata di campionato. E così, dopo aver chiesto l’intervista passando per il giusto canale societario, alla vigilia di Ognissanti abbiamo

incontrato il tecnico romano. Lo abbiamo fatto, cioè, nella settimana successiva alla bella vittoria sul Catania ed, ahinoi, alle polemiche nate dopo l’esposizione di una coreografia che ha fatto tanto discutere e che, assai probabilmente, avrà ulteriori riscontri in materia di D.A.Spo. nei confronti di qualche decina di supportes amaranto.

L’appuntamento è al prestigioso Centro Sportivo “Sant’Agata”. Il mister ritarda un po’ ed impieghiamo il tempo a salutare vecchi amici come il Team Manager, a scambiare qualche chiacchiera con il Segretario Generale sull’appena giunta squalifica per una giornata comminata alla Curva Sud, a salutare Pietro Armenise e Paolo Campolo ed a conoscere l’allenatore in seconda Antonio Battistelli impegnato a visionare la Casertana (prossimo avversario degli amaranto).

Il mister arriva scusandosi e ci ritroviamo così in una stanza con lui ed il Responsabile della Comunicazione, il prezioso ed instancabile Peppe (jr) Praticò. Avviamo il registratore e si parte. Ciò che ne viene fuori è una chiacchierata serena ed amichevole con un personaggio schietto, più avvezzo all’essere che all’apparire, quasi folkloristico (in senso positivo) e senza spocchia ed arroganza.

Mister, una premessa è d’obbligo: presidenti, direttori, allenatori e giocatori ne abbiamo visti tanti in quasi 30 anni di giornalismo. Molti di loro sono passati, molti altri ci sono oggi ed un domani saranno passati, altri ancora non li conosciamo ma siamo sicuri ne passeranno: noi intendiamo la Reggina come un’ “entità”, un “bene supremo” e, quindi, immutevole nel tempo (a prescindere) quale “valore assoluto”! Personalmente, poi, sono assai poco propenso ad “innamorarmi” delle singole persone che pro tempore ne ricoprono qualunque ruolo. Rispetto, però, chi mi rispetta e stimo chi ritengo sia meritevole per ciò che ha fatto, fa e farà solo ed esclusivamente nell’interesse della Reggina. Ecco perché, nei tuoi confronti, in questo momento, nutro stima e rispetto perché stai facendo bene e la “mia” Reggina ne beneficia.

Il giorno della tua presentazione alla Stampa ed alla Città, molti di noi – me compreso – la prima cosa che fecero fu quella di andare a leggere il tuo curriculum ma, al contempo, lo ricorderai, dicemmo e scrivemmo che comunque saresti stato meritevole della nostra fiducia perché avevi addosso la nostra maglia, quella amaranto. Dopo quasi 5 mesi da quel giorno, avverti la benevolenza della stragrande maggioranza della Stampa, della Città e dei tifosi?

Certo che si! L’avverto in maniera assai marcata. Anzi, a dire il vero più di quello che merito.

Cosa intendi per “di più di quello che merito”?

Succede che a volte riceviamo sia critiche ingiuste ma anche elogi immeritati. Io voglio essere stimato per come lavoro sul campo e non per quello che produco. Il calcio non è un’azienda ma è frutto di varie situazioni.

Le tue prime parole furono la richiesta di essere giudicato non per il tuo curriculum ma per quello che saresti andato a fare da quel giorno in avanti. Sei stato accontentato, giusto?

Direi di si e sono contento di questo. Ancora non abbiamo fatto nulla di che ma sono sicuro che la gente competente, la gente vera, quella affezionata alla Reggina ed alla propria Città alla fine si affezioni anche alle persone che lavorano nel suo interesse. Noi non siamo tifosi, dobbiamo essere più razionali che sentimentali. Ero sicuro che dovevo essere giudicato non per quello che avevo fatto ma per quello che avrei fatto.

Ti va di farci un riassunto delle tue esperienze precedenti? Il curriculum non è certo dei migliori ma se volessi spiegarci di cosa è frutto…

Voglio dire una cosa che mi farebbe molto piacere sottolineare. Per me conta il presente, il passato conta poco. Mi andrebbe molto di parlare del passato ma non ne voglio parlare e non perché abbia scheletri nell’armadio me perché sono persona così, istintiva, parlo come penso e nel mondo del calcio… Preferisco parlare di ciò che faremo sabato prossimo, degli allenamenti piuttosto che dire la mia opinione, anche le opinioni contano pochissimo.

Parliamo di Social. Ti vediamo molto attivo sulla tua pagina Facebook. Facebook, lo diciamo a vantaggio di chi lo demonizza vedendolo come un “luogo di perdizione”, altro non è che una qualunque piazza cittadina ma virtuale. Un posto dove, invece che incontrarsi con gli amici di persona, si chiacchiera con altre migliaia di persone. Il tuo approccio qual è sapendo che, così come arrivano gli elogi dopo una vittoria, potrebbero anche arrivare le critiche dopo una sconfitta?

Intanto tengo a dire una cosa importante: come vedi anche dalla semplicità con cui mi vesto, non ho mai gestito molto bene la mia immagine. Detto questo, ho deciso, consigliato da esperti del settore, di affidare la cura della mia immagine ad un esperto in comunicazione (Comunicazione? Esperto in Comunicazione? Presidente ma che dice Agenore? “A noi non serve un Ufficio Comunicazione”, ricorda? ndr) con il quale interagisco e che mi tiene aggiornato sull’evoluzione dei post riguardo ai commenti. Voglio dirti una cosa, però: è successo che abbiamo fatto 0 punti in due partite (con il Cosenza ed a Trapani) ma non ho letto nessuno che si sia lasciato andare a commenti particolarmente eccessivi. Io mi approccio nei rapporti in maniera molto sincera, da uomo. Ho chiesto alla Città di non giudicarmi solo da allenatore ma anche da uomo. Il tempo dirà se sono un allenatore scarso o bravo, però vorrei che si sapesse che sono un uomo vero con i suoi valori.

E credo che la gente ti apprezzi. E’ un momento difficile, soprattutto per quel che riguarda il tifo allo stadio. La tifoseria reggina non pretende grandi risultati, subito. Ha dimostrato di sapersi calare nella parte dopo le straordinarie annate calcistiche vissute sino a 7/8 anni fa. Da un paio di anni, da quando cioè l’attuale Società ha preso le redini, sappiamo di dover lottare per, magari, un giorno, tornare ai fasti del recente passato che sono lì, vivi, ma ormai trascorsi. Il tifoso reggino, se vede impegno, abnegazione, sudore sulle maglie, è portato a legarsi sempre di più alla sua squadra.

Ti vediamo particolarmente presente in panchina, come se fossi in campo. Riesci a farti ascoltare dai tuoi giocatori?

Credo sia difficile parlare con loro mentre giocano, soprattutto se lo stadio è rumoroso. Diciamo che molto ce lo diciamo durante gli allenamenti e, poi, in campo cerchiamo di applicare la tattica che abbiamo preparato. Parlo con chi gioca vicino alla mia panchina (terzini ed esterni) e, attraverso loro, mando indicazioni ai giocatori più lontani. Si, sono in campo e pretendo che anche la panchina lo sia e stia attenta a ciò che succede sul terreno di gioco.

Il Direttore Basile, parlando in conferenza stampa, parlò di giocatori “funzionali”. Funzionali alle tue esigenze, al tuo gioco, o a quelle societarie? Nell’ampia rosa che hai a disposizione, c’è qualche ruolo che avresti voluto essere ricoperto meglio dopo il lavoro estivo di Basile?

Intanto “funzionali” in entrambi i sensi, sia per il gioco che sarei andato a fare con la mia squadra e sia, anche, per le esigenze societarie. Poi, in sostanza, ho il dovere di allenare i giocatori che Basile e la Società mi hanno messo a disposizione. Ti dico però che i miei giocatori sono i più bravi!

Hai spesso definito il tuo gioco come “gioco di comando”. “Comandare” vuol dire mettere sotto l’avversario quando si è in fase offensiva ma anche costringerlo a non giocare come vorrebbe quando ci si difende?

Il “gioco di comando” è scegliere il proprio modo di giocare, sia in fase di possesso che di non possesso. Non sempre gli avversari ci consentono di giocare come vorremmo ma noi entriamo sempre in campo con l’idea di comandare il gioco. Per fare questo ci vogliono mesi di allenamento, non è che si improvvisa così. La cosa importante, che tengo a chiarire, è che questo è il mio pensiero e non certo una verità assoluta.

Con i tuoi ragazzi hai un dialogo o, invece, sei integralista dettando i compiti ad ognuno e pretendendo siano rispettati?

Io espongo loro il problema, loro devono trovarne in campo la soluzione. In maniera chiara, sincera, serena perché siamo qui per lavorare. Io faccio il tecnico, loro i calciatori. Il tecnico incide ma poi sono loro che vanno in campo. Io dico qual è il problema, ti do gli input ma poi deve sapere il giocatore come affrontarlo e risolverlo perché la teoria è una cosa ma la pratica sul terreno di gioco è un’altra. Posso prevedere cosa succederà ma, in sostanza, potrebbe darsi che succeda qualche imprevisto. Le cosiddette variabili, insomma. Analizziamo tutto, visioniamo tutto il possibile ma come possiamo sapere se l’avversario oggi è schierato a destra con un giocatore che fino a ieri giocava al centro o a sinistra?

Il tuo Presidente, spesso e volentieri, si lascia andare ad esternazioni alquanto discutibili e probabilmente inopportune che non credo facciano bene all’ambiente. Come avete preso, tu e la squadra, e cosa avete recepito dalla dichiarazione con cui ha manifestato le solite difficoltà sotto il piano economico tanto da porsi gravemente l’interrogativo se si arriverà a giugno?

Stimo il Presidente sia come persona sia come Presidente della Reggina. Ho l’abitudine di non soffermarmi sulle apparenze e nemmeno su ciò che viene detto perché alle parole si possono attribuire molteplici significati e dare loro altrettante interpretazioni. Non mi soffermo più di tanto, quindi, su ciò che si dice. Ho sempre cercato di inculcare ai calciatori la mentalità secondo cui sarebbe opportuno vivere, pensare e ragionare su ciò che succede al nostro interno. Ciò che esterno è fuori dal nostro controllo e, quindi, cerchiamo di ignorarlo. Noi dobbiamo arrivare al Sant’Agata, cambiarci, andare sul terreno di gioco ed allenarci al meglio dando il 100%.

Tutti abbiamo visto la famigerata conferenza stampa ad Ischia, cos’è che ti fa veramente incazzare?

Le responsabilità sono più mie che di altri. Nel senso che ciò che mi fa incazzare non è sempre una motivazione assoluta, valida per tutti insomma. Sono un impulsivo, sono uno che agisce di getto, uno che quando vede le persone che pensano al proprio “io” e non al “noi” s’incazza molto. Le persone che possono fare qualcosa, avendo magari il potere per farlo, e non lo fanno mi fanno incazzare tantissimo.

Da qualche settimana la Curva Sud ha scelto di assistere silenziosamente ai primi 45 minuti di gioco dietro lo striscione “Chiuso per repressione”: in sostanza, protestano contro i D.A.Spo. comminati ad alcuni di loro dopo la gara contro il Catanzaro. Sabato sera, purtroppo, è successo qualcosa che è andato ben oltre il silenzio attuato per metà partita. Qual è il tuo rapporto con i tifosi?

Credo che i tifosi siano l’aspetto più bello del mondo del calcio. Ma non solo del calcio, che in Italia è lo sport più seguito, ma anche del football americano e del basket dell’NBA dove ci sono Palazzi con 30.000 spettatori festanti. Noi abbiamo bisogno dei nostri tifosi, ci mancherebbe altro. Non voglio entrare in discorsi che non mi appartengono. So che il tifoso ama la propria squadra e decide come amarla. Ognuno di noi ha un proprio modo di amare, non esistono regole assolute.

E’ bello, comunque, che la squadra vada sotto la curva al termine di ogni partita e canti insieme ai tifosi qual coro ormai divenuto ormai famoso.

Quello è un gran bel segnale, un segnale che significa legame con la Città che si rappresenta in campo. Tutti noi abbiamo senso di appartenenza, indossiamo tutti la stessa maglia amaranto ed è doveroso rispettarla come meglio sappiamo fare.

Se dovessi immaginare il futuro della nostra Reggina, prossimo o remoto che sia, come lo immagini?

Come sognatore o come realista? Mia moglie mi rimprovera spesso il nutrire fiducia verso il prossimo, mi rimprovera l’essere un sognatore (anche perché non costa niente, e sorride). Sono uno che sogna ad occhi aperti e mi aspetto sempre il meglio da quello che faccio. Però, poi, faccio tesoro di ciò che la vita mi ha insegnato in 53 anni. Preferisco non deprimermi dopo le sconfitte e non esaltarmi dopo le vittorie, stare con i piedi per terra mantenendomi umile. Penso a quello che può essere il futuro della Reggina a partire dalla gara di sabato a Caserta.

La trasferta di Caserta e la successiva partita casalinga infrasettimanale contro il Siracusa sono ravvicinate ed anche se dopo ci sarà per la Reggina il turno di riposo credi che si possa incorrere in difficoltà come quelle riscontrate nel trittico Francavilla-Cosenza-Trapani?

Bravo! Questo potrebbe essere un problema. Ho sbagliato in occasione delle tre partite che hai elencato semplicemente perché non conoscevo le problematiche che con 3 partite in 8 giorni si sarebbero potute verificare, penalizzandoci. Dobbiamo stare attenti.

Pensi ad una sorta di turnover?

Non lo so ancora. Mi riferisco alla gestione delle due gare in generale. Dovrò stare più attento io a fare le valutazioni sulla gestione del gruppo ed a non sbagliare come ho fatto nella gara con il Cosenza.

In chiusura, vuoi dire qualcosa ai tifosi della Reggina in questo periodo, diciamo così, non bellissimo per loro?

A volte ciò che suggerisce il cuore non si può dire. Quello che posso dire è che la vita è fatta di scelte continue. Ogni giorno siamo davanti a delle decisioni da prendere. Ognuno ha il diritto di vivere come vuole, ha diritto di essere ciò che vuole essere. Credo che l’amore sia un concetto universale, loro amano la Reggina ed è giusto che lo dimostrino come meglio credono. Non c’è il giusto e lo sbagliato. A nessuno di noi tocca giudicare. Amino la Reggina come vogliono amarla!

Ecco, ben detto: ognuno di noi ha il proprio modo di amare. Noi, da sempre e per sempre, abbiamo amato, amiamo ed ameremo la Reggina come “entità” avulsa da qualsivoglia nome e cognome l’abbia rappresentata, la rappresenta o la rappresenterà. Se ne facciano una ragione coloro i quali amano avere al seguito pletore di ominicchi osannanti, “yes-men”, pennivendoli o portaborse vari. La Reggina è una cosa seria e, come tale, dev’essere trattata, rispettata ed onorata! Ad maiora, Agenore!

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Reggina 1914: piacevoli sorprese e previste delusioni (parte terza))

(segue) Il Presidente. Una premessa è d’obbligo, facendo riferimento al titolo scelto: sono le aspettative risultate vane a generare delusioni. Noi, oggi e già da un bel po’ di tempo, aspettative non ne coltiviamo più! Ne deriva che le delusioni a cui facciamo riferimento siano passate e metabolizzate ma, ahilui, ancora ricorrenti.

 

Lo conoscevamo in maniera assai diversa, opposta diremmo. Tutta un’altra persona rispetto alla “nuova” avuta modo di scoprire nei primi due anni di sua presidenza della Reggina. Da sempre un suo pallino fisso (dal 1996 esattamente, da quando l’allora Presidente Foti decise di fare a meno della sua collaborazione), è riuscito a diventare Presidente della Reggina nel luglio del 2015. Entrato nella Reggina Calcio (prima di Benedetto e poi di Foti) sin dalla sua costituzione nel 1986, non crediamo abbia ben digerito l’esclusione 10 anni dopo e questa cosa deve averlo così tanto fortemente motivato da tentarvi la scalata salvo riuscirci alla prima occasione utile (dopo qualche tentativo di inserimento fallito). Già il mese successivo alla "conquista della Reggina", se non ricordiamo male, forse alla prima intervista ufficiale pubblicata da Gazzetta del Sud a firma del collega Cristofaro Zuccalà, se ne uscì con l’infelice frase “Se qualcuno mi da i soldi che ho messo me ne vado”! La cosa destò stupore, tant’è che ne parlammo con qualche Socio e, onestamente, ne restammo basiti. Questa frase, o similari, l’avremmo poi sentita almeno un’altra decina di volte sin oggi. Forse di più! E’ un refrein ma non è l’unica cosa stucchevole: frasi del tipo “Abbiamo salvato il calcio a Reggio” e “Il nostro è stato un atto d’amore” e via dicendo -, giorno dopo giorno, ad ogni uscita pubblica, hanno logorato i tifosi stanchi, ormai, di ascoltarlo. Anzi, diciamo di più: secondo noi i colleghi che lo invitano in tv o in radio non dimostrano di volergli bene considerando che lo inducono a ripetere sempre la stessa manfrina di cui, onestamente, ne abbiamo piene le tasche. Pessimista, negativo, gramo, quasi sofferente, cupo, corrucciato, sempre sulla difensiva, vittimista. vede fantasmi ovunque, destabilizzatori e nemici provenienti da ogni dove, fustiga i tifosi che non si abbonano o che criticano (“Non vorrei che, come quel tifoso che ha pagato 1,38€ a partita, ci venisse contestato di non aver preso l’attaccante”). Vorrebbe istituire una sorta di “regime” in cui le sue parole siano “verbo” e gli avversari siano “tacitati”. Non ha forse messo in conto che voler essere presidente della Reggina avrebbe comportato l’esposizione più a critiche che ad altro. Quanti anni ci ha impiegato Foti prima di essere osannato? 8 ci pare, avendo preso in mano le redini nel 1991 ed essendo stato promosso in A nel 1999. Secondo lui, a Demetrio detto Mimmo tutto sembrerebbe debba essere dovuto in segno di ringraziamento perenne. Ma quando mai! Ha dalla sua mesi e mesi di parole ed atteggiamenti funerei degni del miglior impresario di pompe funebri. Mai sorridente, mai sereno, mai propositivo, ottimista, fiducioso, mai coinvolgente ma accentratore, bramoso di protagonismo, di visibilità. Non crediamo abbia mai colto che mostrandosi come si mostra l’indice di gradimento è arrivato ai minimi storici. La Comunicazione (volutamente con la C maiuscola) è anche visiva e non solo scritta e parlata. Ah già, “A noi non serve un Ufficio Comunicazione” (cit.). Si vede, Presidente, in effetti a lei non serve… più! L’ultima uscita pubblica ricalca le centinaia precedenti ma c’è una novità. Nel momento in cui la squadra va bene, i tifosi sono sereni e tranquilli, la Stampa è benevola con i giocatori; nel momento in cui determinati discorsi sembravano accantonati ecco che la mestizia di cui è portatore ha ancora il sopravvento: “Dobbiamo pensare come arrivare a giugno” (spara a ciel sereno)! Ma come: ha festeggiato per una settimana intera (più che la tradizionale Festa ‘i Maronna) una salvezza come quella dello scorso anno neanche fosse una promozione; ha, a suo dire, rescisso il contratto con il DGS perché “aveva ambizioni incompatibili economicamente”; ha iscritto la squadra e presentato le relative fidejussioni senza particolari patemi; ha fatto una campagna acquisti all’insegna della più severa spendig-review “montiana” ed oggi ci dice che non sa se arriva a giugno? Grrrrr… Ma se davvero volesse cedere le sue quote societarie (dichiarato decine di volte ma mai davvero creduto da chi scrive) a quale investitore potrebbe proporre un quadro con le tinte così oscure? Fosse un De Chirico in cattive condizioni si procederebbe ad un restauro ma una Società che ha appena iniziato la sua terza stagione che appeal ha, oggi, dopo le sue nefaste parole? 0, ve lo diciamo noi! Ai 4 giocatori con un contratto biennale in essere cosa trasmette circa il proprio futuro dopo il 30 giugno prossimo? Ed ai 2 giocatori più dotati tecnicamente (Porcino e De Francesco) ed in scadenza di contratto, come si approccia chiedendogli il prolungamento? Su che fondamenta poggia la richiesta? Possibile che si sia tirato a campare per due anni senza un benché minimo di progettualità ma navigando a vista? E che diamine! Ed ancora “Domani qualcuno mi attaccherà ancora per le mie parole”. E come vorrebbe che non succedesse? Ecco, se c’è una cosa su cui ha messo d’accordo (quasi) tutti è proprio l’avversione nei suoi confronti. E’ addirittura riuscito nell’impresa di riunire alcune frange della Stampa locale notoriamente su posizioni diametralmente opposte. Senza che nulla esse facessero, sia chiaro; così, naturalmente, è stato proprio grazie al Presidente che sono convogliate divenendo aspramente critiche nei suoi confronti. Ma, ci chiediamo, come potrebbe essere diversamente? La gente non ha la boccola al naso, se gli si viene detta una cosa, qualunque cosa, ciecamente non si fida più di nessuno. Osserva, verifica, ragiona e deduce! Da sola, senza essere imboccata nel maldestro tentativo d‘indottrinamento da parte dei parolai di professione. E ne parla, ne discute, ascolta le tesi altrui ed espone le proprie. Anche sui social, anche su quel Facebook dal Presidente demonizzato (“C’è tanta gente cattiva su Facebook”). Non ha ancora colto il Presidente che Facebook è il bar sotto casa, Facebook è Piazza Italia, Facebook è il Corso Garibaldi. Facebook è, quindi, indicativo degli umori esattamente come i ritrovi dei nostri padri. Lo demonizza ma, al contempo, da anni, ha un report presumiamo di migliaia di pagine stampate, lette e rilette e sventolate in conferenze stampa ad hoc. Un’altra perla? Il Presidente ha dichiarato di aver speso sin oggi circa 4 milioni (non lui in prima persona, la Società nella sua interezza). Bene! Partendo dal presupposto che si è sempre guardato bene dal dichiarare quanto, invece, ha incassato (cessioni Villa e Carrozza, sponsor, minutaggio, Legge Melandri, premi di valorizzazione e via dicendo) ci pare di aver capito di poter dividere le spese in 1,5 milioni per la prima stagione in D ed i restanti 2,5 milioni per la seconda stagione in Lega Pro. Ha dichiarato anche, il Presidente, di aver rescisso il contratto con il DGS Martino (in possesso di un contratto fino al 30 giugno 2019 e giustamente liquidato con una somma pari all’ingaggio annuale lordo di un buon attaccante) perché “le ambizioni di Martino risultavano essere assolutamente in contrasto con le possibilità economiche della Società”. Bene, annotiamo però che è lo stesso Presidente a smentirsi allorquando dichiara che per la stagione in corso si dovranno trovare 3 milioni. Ma come, lo scorso anno hai speso 2,5 milioni, rescindi il contratto con il DGS perché ha progetti ambiziosi ma quest’anno le spese aumenteranno di 0,5 milioni? C’è qualcosa che non quadra o, più verosimilmente, non è quello il motivo reale del recesso e che forse non sapremo mai (o forse si). Parliamo del ruolo e delle competenze ascritte o, meglio, ascrivibili al Presidente? Il Presiedente deve (dovrebbe) essere un leader e non un capo. Deve (dovrebbe) essere preparato sul settore in cui opera la propria azienda. Deve (dovrebbe) conoscere l’argomento in ogni sua sfaccettatura. Deve (dovrebbe) conoscere rischi e benefici della propria attività. Deve (dovrebbe) essere prima imprenditore di se stesso e, poi, dei Soci che rappresenta e che gli hanno (eventualmente) concesso la loro fiducia. Deve (dovrebbe) conoscere ogni singola voce riguardante la propria impresa. Deve (dovrebbe) essere lungimirante. Deve (dovrebbe) essere propositivo, ottimista, fiducioso e, soprattutto, cosa che non accade, carismatico. Bene! Da sempre dirigente sportivo, per molti anni al seguito, quale Delegato F.I.G.C., delle Nazionali giovanili ma anche Presidente Regionale del C.O.N.I. per oltre un decennio, Demetrio Praticò ha scelto di delegare qualcun altro nella gestione dell’aspetto tecnico della Reggina. Giustamente ed opportunamente, aggiungiamo. Nei primi due anni di vita della Società da lui presieduta, ha scelto Gabriele Martino quale Direttore Generale ed anche Sportivo. Grande esperienza nel settore, quella di Martino, indiscutibilmente l’unico con cui, in Società, si potesse parlare di calcio. Ogniqualvolta si facesse una qualsivoglia domanda al Presidente su aspetti tecnici, la risposta è stata sempre la stessa “Di queste cose ne dovete parlare con il Direttore Martino”. Giusto! E’ preferibile che non ci si sbilanci in equilibrismi linguistici se la materia non ci appartiene. Finita l’era Martino, oggi il Presidente ha scelto un nuovo delegato nella persona del Direttore Basile. Giustissimo! Se le dinamiche e le logiche non si conoscono meglio affidarsi a chi di esse ne ha fatte la propria materia. Partendo dal presupposto che non è detto che il Presidente debba necessariamente capire, e quindi disquisire, di calcio, ci chiediamo però di cosa potremmo parlare con il Presidente senza ascoltare i soliti e stucchevoli piagnucolii? In sostanza, da Delegato a delegante e stop! A far da scudo al Presidente ci deve pensare, spesso e volentieri, il figlio Giuseppe (Amministratore della Società). Tocca a lui, ogni volta, provare a spiegare e tradurre le parole in libertà del padre. In sostanza, tocca a lui mettere una pezza ai buchi che ogni volta le dichiarazioni paterne creano. Ma un cambio al vertice no, vero?

E’ notizia odierna di un manifestato interesse verso il Sant’Agata da parte dell’ex Presidente della Reggina Calcio (1986-1991) Pino Benedetto. Intervistato dal collega Giusva Branca, Pino Benedetto – che, ricordiamolo, anche lo scorso anno aveva presentato una manifestazione d’interesse subordinandola però alla presenza della Società di Mimmo Praticò e, quindi, ritirandola – sembra avere le idee molto chiare su ciò che farà “da grande”: partecipare alla gara successiva alla pubblicazione del Bando per l’utilizzo del Centro Sportivo “Sant’Agata”! Le stoccate di Pino Benedetto nei confronti del Presidente della U.S. Reggina 1914 sono limpide: “…non voglio lasciare questa città nell’ignavia, in mano a persone che si accontentano di vivacchiare pur di apparire… Oggi il “Sant’Agata è visto come un peso, come una spesa insostenibile. Vedere il Sant’Agata come un costo è ridicolo, da ignoranti… Pensare che la Reggina debba accontentarsi di campionati di attesa in serie C è contro la storia dei Reggini stessi, da sempre pronti a sfidare tutto e tutti per andare oltre l’ostacolo e pensare in grande… Guardi, lasciare a un certo punto non è un disonore, ma un passaggio obbligato. LA REGGINA NON E’ UN BENE DI PROPRIETA’ ed il rapporto con essa deve essere caratterizzato dal medesimo spirito che anima i portatori del Quadro della Vergine: “Lo porto fino a un certo punto e poi lascio il passo. Col sorriso e da privilegiato per averlo fatto”… Cosa manca per la B? E’ facile, facilissimo, manca qualcuno che sia in grado di pensarla la B”. Queste le parole di Pino Benedetto che, chi conosce la storia amaranto sa, prese con un nugolo di “amici” (tra cui lo stesso Praticò) la Reggina dalle mani dell’allora Sindaco Mallamo nel girone B dell’allora serie C1 (estate del 1986), due anni dopo la portò in B e l’anno successivo perse la A ai rigori nello spareggio di Pescara. Anche per lui, per dirla come Praticò (“Ricordiamoci da dove siamo partiti”, ndr), vale lo stesso discorso: primo anno sesto posto in C1; secondo anno terzo posto in C1 e spareggio per la B vinto contro la Virescit a Perugia; terzo anno quarto posto in B e spareggio per la A perso contro la Cremonese. E quindi, signor Praticò? Siamo sicuri che, da oggi, vedrà un “nemico, destabilizzatore, in malafede” in più!!! Il Presidente non gode di suo, perché dovrebbe godere di qualcosa di nostro come le altre 5 facce del “dado Reggina”? (fine).

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Reggina 1914: piacevoli sorprese e previste delusioni (parte seconda)

(segue) La Società. La Società non è (solo) la famiglia Praticò. L’Urbs Sportiva Reggina 1914 s.r.l. (già A.S.D. Reggio Calabria, prima, e S.S.D. Reggio Calabria, poi) è composta da altri seri e preparati professionisti nei più disparati settori economici: dall’avvocato all’imprenditore

edile, dal commerciante all’immobiliarista, dal medico al commercialista e via dicendo. Le spaccature all’interno della Società sono ormai notorie da tempo, quasi da subito dopo la sua nascita si potrebbe dire. “Non siamo il suo bancomat” e “Considera la Reggina sua e non nostra”. Bastano come frasi ricorrenti tra i Soci o ampliamo l’elenco? Forse il Presidente presume che Reggio Calabria sia New York, forse immagina che la distanza tra Catona e Bocale sia la stessa tra il Bronx e Manatthan, forse pensa che le persone non si conoscano tra di loro e che non si parlino. Non è così, “caro” Presidente! La Società, purtroppo intesa come la minoranza societaria (atteso che la maggioranza – il 63% circa – è detenuta dalla P&P s.r.l. della famiglia Praticò), non crediamo sia stata d’accordo su molte scelte effettuate ma è il Consiglio di Amministrazione a decidere se non fosse che il CdA è composto da 5 Soci + 1: il Presidente, suo figlio Giuseppe, gli avvocati Giuffrè (ufficialmente vicepresidente) e Stilo (che non risulterebbe essere Socio), il dottore De Caridi (in rappresentanza di un gruppo più numeroso) e l’imprenditore Sgrò. Il voto del Presidente ha valore doppio e quand’anche si fosse in bilico la maggioranza societaria potrebbe pur sempre contare sui “vicini” Stilo e Da Caridi. Quindi, di fatto, si decide ciò che decide il Presidente. Punto! Sappiamo che molti Soci cosiddetti “minori” hanno lasciato o, comunque, hanno ridimensionato le proprie quote iniziali; sappiamo che più di qualcuno ha manifestato l’intenzione di fuggirsene via senza, possibilmente, perdere i propri soldi investiti; sappiamo, quindi, che la maggioranza non gode della fiducia della minoranza. Non da oggi, da quasi subito la sua nascita. E non è affatto bello! La minoranza gode della nostra solidarietà.

I tifosi. Vittime delle ferree leggi e delle conseguenti diffide e D.A.SPO., i tifosi della Reggina restano, sempre e comunque, la parte più sana dell’intero mondo amaranto. Vivono situazioni difficili grazie alla repressione decisa dallo Stato dopo i gravissimi fatti avvenuti in altri stadi d’Italia e di questo, ovviamente, ne soffrono. Sciolti negli anni i Boys ed il Commando Ultrà, altri gruppi meno numerosi ma altrettanto passionali sono nati sui gradoni della Sud. I tifosi, in generale (della Sud, così come della Gradinata e della Tribuna), sono da sempre l’anello finale della catena che compone l’interezza di un’entità come è da intendersi la propria squadra di calcio. Noi non siamo mai stati Ultras frequentatori di Curva, è per questo che non ci permettiamo entrare in quelle che sono le loro dinamiche dettate dalla cosiddetta “mentalità”. Certo, vorremmo che la Curva fungesse da traino per l’altro settore del “Granillo” ma… I tifosi godono del nostro affetto. (continua)


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Reggina 1914: piacevoli sorprese e consuete delusioni (parte prima)

(4) Se la famigerata medaglia di facce ne ha due, quasi sempre contrapponibili nel linguaggio di uso comune, proviamo ad immaginare la Reggina (intesa come entità) come un più complesso dado che, come si sa, di facce ne ha 6 (il triplo). Ed allora, consentiteci di dire la nostra sulle sei facce che abbiamo individuato in squadra, allenatore, DS, Società, tifoseria ed, in ultimo, Presidente.

La squadra. Costruita tra lo scetticismo generale attraverso la scelta di giocatori “funzionali” ai dettami del nuovo allenatore Agenore Maurizi, ad oggi la rosa consta (se non abbiamo fatto male i conti) di 24 giocatori: 3 portieri (Cucchietti, Licastro e Turrin), 9 difensori (Auriletto, Di Flippo, Gatti, Laezza, Maesano, Pasqualoni, Porcino, Solerio e Tazza), 7 centrocampisti (Bezziccheri, De Francesco, Di Livio, Fortunato, Garufi, Marino, Mezavilla) e 5 attaccanti (Bianchimano, Sciamanna, Silenzi, Sparacello e Tulissi). 15 di questi giocatori sono di proprietà (Bianchimano, De Francesco, Di Filippo, Fortunato, Garufi, Laezza, Licastro, Maesano, Marino, Mezavilla, Pasqualoni, Porcino, Sciamanna, Silenzi e Sparacello) ed i restanti 9, ovviamente, in prestito secco (il cui ingaggio, cioè, è a carico della Società proprietaria). Dei 15 giocatori di cui la Reggina detiene il cartellino, solo in 4 hanno in essere un contratto biennale (Bianchimano, Marino, Sciamanna e Sparacello) mentre tutti gli altri 11 sono, di fatto, in scadenza di contratto. E se per i giocatori in prestito il problema non si pone, diverso sarà il discorso per De Francesco, De Filippo, Fortunato, Garufi, Laezza, Licastro, Maesano, Mezavilla, Pasqualoni, Porcino e Silenzi sui quali, invece, dovrà presto intervenire la Società affinché non vadano via a parametro zero (senza guadagno per la Società di appartenza, quindi). Ma questi, in fondo, sono dettagli: i fatti che più importano sono quelli sanciti dal terreno di gioco. Ed andiamo ad analizzarli per quello che concerne le prime 5 giornate di campionato. Dopo la sfortunata sconfitta alla prima a Rende, la Reggina non ha più perso: vittoria casalinga contro il Catanzaro, pareggio a Pagani, pareggio in casa con il Matera e vittoria in trasferta a Fondi per un totale di 8 punti su 15 disponibili. In mezzo ad esse anche la vittoriosa trasferta-rivincita di Rende in Coppa Italia. Di questi tempi, la scorsa stagione di punti ne avevamo 6 frutto di una sconfitta esterna (Fondi), una vittoria casalinga (Messina) e 3 pareggi (in trasferta contro l’Akragas, in casa contro il Catania ed a Monopoli). E se l’anno scorso i giudizi, almeno sino alla sciagurata gara di Caserta che ha segnato l’inizio del “non-gioco premeditato”, sono stati lusinghieri per qualità del gioco e risultati per l’allora squadra di Zeman, quest’anno lo devono essere ancor di più. La squadra gioca bene, è piacevole a vedersi ma, al contempo, manifesta delle lacune vistose che, però, a nostro modo di vedere, possono essere colmate non in termini di mercato ma di concentrazione e rendimento fisico e, quindi, mentale. La vittoria a Fondi di ieri sembrerebbe dire (il condizionale è d’obbligo in attesa di avere una visione più completa e veritiera) che la Reggina (intesa come squadra) è, oltre che piacevole a vedersi, anche assai concreta. Non una bella partita, nel suo complesso, come quella casalinga con il Matera di sette giorni prima, ma assolutamente redditizia sul piano squisitamente dell’intera posta in palio conquistata. “Mettiamo fieno in cascina”, amava dire Franco Colomba qualche anno fa. Esattamente, in un campionato in cui l’unico obiettivo dichiarato dalla Società (ci correggiamo, non dalla Società ma dal Presidente – che non è la Società! -) è il “pareggio di bilancio” ed in cui, verosimilmente, oltre una salvezza non si può ambire (per le ambizioni, magari, sapremo aspettare che qualcosa/qualcuno cambi), i 3 punti di ieri vanno ad aggiungersi ai 5 precedentemente conquistati portando così lo score generale in positivo: 2 vittorie, 2 pareggi ed una sola sconfitta nelle 5 gare di campionato sin qui disputate. La squadra ci piace e di questo va dato merito al DS Basile e, ovviamente, al tecnico Maurizi ed al suo staff tecnico. In sostanza, la squadra gode della nostra benevolenza.

L’allenatore. E’ la sorpresa più lieta tra tutte. Alla notizia della sua assunzione, alla guida della Reggina, abbiamo avuto modo di dire come, seppur non conoscendolo ma avendone letto il disastroso curriculum, comunque, andava sostenuto anche in virtù del sol fatto che portasse addosso i nostri colori. E così abbiamo fatto finora. Già, il curriculum: un campo minato con molti esoneri e, fatto più preoccupante, molti fallimenti nell’arco di uno/due anni  delle Società da cui è transitato. Un disastro, o quasi! In sede di presentazione ufficiale, le parole che ci colpirono furono semplici, umili e disarmanti “Il mio curriculum è quello e non lo si può negare. Vorrei, però, essere giudicato per quello che farò qui e non per quello che non ho fatto fino a ieri”. Ecco, per chi conosce il significato dei valori umani, sono queste le parole che ci hanno convinti ancor di più che Agenore Maurizi andava sostenuto. Almeno a primo acchito, ovviamente se la Reggina avesse fatto acqua da tutti i fori non ci sarebbero stato umiltà o valori umani che avrebbero tenuto. Per noi la Reggina viene prima di tutto e di tutti: presidenti, direttori, allenatori, giocatori e tutta la restante pletora sono solo un complemento (seppur indiscutibilmente ne determino le sorti). Si è fatto conoscere per la definizione del suo gioco come “di comando”. Ma fesso non è ed ha capito che “andiamo a comandare” è preferibile che ad ostentarla sia Fabio Rovazzi e che ogni singola partita ha storia a sé e che, quindi, c’è quando si può prendere in mano il pallino del gioco e dettare i tempi ma c’è anche quando bisogna saper subire senza capitolare. Maurizi gode della nostra stima.

Il Direttore Sportivo. Lo hanno definito Coordinatore dell’Area Tecnica per tatto e diplomazia nei confronti dell’allora ancora presente in organico DGS (Direttore Generale e Sportivo). Adesso che si è chiuso il rapporto di lavoro con Gabriele Martino, possiamo chiamarlo con il reale titolo inerente la figura che occupa in Società ed annesse mansioni. Lo abbiamo conosciuto durante la presentazione ufficiale congiunta con Maurizi e, a latere, abbiamo scambiato quattro sole semplici chiacchiere di presentazione. Ciò che gli abbiamo detto è di una semplicità disarmante: “Guardi che per noi la Reggina, dalla Champions alla Terza Categoria, ha lo stesso valore e lo stesso significato quindi le auguriamo buon lavoro sempre e comunque in virtù di questo dogma”. Nulla di più! Lo abbiamo riascoltato, poi, durante un incontro con la stampa da lui stesso voluto a margine della presentazione di Lorenzo Di Livio. L’abbiamo detto e scritto: di Salvatore Basile (calabrese di Crotone), in quell’occasione, ci ha colpiti la presunzione e l’arroganza nel definire alcuni concetti espressi: “Stiamo strutturando la Società” (perché, non lo era?), “Stiamo creando un Settore Giovanile” (perché, non c’era?), “Il mal di pancia di qualche giocatore è dovuto ai consigli esterni” (di chi?). Non crediamo abbia reso onore al suo Presidente ma, eccezion fatta per i toni utilizzati, non crediamo neppure abbia avuto torto. Un’altra delle cose che ci ha colpiti e fatti riflettere è la circostanza secondo cui al tavolo erano seduti Basile e Praticò (il Responsabile dell’Ufficio Comunicazione, figura ufficializzata dallo stesso Basile e mai colpevolmente riconosciuta durante i primi due anni di duro lavoro) mentre il Presidente era accanto a noi, su un divanetto, a prendere appunti sulle parole di Basile. Mah! E’ cambiato il Mondo!!! O sono cambiate le gerarchie, non sappiamo! Avuta quest’impressione iniziale, non abbiamo avuto modo più di incontrarlo ma abbiamo colto l’occasione lasciando fosse il campo a parlare anche per lui. Ed infatti, dalla prima gara casalinga è venuta fuori una pesante squalifica per i fatti avvenuti negli spogliatoi nel dopo Reggina-Catanzaro. Pesante per lui, pesantissima per il da lui scelto Segretario Generale Vincenzo Greco che, porca miseria, vanta un curriculum di diffide ed inibizioni collezionate da far rabbrividire (evidentemente saprà curare gli interessi del datore di lavoro assai meglio di come agisce in campo e nei tunnel degli stadi). Tornando al campo, inteso come risultati, anche per lui vale il discorso fatto per Maurizi: se i frutti raccolti fino ad oggi avranno un seguito uguale o maggiore allora un “Bravo Basile!” non glielo negheremo di certo. Maurizi umile e Basile presuntuoso, forse potrebbe essere questo il mix vincente. Basile gode del nostro rispetto. (continua)

(Foto fonte profilo Facebook Reggina 1914 e per la cui concessione al loro utilizzo si ringrazia il Responsabile dell'Ufficio Comunicazione Giuseppe Praticò).

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Reggina 1914: occorre equilibrio (in campo e nei giudizi)

(3) Meno piacevole esteticamente, più concretamente redditizia la Reggina vista ieri sera all’esordio casalingo al “Granillo” rispetto allo sciagurato esordio di una settimana prima al “Lorenzon”

di Rende. Alle pendici della Sila, la squadra di mister Maurizi era apparsa fin troppo sbarazzina e votata al “comando” (come ama dire Agenore) piuttosto che impegnata ad una tattica equilibrata ed, alla lunga, magari più conveniente. Non crediamo che, dopo sole due giornate di campionato, si possano esprime giudizi ma soltanto semplici impressioni. E ad esse ci limitiamo (per il momento).

La partita di ieri sera ha detto che la Reggina può recitare un ruolo non da semplice comparsa. Ma, mettendo a confronto la sconfitta di Rende e la vittoria sul Catanzaro, ha detto anche che la saggezza di ieri sera frutta senz’altro di più che la presunzione di sabato scorso quando si è immaginato di andare a far visita ad una “ripescata” per farne un sol boccone. No, non funziona così: né a Rende (e lo si è visto) e nemmeno altrove in futuro.

Il tifoso è, per definizione, umorale e, quindi, sentimentale tanto da riuscirgli difficilme a contestualizzare stati d’animo e giudizi. Ogni singola partita fa storia a sé: non ci siamo sognati di definire “scarsa” la Reggina vista a Rende; non ci sogniamo di definire “forte” la Reggina vista contro i giallorossi.

Spogliandoci dalle vesti di tifosi quali siamo e cercando di analizzare più lucidamente entrambe le partite, senza lasciarci andare ad alcun tipo di azzardo, potremmo dire che l’estetica – nel calcio, ma anche in molti altri campi – conta ben poco al cospetto del raggiungimento del risultato sportivo.

L’obiettivo societario, più volte e stucchevolmente ribadito, è il “pareggio di bilancio” in banca (Praticò) e la salvezza in campo (Basile). Beh, visti i tempi che corrono, pur faticando a comprendere, da tifosi, le vere ragioni di una così poca ambizione, da giornalisti invece capiamo che i propositi dichiarati siano frutto di scelte errate e susseguenti grossolani sbagli commessi nei primi due anni di vita dell’attuale Società gestore dell’importante e blasonato marchio “Reggina” (intesa quale entità con 103 anni e mezzo – e passa – di Storia).

Tornando al confronto tra le uniche due gare di campionato sin qui disputate, a parte ovviamente il risultato finale assolutamente opposto, abbiamo notato delle migliorie apportate dal tecnico Maurizi e, fuori dal campo, dal DS Basile.

Innanzitutto lo strappo ricucito con Andrea Bianchimano (utilissimo ieri sera e determinante con il suo proteggere il pallone e servire Mezavilla in occasione dell’assist per il gol vittoria del capitano Porcino), a cui accattivanti ma illudenti “sirene” probabilmente avevano fatto credere di poter ambire a categorie assai più importanti; poi un atteggiamento meno presuntuoso e più attento ed oculato: per gran parte della partita di ieri è stato il Catanzaro a mantenere il possesso palla ma ben neutralizzato; poi ancora una tattica più razionale e meno frenetica rispetto alla gara di Rende in cui è vero che abbiamo creato tanto ma è anche vero che abbiamo concesso tantissimo; ed ancora un approccio più lucido e meno arrembante e, quindi, disordinato rispetto a 7 giorni prima.

Non crediamo Maurizi sia un fenomeno, come non lo sono né Basile né molti calciatori che oggi vestono l’amaranto ma, come detto e scritto prima ancora della presentazione ufficiale, salvo particolari stravolgimenti, a Maurizi (ed anche a Basile che, però, al contrario del mister, ci ha lasciato perplessi con la sua manifesta presunzione) deve (sì, deve) essere concessa fiducia in quanto “nostro” allenatore e, comunque, fin quando dimostrerà di saper gestire la sua squadra apportando modifiche e/o migliorie atte al raggiungimento dei migliori risultati possibili.

A chi, come noi, interessano i valori umani espressi fuori dal campo (sul terreno di gioco, invece, servono praticamente solo quelli tecnici) non possiamo non tener conto dell’umiltà e della sincerità di Agenore allorquando, in sede di presentazione, non nascondendo affatto un curriculum non proprio idilliaco (anzi, tutt’altro), ha esordito chiedendo di essere giudicato per quello che farà (speriamo molto) e non per quello che ha fatto (poco, pochissimo).

Ha la nostra fiducia ma, ce lo consenta, non sarà per nulla incondizionata. La condizione, l’unica con le sue diverse sfaccettature, è che onori la maglia che oggi indossa. Non siamo disposti (non lo siamo mai stati, non lo saremo) a concedere deroghe.      

Abbiamo ampiamente dimostrato che il bene della Reggina sia, per noi, assai al di sopra di qualunque nome (e cognome) la rappresenti dietro le scrivanie e sul campo sempre e comunque pro tempore. Abbiamo, e lo faremo ancora, preso posizioni per difendere o sostenere le idee se e solo se le condividiamo appieno, scevri da condizionamenti amicali o di qualsivoglia interesse personale.

Non dimentichiamo né l’impegno oneroso di un paio di anni fa né, tantomeno, come è stato ripagato (e su cui stendiamo un velo pietoso). A noi, ampiamente ed inconfutabilmente dimostrato, interessa la Reggina perché “di Reggio”. Punto! E quando ci schiereremo ancora sarà solo ed esclusivamente a sua difesa e, non più (un errore già commesso nell’estate del 2015 e che non si ripeterà, anche perché non meritevole) a sostegno di qualsivoglia persona. Non più!

Oggi, grazie alla vittoria di ieri sera, guardiamo al futuro con la stessa attenzione con cui abbiamo guardato dopo la meritata sconfitta di Rende (nel calcio vince chi fa un gol più dell’avversaio, questa è l’unica, dolce ma a volte amara, verità). Oggi non ci esaltiamo così come non ci siamo abbattuti tornando mestamente con la prima sconfitta stagionale.

La squadra, la maglia, il significato che essa rappresenta, è una cosa; la Società è un’altra (seppur siano entrambe strettamente legate nei successi ma anche negli insuccessi): la prima (la maglia) avrà sempre e comunque il nostro rispetto; la seconda, già da un po’ e fino a quando non riconquisterà la nostra fiducia (ammesso che si sia disposti a conderle un'altra opportunità e, congiuntamente, lo sappia umilmente e mestamente fare), godrà ancora delle nostre attenzioni senza sconti alcuni. Benevolenza "a gratis"? Mai più!

Ad maiora!

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La Reggina è (sempre) una cosa seria!

(2) Quando un collega, oggi importante firma di un quotidiano sportivo nazionale, ti dice che per stagioni intere gli hai rovinato le serate del giorno libero (lunedì) con la tua presenza costante in una trasmissione sportiva (“Dovevo seguire la trasmissione a cui partecipavi, ascoltarti

e prendere nota delle singole parole che tu dicevi. Il Presidente ti portava rispetto ed a modo suo ti stimava ma sapeva che solo tu in quelle sere potevi infastidirlo con il tuo essere scomodo")…

Quando un altro collega, oggi direttore di una prestigiosa testata online, ti scrive "Noi, con ruoli diversi, abbiamo fatto la A, e a lungo (e solo io so quanto quella Reggina "temeva" quello scassacazzo di Gangemi)"…

Quando un altro collega ancora, in diretta tv, allorquando tu chiedevi con fermezza che fine avessero fatto i soldini entrati ed apparentemente non usciti, ti additava per la salvare la sua faccia dissociandosi da quello che avevi detto salvo poi, a telecamere spente, dirti “Che domande fai? Lo sappiamo tutti che se li è fregati”…

Quando un ulteriore altro collega ti da del "novellino" dall’ “alto” della sua esperienza di poco più di un lustro e ben sapendo che tu hai 20 anni 6 mesi e 27 giorni in più di lui di anzianità d’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti e, quindi, 20 anni 6 mesi e 27 giorni di carico abnorme tra vissuto, visto ed ascoltato in più di lui…

Quando accadono queste cose, o anche soltanto una di esse, allora, dal mio punto di vista, vuol dire che hai fatto bene il tuo mestiere e che, assai probabilmente, continuerai a farlo perché i princìpi sui quali hai fondato la tua vita (professionale ed ancor prima personale) sono ormai punti fermi in senso assoluto.

D’altro canto, che Giornalista è un giornalista che non ha dubbi, che non si pone domande, che non cerca risposte, che non riflette sui fatti, che non spulcia tra le carte, che non ha le sue fonti? Che Giornalista è un giornalista che non è “amico di tutti”, attenzione, ma “amico di chi c’è”? Che Giornalista è un giornalista che prima offende, poi adula mielosamente e poi ancora torna a dirne di tutti i colori sempre alle stesse persone a seconda dei propri interessi? Che Giornalista è un giornalista che si sente arrivato, presume di conoscere tutto lo scibile umano, si veste di presunzione e d’arroganza, tratta i colleghi con sufficienza e boria come da esempi ricevuti? Io ho delle risposte, anzi delle certezze ma non certo verità assolute.

Torniamo alla Reggina, adesso. Abbiamo avuto modo di manifestare le nostre perplessità circa l’atteggiamento (di)mostrato in conferenza stampa dal nuovo Coordinatore dell’Area Tecnica scelto dal Presidente Praticò (chissà se Praticò ha scelto Basile o Basile ha scelto Praticò, lo scopriremo presto giacché qualche amico e collega nella Capitale lo abbiamo) per affidargli la gestione, appunto, dell’Area Tecnica (solo quella?). Ciò che non ci è piaciuto, lo ribadiamo, sono state un paio di cose (o forse più): in primis la dichiarazione secondo cui “Stiamo strutturando la Società” (nel senso che, all’alba della terza stagione calcistica, la stessa Società non era strutturata? O era strutturata maldestramente?); la seconda il presentarsi con un fascicolo di articoli stampati utile per un’inopportuna reprimenda alla Stampa (Basile faccia il suo che a fare il nostro ci pensiamo noi, ognuno come meglio crede e sa ma comunque non un argomento appannaggio del nuovo DS); la terza il velatamente – ma non tanto – denigrare il lavoro svolto dal Settore Giovanile e le di esso mancanze.

Chissà se il Presidente Praticò, prendendo appunti accomodato accanto a noi, ha interpretato le parole di Basile come (assai) poco carine nei suoi confronti (e dei suoi collaboratori)? Noi, e non solo, non le abbiamo ascoltate e tradotte come carinerie ma, invece, come sferzanti stilettate. Ed è stata proprio questa la scintilla che ha acceso la lampadina: perché un dipendente rinfaccia pubblicamente al proprio datore di lavoro la mancanza di strutturazione societaria ed i pessimi risultati sportivi ottenuti dal Settore Giovanile? Perché – il dipendente – si arroga il titolo di parlarci in nome e per conto della Società? Ha ricevuto deleghe in tal senso? Per i primi due anni di vita di questa Società, il Presidente ha delegato in toto il DGS Martino per qualunque domanda/argomento inerente l’aspetto tecnico (ed ha fatto benissimo giacché Gabriele, in Società, era – o è? – l’unico dotato di esperienza calcistica in mezzo a tanti eccellenti professionisti ma in ben altri settori commerciali); oggi siamo di fronte ad altre deleghe circa gli aspetti tecnici, organizzativi e societari? Se e quando lo sapremo, cambieremo destinatario delle nostre curiosità da soddisfare.

In mancanza di calcio giocato (finalmente domenica 13 si inizierà a fare sul serio con il primo turno di Coppa Italia – alle 20.30 al “Granillo” sarà ospite il Catanzaro fresco di passaggio di proprietà -) non possiamo esimerci da analizzare e cercare di approfondire tematiche inerenti la Società. Abbiamo sempre ritenuto che non esiste differenza tra “critica costruttiva” e “critica disfattista”: la critica è, appunto, critica ed uno dei due aggettivi di cui sopra è solo ed esclusivamente il destinatario a sceglierlo. Chi la riceve, infatti, secondo quelle che sono le sue convinzioni ed i suoi modi di pensare e punti di vista, può farne tesoro o cestinarle. Non che ci si debba “giustificare”, sia chiaro, ma se stessimo qui a ricordare (non a rinfacciare, semplicemente ricordare) tutti i fatti ampiamente prevedibili e previsti e, preventivamente, trattati in tempi ormai lontani, forse tante cose si sarebbero potute gestire meglio e con meno nocumento per i “finti tonti (e sordi)”.

Abbiamo letto e, di conseguenza, lo abbiamo girato ad interrogativo, la possibilità (noi diremmo certezza) che il Presidente Praticò sia “un uomo solo al comando”. Abbiamo “giocato” sulla differenza tra “un uomo solo” ed “un solo uomo” e sulla reale e concreta evenienza che sia “al comando”. Che sia, insieme al figlio Giuseppe, attraverso la P&P srl, possessore del 63% delle quote societarie non v’è dubbio; che eserciti in toto tutte le attribuzioni tipiche del proprietario o, comunque, del socio di maggioranza, dubbi invece ne nutriamo. Abbiamo percepito (“sappiamo” sarebbe presuntuoso affermarlo) che della gestione economico-finanziaria della Società se ne occupa Giuseppe; ciò che ci manca sapere (ma lo sapremo), e che ci chiedevamo sopra, se corrispondono al vero le parole di Basile secondo cui stanno “strutturando la Società” (chiaro il riferimento al suo di lui determinante input).

Ciò che, invece, è evidente è che la maggior parte dei Soci, dopo aver chiaramente e ripetutamente dichiarato di non voler più essere “il suo bancomat”, hanno preso posizione. Molte, moltissime, sono le lamentele in tal senso ricevute in questi due anni. Sia dai 2-3 Soci maggiori (intendiamo coloro che, dopo la P&P, posseggono più quote degli altri=più soldini versati) e sia da quelli, che più per passione che per reale investimento, cosiddetti minori rappresentanti, circa (punto più, punto meno), il 15% delle restanti quote sociali. Ecco il perché del nostro interrogativo: Mimmo Praticò è – o era – “un uomo solo” (ci riferiamo all’interno della Società)? Beh, forse da giugno è un po’ meno “solo” (traducendo le parole di Basile secondo le nostre conoscenze). Sbagliamo? Forse si (o forse no)!

Che Praticò appaia stanco, pensieroso, corrucciato, mesto ed assorto nelle tante problematiche che il suo ruolo prevede, è praticamente fatto certo ed assodato. Guidare la Reggina è un grande onore ma, ovviamente, è anche un onere non di poco conto. Una delle ultime volte in cui abbiamo avuto modo di chiacchierare amichevolmente, ricordiamo di averglielo fatto notare ma lui ci tranquillizzò sostenendo l’infondatezza delle nostre impressioni. Eppure non sembrerebbe…

Così come, abbiamo visto, letto e constatato, uno dei settori oseremmo dire vitali e primari di qualunque Società calcistica (e non) è quello legato alla famigerata “comunicazione”. Partendo dal presupposto che, tornando a quanto detto da Basile in conferenza, finalmente si è capito (o lo si è fatto capire) che andava ufficializzato e cristallizzato il ruolo di Responsabile della Comunicazione, fino ad allora svolto ufficiosamente e da lì in poi riconosciuto pubblicamente, ricordiamo che quando ne parlammo con il Presidente qualcun altro ci parlò di “mangiata di pescestocco” (forse perché non ci piace lo stocco, non prendemmo in considerazione la metafora).

Tanti colleghi, molti colleghi a dire il vero, hanno mestamente notato che uno dei difetti principali dell’US Reggina 1914 risiede proprio nel settore a loro (a noi) più vicino e di competenza. Non già per mancanze ascrivibili al neo Responsabile ma proprio per l’atavica manca di cultura societaria in tal senso. Il tergiversare su argomenti importanti, lo schivare le domande ritenute “scomode” ed il virare davanti all’evidenza non dando risposte hanno fatto sì che risposte non ne siano arrivate (e non ne arrivino) e, di conseguenza, al Giornalista non resta altro che tentare di darsene ragionando e mettendo assieme i vari mattoncini. Se segreti non ce ne stanno, perché non rispondere? O qualcosa che non si può dire c’è? Ecco, vedete, le mancate risposte generano dubbi; ed i dubbi ognuno li scioglie secondo i singoli modi di pensare.

Quindi, tanti sono i dubbi e le perplessità che girano attorno a questo nuovo assetto societario. Il campo darà le sue inconfutabili risposte. E non solo il campo… La Reggina è (sempre) una cosa seria! Mettetevelo in zucca! Ad maiora Reggina!

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La Reggina è una cosa seria!

(1) “Abbiamo salvato il calcio a Reggio… con un atto d’amore… #unitisivince”. Sciorinate, e toltecele dal groppone, subito le tre frasi più lette ed ascoltate negli ultimi due anni – a mò di mantra (o litania, se più via aggrada, a seconda se siete buddisti o cattolici) che di sacro nulla hanno ma che, ormai,

sembrano divenute stucchevolmente patetiche, oltre che fastidiose come le zanzare -, proviamo a scrivere di fatti e circostanze attuali.

E’ dal 29 agosto del 2016 che non scrivevamo di Reggina su Il Reggino. All’epoca si era alla vigilia del derby con il Messina, prima gara casalinga stagionale, e ci era parso che qualcosa di sgradevole stesse per verificarsi. I fatti, poi, ci dissero che il nostro allarmismo si rivelò ingiustificato (sarebbe presuntuoso presumere che il nostro editoriale e le telefonate ricevute quasi nell’immediatezza della sua pubblicazione, abbiano cambiato il corso delle cose rimettendole sui giusti binari).  E’ evidente, quindi, che agosto ci ispira riflessioni approfittando delle nostre ed altrui ferie che liberano le menti dalla monotona quotidianità in ufficio.

In questo anno, però, certamente non siamo stati zitti. Ci siamo dedicati alla divertentissima opportunità concessaci di postare stati o commenti sul social network più frequentato: quel famoso (o famigerato) “Facebook” più volte demonizzato dal Presidente Praticò ma le cui stampe ed i cui screenshots hanno riempito il loro tempo dedicato alla lettura e, con esso, moltissimi faldoni negli archivi societari.

Durante lo scorso campionato, coscientemente, abbiamo disertato la Tribuna Stampa del “Granillo” e, con essa, la Sala Stampa dedicata alle interviste post-partita. Non abbiamo ritenuto di interloquire con i protagonisti della prima stagione tra i professionisti della Urbs Sportiva Reggina 1914 srl. Li abbiamo ascoltati, certamente, così come letti e commentati durante tutto il corso della stagione preferendo il ruolo di semplici tifosi piuttosto che di giornalisti. Non sappiamo se abbiamo sbagliato o meno, sappiamo che era ciò che volevamo fare e l’abbiamo fatto.

Ed allora cos’è che ci ha fatto ritornare sui nostri passi? Cos’è che ci ha incuriositi? In primis il comunicato diramato dalla Società il 7 giugno scorso. A prescindere dai contenuti, ai più è parso evidente come poco o nulla sarebbe stato come prima. E’ bastato soffermarsi e ragionarci su per capire come fossero già fatte da tempo alcune scelte tra cui quella che ha destato più polemiche e "chiacchiericchio" (cit. Pasquale Caprì) e cioè il ridimensionamento (o demansionamento) del DGS (Direttore Generale e Sportivo) Gabriele Martino. La conferma è arrivata, sempre tramite comunicato ufficiale, appena due giorni dopo con le firme di Agenore Maurizi quale nuovo allenatore ma soprattuto Salvatore Basile quale nuovo Coordinatore dell’Area Tecnica che altro non vuol dire che Direttore Sportivo. E Gabriele Martino? E’ e resterà Direttore Generale – giustamente – fino a scadenza di contratto (30 giugno 2019), salvo che non si cambi idea (la Società nel decidere l’interruzione del rapporto lavorativo o Martino nel dimettersi se e quando lo riterrà opportuno).

Incuriositi, dicevamo, da queste novità il giorno dopo abbiamo rimesso piede al Sant’Agata, dopo anni ed anni di volontaria assenza (riferita in maggior parte agli ultimi anni targati Reggina Calcio ed all’unico precedente dalla Società attuale), per assistere alla presentazione di Maurizi e, appunto, Basile. Dei lunghissimi 28 minuti e passa di “discorso all’Universo” presidenziale ci ha colpito una sola frase (le altre 3250 le avevamo già più volte ascoltate) il cui senso, parola più parola meno, si potrebbe tradurre così “Ho conosciuto il sig. Basile il 31 gennaio scorso in sede di calcio mercato…” e da lì, evidentemente, sono iniziati confronti e chiacchierate tali da decidere di iniziare la collaborazione oggi in essere (senza conoscere, però, la durata contrattuale del rapporto di lavoro).

Prima, però, di recarmi alla presentazione, disconoscendo (mea culpa!) chi fossero Agenore Maurizi e Salvatore Basile, così com’è ormai consueto, ho dato uno sguardo ai curricula di entrambi facilmente rintracciabili in Rete. E devo ammettere che mi aspettavo di più. Non molto di più ma di più. La prima cosa che scrissi a proposito, sulla pagina Facebook dell’Associazione Culturale “Leggende Amaranto”, fu “…ad entrambi deve essere accordata fiducia senza pregiudizi: … perché da ieri sera indossano la NOSTRA MAGLIA…”. Di quella conferenza stampa ricordo due frasi, una ascoltata ed una pronunciata: la prima ha la paternità di Maurizi che, umilmente, disse che il suo curriculum è quello noto e che nessuno lo può cambiare ma che gli piacerebbe – legittimamente – essere giudicato per ciò che farà e non per quello che ha fatto; la seconda, invece, è relativa a quello che dicemmo a Salvatore Basile: LA REGGINA E’ UNA COSA SERIA, che militi dall’Eccellenza alla Champions League non muta l’assoluto valore che diamo alla maggiore squadra di calcio della nostra Città.

Al Sant’Agata, poi, mettemmo piede in concomitanza di qualche allenamento pomeridiano, dell’ “allenamento congiunto” con l’Equipe Sicilia ma, anche e soprattutto, qualche giorno prima in occasione dell’incontro con la Stampa voluto dal DS Basile.

Di quest’incontro ricordiamo la dimestichezza diplomatica e la sfacciata franchezza della premessa e delle risposte alle domande dei colleghi convenuti ma anche, purtroppo, alcuni passaggi non proprio carini (né verso la Stampa, né verso la Società, né verso il predecessore).

Non ci è piaciuto l’esordio: con quel “Come Società ci stiamo strutturando” intendeva dire “Non ho trovato una Società con ruoli, mansioni e competenze ben definite e delineate” in sostanza “Si sono persi due anni” o “Ho trovato confusione” o, in parole povere, “C'è un casino”? Bhe, al netto di interpretazioni lusinghiere che noi non abbiamo trovato, non ci pare abbia reso onore al lavoro svolto sino al suo arrivo. O sbagliamo?

Non ci è piaciuto affatto, poi, il presentarsi con una raccolta di alcuni articoli di testate giornalistiche in cui, a suo dire, erano state riportate circostanze non vere: Salvatore Basile si occupi e preoccupi di fare il DS – bene e nell’interesse della Reggina – che ad occuparsi e preoccuparsi di come facciamo noi i giornalisti è una problematica, appunto, nostra! Se, invece, Basile avesse conosciuto alcuni colleghi duttili e malleabili (ce ne sono, ovviamente) ed avesse presunto che il target è quello, allora, a scanso di equivoci futuri, ci pregiamo informarlo che, fortunatamente, alcuni non sono né duttili, né malleabili e né “quattrostagioni” che si adeguano al personaggio di turno al variare degli eventi (atmosferici e non). 

Più che non ci è piaciuto, ci ha lasciati assai perplessi l’uso dell’aggettivo “funzionale” spesso anticipato dal “non” ed indirizzato ai giocatori dichiarati in partenza (Oggiano, Maesano e Licastro) e ad altro/i: funzionali a cosa? Al gioco di Maurizi? A quale progetto?

Non ci è piaciuto, infine, anche il chiaro ed evidente riferimento al predecessore (noi abbiamo percepito questo ma potremmo anche sbagliarci) allorquando si è parlato dei mal di pancia di Bianchimano o delle posizioni di De Francesco e Porcino (entrambi con il contratto in scadenza a fine giugno prossimo).

Insomma, avendo i capelli bianchi e facendo i giornalisti da 28 anni – 26 ufficialmente + 2 di praticantato – (cioè da quando Salvatore Basile andava alle elementari, beato lui) abbiamo imparato a diffidare della quasi totalità delle cose che gli addetti ai lavori nel mondo del calcio dichiarano soprattutto alla Stampa. Non ci fidiamo, quindi. Non abbia a prendersela Basile, non è riferito ad personam ma alla quasi totalità dei presidenti, DG, DS ed allenatori circolanti e circolati a queste latitudini. Come si suol dire dalle nostre parti “Abbiamo i calli”! Noi non siamo semplici e banali diffusori delle informazioni che ci vengono date: da esse, è nostra abitudine, traiamo spunto per pensare, per riflettere, per dubitare, per domandarci e, se possibile, per arrivare, attraverso il ragionamento (spicciolo o complesso che richieda la situazione), a delle considerazioni che, poi, solo poi, trasferiamo al lettore. Patti chiari amicizia lunga!

Per noi, e non solo per noi ma per la maggior parte dei tifosi, conta solo la Reggina! Senza alcun nome e cognome né di chi l’ha rappresentata ieri, né di chi la rappresenta oggi e nemmeno di chi la rappresenterà in fuuro. Tutti pro-tempore siamo, anche noi che da 28 anni ne narriamo le gesta a modo nostro. Piace? Non piace? Assai poco c’importa: interpretiamo il nostro mestiere come input, come stimolo a ragionare diretto a chi ha la pazienza di leggerci e che, poi, ha il sacrosanto diritto di formare il proprio pensiero. Non ci piace raccontare asetticamente i fatti, è nostro piacere tradurli secondo quelli che sono i nostri canoni di intendimento e, successivamente, di trasferimento all’opinione pubblica. Le parole lasciano il tempo che trovano, dal 27 agosto inizieranno i fatti ed è solo su quelli che il nostro giudizio su Società, Basile e Maurizi sarà basato. La nostra memoria è all’impresa dei 51 punti in serie A (stagione 2006/2007, con partenza da -11) e di cui quest’anno ricorre il decennale; la nostra mente è al prossimo Reggina-Sicula Leonzio (in campionato e non domani in “allenamento congiunto”). Ad maiora, Reggina!

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Reggina 1914: patti chiari, amicizia lunga! Chi può e deve, vigili affinché a NESSUNO vengano in mente scherzi di cattivo gusto!

(2) E’ già vigilia. Si, perché, in verità, è il “3 settembre” praticamente dal giorno di stesura dei calendari di Lega Pro avvenuta lo scorso 11 agosto in quel di Parma. Da 19 giorni, e lo sarà ancora per altri 5, è la vigilia del derby dello Stretto tra Reggina e Messina.

La storia dei derbies è superflua ricordarla ai più (la si conosce a menadito, sia da una sponda che dall’altra del braccio di mare che separa la Calabria dalla Sicilia) ma, forse, è bene insegnare ed inculcare ai nuovi amaranto cosa significhi questa partita. Non è solo questione di sfottò, nemmeno solo questione di campanilismo. E’ molto di più! La vicinanza tra le due città fa sì che il confronto su un terreno di gioco assuma significati ben più alti e densi di valori quali fossero le impronte di generazioni di tifosi. Il derby con il Messina vale di più, molto di più, di una qualsiasi altra partita immaginabile. I derbies della Mole, della Lanterna, della Madonnina e del Colosseo sono bazzecole al cospetto di quello dello Stretto.

I neo-giocatori amaranto, eccezion fatta per gli indigeni nati e cresciuti a queste latitudini, forse poco sanno dell’attesa, delle speranze, delle aspettative che i tifosi reggini pongono in loro. Due anni fa, nell’ultima stagione che ha riproposto il confronto, durante la stagione regolare ebbe entrambe le volte la meglio la squadra peloritana (1-0 a Reggio e 4-1 a Messina) ma i derbies che valevano doppio li ha vinti entrambi la Reggina (doppio 1-0 al “Granillo” ed al “San Filippo” il 26 ed il 30 maggio 2015) guadagnandosi il diritto di giocare ancora il Lega Pro e, contemporaneamente, il piacere di far retrocedere con le proprie mani, per la terza volta nella storia (il 30 aprile 2006,  in A, 3-0 – salvezza per i reggini e retrocessione in B per i messinesi -; il 18 aprile 2007, ancora in A dopo il ripescaggio post-“Calciopoli”, 3-1), il Messina, questa volta in D. In verità, poi, successero due fatti (entrambi incresciosi se osservati dal punto di vista amaranto, evidentemente felici da quello giallorosso): in primis il diritto acquisito sul campo, al termine di quella che fu l’ultima partita tra i professionisti della Reggina Calcio 1986 S.p.A., il suo stesso presidente lo negò di lì a breve non iscrivendo la squadra alla successiva Lega Pro 2015/2016; il Messina, d’altro canto, “graziato” così da chi lo aveva condannato, con l’ennesimo ripescaggio, si ritrovò per demeriti altrui a disputare ancora la Lega Pro piuttosto che la D dove, nel frattempo, finì la Reggina (con il nome di S.S.D. Reggio Calabria per motivi regolamentari) grazie all’impegno economico di un gruppo di imprenditori capeggiati da Mimmo Praticò che chiesero ed ottennero l’ammissione in D in soprannumero. 

Lasciamo perdere la storia e torniamo al presente (che più ci interessa).

Solo ieri la Reggina ha iniziato la propria stagione con la trasferta di Fondi uscendone, meritatamente e sonoramente, sconfitta. Ciò che ci ha fatto immediatamente drizzare le antenne sono due dichiarazioni a caldo: la prima, del DG Martino, rilasciata ad un’emittente radiofonica locale (Radio Touring 104) e riportata dal blog “Iddusapi”, “Parlo il 5 settembre, dopo la partita con il Messina”; la seconda, del tecnico Zeman, sempre rilasciata alla stessa emittente e riportata dallo stesso blog, secondo cui “Risultato…non dovuto ai carichi di lavoro (eppure, spesso, in caso di sconfitta alle prime uscite stagionali, non è difficile sentir dire che la “colpa” è del peso del lavoro svolto in ritiro, n.d.r.)… Mi è piaciuta la prima parte del secondo tempo, giocando da squadra. Invece, per il resto (75 minuti più recupero, n.d.r.), ognuno ha giocato per conto suo”. Ad ulteriore conferma, del blog e delle nostre perplessità, due testate di tutto rispetto quali ReggioNelPallone e Strill.   

Il perché della nostra attenzione è presto detto. Karel Zeman è una scelta ben precisa del DG Martino ed è, quindi, unicamente sua la responsabilità della presenza sulla prestigiosa panchina amaranto del “figlio d’arte”. Proprio per questo il DG ne trarrà i meriti se tutto andrà bene – come ci auguriamo, perché a noi interessa la Reggina, a prescindere dai nomi che pro tempore l’hanno rappresentata, la rappresentano o la rappresenteranno – o i demeriti – se le cose dovessero, malauguratamente, andare diversamente da quanto sperato. Detto questo, nel dubbio che Martino abbia costruito o meno una rosa adatta al credo di Karel (non ho la presunzione di entrare in discorsi prettamente tecnici), di certo c’è che la squadra, nelle sue prime tre uscite ufficiali (due in Coppa Italia – Reggina-Paganese 0-1 e Vibonese-Reggina 2-2 – e, appunto, una in campionato – Fondi-Reggina 3-1 -) non ha giocato certo bene, a prescindere dai risultati poco lusinghieri. Ma c’è di più, ed è questo di cui ci vogliamo occupare perché ci preoccupa: ripercorrendo in mente la partita di ieri, ci vengono in mente almeno un paio di giocatori – se non più -, a cui, verosimilmente, Zeman potrebbe aver fatto riferimento (senza “verosimilmente”, li ha nominati così come riportato dai colleghi di ReggioNelPallone e Strill). Ora, partendo dal presupposto che si è volatilizzata la “regola” secondo la quale ciò che succede negli spogliatoi è sacro e, come tale, lì avviene e lì resta, e sapendo benissimo che viviamo a Reggio e non a New York (dove Manhattan-Bronx non è Catona-Pellaro), determinate circostanze o si sanno direttamente o ci si arriva per attenta logica. Se, per assurdo, il DG non gradisse come il mister mette in campo la squadra e/o come le detta la tattica e/o la schiera e/o le chiede di fare in campo e, per questo, sta pensando di ritornare sui suoi passi (leggasi “scelta”), altro non può fare che “sperare” che Zeman sbagli o che questo o quel giocatore non renda (“…ognuno ha giocato per conto suo”) come nelle attese del tecnico. Ricordando a noi stessi che il Direttore è, nel caso di specie, sia Generale sia Sportivo e che, in quanto tale, è il responsabile primo dell’intera area tecnica, ci sta che con il mister si confronti e ci sta anche che i due abbiano idee differenti sul “chi”, “come”, “quando” e “perché”.  Se, sempre per assurdo, il DGS (chiamiamolo così ch’è più simpatico, oltre che più esaustivo) giudica idonea la rosa da lui composta (non potrebbe essere altrimenti, legittimamente sia chiaro) e, nel mentre, l’allenatore è di diverso avviso ecco che, come sempre avviene nel calcio, è certamente il mister a pagare dazio con l’esonero il cui spettro è sempre dietro l’angolo per qualunque allenatore sulla faccia della Terra. E se la laconica dichiarazione del DGS (“Parlo il 5 settembre, dopo la partita con il Messina”) la si interpretasse come “Vediamo che succede tra 7 giorni, dopodiché dirò/farò”? In sostanza, quale migliore occasione del sentitissimo derby dello Stretto già alle porte, in caso di sconfitta, potrebbe “causare” il ribaltone in panchina? Siamo nel campo delle ipotesi, sia ben chiaro ed a scanso di equivoci, diciamo che abbiamo avuto un incubo e ci siamo svegliati di soprassalto. Sappiamo, a dire il vero, che il DGS non se n’è stato con le mani in mano e che, assai probabilmente (“certamente” amiamo usarlo quando ne siamo veramente certi), qualche contatto è stato già preso e che, da qualche parte, c’è un allenatore che aspetta sulla riva del fiume.

Nello screenshot di pagina 2 del blog “Iddusapi” (a tal proposito ringraziamo gli autori per l’autorizzazione alla pubblicazione concessaci), a chiudere la rubrica “Novantunesimo”, c’è anche uno stralcio delle dichiarazioni rilasciate nel post-partita dal Presidente Praticò: “La squadra deve onorare la maglia e dare tutto”. Questo, per noi, è Vangelo! E benissimo ha fatto il massimo esponente societario a ribadirlo sin già dal primo post-gara della stagione.

La vigilia del derby si sta man mano assottigliando. Siamo al 29 agosto ma sabato 3 settembre è solo tra qualche ora. Chi può e deve, vigili attentamente: NON VOGLIAMO SCHERZI! NESSUNO, NES-SU-NO, “giochi” con la Reggina: per quel che ci riguarda, quando c’è la Reggina di mezzo, il fine NON giustifica i mezzi!!! Pochi, pochissimi, ormai portano l’anello al naso tanto da non capire il “come” ma soprattutto il “perché” si vince o si perde una partita di pallone. Giochiamo questo derby e vinciamolo, tutti insieme. Poi, i risultati che verranno scriveranno le future pagine amaranto. Ad maiora!     

P.S.: a margine, ma solo a margine, registriamo la voce di una pagina Facebook riferibile ai tifosi del Messina secondo la quale ai peloritani verrà vietate la trasferta di Reggio Calabria in occasione del derby di domenica prossima probabilmente per i 9 arresti tra i tifosi messinesi nel post derby del 30 maggio 2915. A che serve la Tessera del Tifoso? Un derby senza tifoserie non è un derby con tutti i crismi. A prescindere dalla giusta e sana rivalità, a noi dispiacerebbe che i tifosi ospiti non ci fossero.

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ASD Reggio Calabria: “Maglia bianconera per il compleanno n. 102”? “Leggende Amaranto” e “Tutti figli di Pianca” lo propongono, la Società risponde “sì”

(1) E’ fatta! Manca solo il comunicato stampa da parte della Società (martedì 5 alle ore 11:00 la conferenza stampa di presentazione alla Provincia) ma è praticamente certo che mercoledì 6 gennaio, alle ore 14.30, allo stadio “Oreste Granillo”, l’ASD Reggio Calabria scenderà in campo onorando quella che fu la sua prima maglia: quella bianconera.

 

Contro l’Aversa Normanna, in una gara valida per la prima giornata di ritorno del campionato di serie D girone I, la squadra del Presidente Praticò e del Direttore Generale Martino onorerà la sua storia indossando i colori che dipinsero le prime maglie degli avi (calcisticamente parlando) di chi oggi indossa la pur sempre gloriosa maglia amaranto. Ce l’hanno fatta, quindi, l’Associazione Culturale “Leggende Amaranto” e la trasmissione radiofonica “Tutti figli di Pianca” a vedersi riconosciuta dalla Società reggina le loro richiesta e proposta affinché si vedesse, in prossimità del 102° compleanno, la Reggina di oggi vestire i colori indossati dai sui antesignani. Grande merito va, quindi, alla Società a cui, in più riprese ed occasioni, “Leggende Amaranto” e "Tutti figli di Pianca”, si sono rivolte interloquendo con il DG Martino che, a nome dell’ASD Reggio Calabria, in diretta radiofonica a fine ottobre scorso disse “E’ una bellissima idea che, è doveroso da parte nostra, prendere in grande considerazione e far sì che possa accadere”. Evidentemente, tra persone perbene, la parola data vale più di qualsiasi altra cosa. Si colmerà, così, un vuoto che non è stato voluto colmare dalla Reggina Calcio 1986 che, in occasione del Centenario (l’11 gennaio 2014) si “sforzò” facendo allenare al “Granillo” – dove comunque si erano riunite centinaia di tifosi comunque intenzionati a festeggiare la propria squadra – quella squadra che da lì a qualche mese sarebbe retrocessa in Lega Pro al termine di una stagione da ricordare negativamente. Eppure, quella stagione, la 2013-2014, la Reggina Calcio 1986 l’aveva presentata come “la stagione del Centenario”, quella che avrebbe visto festeggiamenti in grande stile, un gran risultato finale e chi più ne ha più ne metta. Una stagione fatta di proclami, di promesse, ma, soprattutto, del rinnegare la propria storia (vero è che la Reggina stagione 2006/2007 sfoggiò il “20°” accanto al proprio logo e, nella stagione 2010/2011, il “25%”) salvo poi proclamare i festeggiamenti per il Centenario tre sole stagioni dopo (?!?). 20 anni nel 2006, 25 nel 2011 e 100 nel 2014: al Sant’Agata, dove di cifre se ne intendono, ogni anno dopo il 2011 e fino al 2014 (3) vale 5 lustri (?!?). Anche questa, però, è storia. Sigh! Oggi, però, la storia sembra proprio non essersi mai interrotta e, sebbene ci chiamiamo ASD Reggio Calabria (ma ci chiamammo anche U.S. Reggio Calabria, Reggio Foot Ball Club, A.S. Reggina ed anche Reggina Calcio 1986), le nostre fede, passione ed amore, compiranno a breve 102 anni. Lo scorso anno, a fine giugno (con qualche mese di ritardo sulla data esatta), “Leggende Amaranto”, “Tutti figli di Pianca” e l’Associazione Culturale “Giornalisti Reggini” festeggiarono comunque il “100+1: il Centenario di chi ama la Reggina”. Lo fecero con un evento unico nella storia amaranto: unico vista la sua unicità ma anche unico perché ideato e realizzato dai tifosi e non da altri che ne avrebbero lucrato piuttosto che destinare tutto il ricavato all’Hospice “Via delle Stelle”. 27 anni dopo lo spareggio di Perugia e 26 anni dopo quello di Pescara, la “Banda Scala”, la Reggina che per prima sfiorò quella serie A che poi giunse dieci anni esatti dopo, fu riunita nella sua interezza. Quella formazione che ogni tifoso amaranto ha (o dovrebbe avere) scolpita nella sua memoria (Rosin, Bagnato, Attrice, Armenise, Sasso, Mariotto, Lunerti, Guerra, Catanese, Raggi ed Onorato) ritornò a Reggio in una tre-giorni ad altissimo contenuto emozionale e storico. Ai magnifici “11” si unirono Dadina, Tovani, Danzè, Visentin, Cotroneo, Garzya ma anche il fisioterapista D’Agostino, l’allenatore dei portieri Di Palma ed ovviamente, lui proprio non poteva mancare, il grande Nevio Scala. Ecco la nostra storia: fatta di alti e bassi, di gioia e di tristezza, di soddisfazioni e di delusioni ma è pur sempre la nostra storia. “Leggende Amaranto” e “Tutti figli di Pianca”, felici di aver trovato in Gabriele Martino un interlocutore serio e di parola, ringraziano l’ASD Reggio Calabria nella persona del suo Presidente Mimmo Praticò e degli altri dirigenti (Nato Martino, Gianni Sgrò, Francesco Giuffrè, Domenico Comandè, Pietro Polimeno e Giuseppe Praticò) per aver esaudito un desiderio sposando la proposta di disputare la partita casalinga più vicina all’11 gennaio 2015 indossando i primi colori “padri” dell’amaranto. Il percorso per riavere la nostra storia è, oggi, più agevole e l’obiettivo più vicino.

 

 

…Nacque così la "Lanterna Rossa" (siamo nel 1922, ndr). … Trovato, finalmente, un campo più grande, occorreva migliorare la dotazione della squadra, sin qui in maglia bianconera, che proprio adesso diventava interamente nera, secondo la moda lanciata dal Casale (Campione d'Italia 1913/1914, ndr), che allora andava per la maggiore e che, a sua volta, si era ispirato al colore della camicia degli Arditi (da altre ricerche risulta invece che il nero del Casale fu scelto in contrapposizione alla divisa bianca della Pro Vercelli, ndr). Tra l'altro, il Reggio F.B.C., proprio in quel 1922, si accingeva a partecipare ad un torneo di Seconda Divisione a carattere locale e ad un campionato calabro-siculo, nel quale figuravano la Peloro di Messina e la Gargallo di Siracusa. Occorreva, dunque, qualcosa di più adeguato. La spinta la diede, ancora una volta, il segretario del PNF, Giovanni Priolo. Questi partecipò alle prime elezioni gerarchiche fasciste, che si svolsero a Firenze, da dove spedì a Reggio una cassetta di indumenti calcistici per quindici giocatori … Non potendo però, la nuova dirigenza accollarsi l'onere delle esposizioni di quella vecchia, venne allora di comune accordo deciso di cambiare denominazione alla società. Nacque, così, l'U.S. Reggina, sulle ceneri del Reggio F.B.C.. Era il 1928…. (tratto da “La Reggina di tutti i tempi” di Saverio Pedullà – 1980).

Per tutti, o quasi, la Reggina nacque nel 1914. A dire il vero, da quell’anno al momento in cui una società calcistica assumerà il nome “Reggina” passeranno quasi 15 anni” (nel 1928, allorquando il Reggio Foot Ball Club si trasformerà nella più conosciuta Reggina, n.d.r.). In quel lontano 11 gennaio 1914, infatti, sessantuno impiegati pubblici, sottoscrivendo un atto collettivo ed impegnandosi a versare una quota annua a testa di quindici lire, non fondarono la cosiddetta A.S. Reggina 1914, bensì l’Unione Sportiva Reggio Calabria. … E’ opportuno evidenziare come, in quegli anni, a Reggio fosse radicata una fervida attività calcistica: Ausonia, Audace, Garibaldi, Savoia, Giovani Calciatori e Girardengo sono solo alcune delle società attive in quegli anni. … Il mitico terreno della “Lanterna Rossa” fu uno dei luoghi indimenticabili della storia non solo sportiva, ma anche sociale, di Reggio. … nacque proprio per far fronte alla “voglia di calcio” che la città in quegli anni sentiva fortissimamente: agli albori, infatti, le squadre reggine erano solite incontrarsi sui cosiddetti “Campi francesi”, terreni in terra battuta che si trovavano dove oggi sorgono gli Ospedali Riuniti, oltre che a Modena ed al Foro Boario. … Lo stadio era pronto, adesso era arrivata l’ora di giocare! … fu Priolo a fornire un’ulteriore miglioria al Reggio Foot Ball Club: da Firenze arrivò infatti una cassetta di indumenti calcistici per quindici giocatori. Da bianconera, la casacca diventò completamente nera. (tratto da “Reggina 1914-2008: la storia” di Giusva Branca – 2008).

(La prima pagina dell'Atto Costitutivo dell'U.S. Reggio Calabria – fonte “La Reggina di tutti i tempi” di Saverio Pedullà)

(La Reggina in "bianconero" – fonte “La Reggina di tutti i tempi” di Saverio Pedullà)

(La Reggina in "nero" – fonte “La Reggina di tutti i tempi” di Saverio Pedullà)

(La Reggina in "amaranto" – fonte “La Reggina di tutti i tempi” di Saverio Pedullà)

(I loghi "20°" – stagione 2006/2007 – e "25%" – stagione 2010/2011)

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Calcio: dalla Svezia all’OFC Champions League, il reggino Pratticò vola nel Pacifico alla conquista dell’Oceania

(1) “Il tempo è galantuomo”, qualcuno disse. Ed evidentemente lo pensò allorquando venne ripagato dell’impegno (nonostante fosse trascorso del tempo ed i risultati tardavano a venire). E’ così che crediamo abbia esclamato anche il portiere reggino Fabrizio Pratticò.

Dopo aver disputato la seconda parte della stagione 2014 tra le fila del Syrianska FC di Soderstalje (militante in Superettan, la serie B svedese per intenderci) ed impossibilitato a vestire qualsivoglia maglia del Bel Paese dopo il suo rientro in Italia nel novembre scorso (il regolamento FIGC parla chiaro: avendo concluso il campionato in Svezia quando era già iniziato quello italiano, era come se fosse ancora tesserato in Svezia e, quindi, fino al 30 giugno prossimo impossibilitato a rientrare in Italia e giocare), giovedì notte (in Italia) è arrivata la chiamata tanto attesa dall’estero (unica alternativa possibile, per il motivo di cui sopra, per tornare a difendere la porta di una squadra). Poco più di 24 ore per definire i dettagli, fare i biglietti, preparare le valigie con magliette, pantaloncini ed infradito e volare dall’altra parte del Mondo: il Western United FC, fresco campione delle Isole Salomone (http://www.oceaniafootball.com/ofc/News/ViewArticle/tabid/125/Article/1424f279-7d59-4788-a112-583c8c7e11f5/language/en-US/Default.aspx) aveva bisogno di un portiere di esperienza e spessore per affrontare al meglio l’OFC Champions League in Oceania. Non se l’è fatto dire due volte l’ex portiere di Reggina, Siena, HinterReggio, Pescina, Sorrento e Syrianska: forte dell’entusiasmo dei suoi quasi 25 anni (è nato il 23 maggio del 1990) e della voglia di non starsene con le mani in mano, Fabrizio (giocatore della Football Agency Mafrica S. s.r.l. del reggino Domenico Mafrica, http://footballagencymafricassrl.it/ ) è partito sabato scorso alla volta dello stupendo arcipelago nell’Oceano Pacifico affrontando quasi 48 ore di volo tra scali, coincidenze e fusi orari (10) attraversati (Reggio Calabria-Roma-Dubai-Singapore-Brisbane-Honiara) con arrivo lunedì mattina (in Italia, domenica sera a Honiara) a 15240 km da casa. La passione dell’esperto portiere reggino, che non ha né confini né timori alcuni nel cambiare continente e stile di vita in così breve tempo, può quindi ripartire alzando l’asticella della qualità s’è vero com’è vero che si tratta sempre di una Champions League. Giusto il tempo di salutare e ringraziare Domenico Mafrica, abbracciare familiari ed amici e, praticamente in un attimo, ci si ritrova in terre che solo nei documentari naturalistici si sono potute ammirare. L’accoglienza è stata delle migliori: troupe tv, giornalisti e tantissima gente ad attenderlo all’aeroporto giacché primo italiano ad entrare nelle Isole Salomone in veste di calciatore. La nuova avventura di Fabrizio è iniziata così subito lunedì pomeriggio con la presentazione alla squadra ed il primo allenamento con centinaia di persone sugli spalti per gustarsi la novità. I sacrifici di Fabrizio, la sua lungimiranza e la costanza nel crederci ancora anche quando sembrava lontana un mèta sono stati premiati. Così com’è stato premiato il non aver mai inteso accettare quella “regola non scritta” secondo la quale “giochi solo se hai uno sponsor” (dalla Lega Pro in giù tanto è vera che presto o tardi le dedicheranno un articolo e qualche comma di regolamento visto ch’è risaputo che tanto giocatori quanto allenatori giocano ed allenano se e solo se alle spalle hanno qualcuno che li sponsorizza – dove per “sponsorizzare” s’intende portare denari nelle casse societarie a fondo perduto, diciamo così).  Il traguardo raggiunto da Fabrizio, come detto, alza l’asticella del proprio curriculum già di per sé di tutto rispetto e che probabilmente rende Pratticò il portiere reggino più esperto ed “esterofilo” nonostante la giovane età. Quando alla “fuga dei cervelli” si può accostare anche quella dei “guanti” (finché in Italia corruzione e malaffare imperverseranno indisturbati ai giovani, in ogni settore diverso da quello dell’illegalità, non resterà altro che varcare i confini… qualsiasi cosa s’intenda fare senza che sia necessario prostrarsi). Al suo quarto giorno ad Honiara, Fabrizio si dedica allo smaltimento del jet lag ed agli allenamenti in vista della Champions, competizione che avrà luogo alle Isole Fiji dall’11 al 26 aprile prossimi secondo il seguente calendario: http://www.oceaniafootball.com/ofc/Competitions/ScheduleResults/tabid/1015/Competition/290387d8-2bb7-4b96-bc6d-7e70ccdb0115/CompTitle/OFC%20Champions%20League/language/en-US/Default.aspx. Per gli amanti riportiamo qui anche l’Albo d’oro della OFC Champions League: http://www.oceaniafootball.com/ofc/Competitions/PastTournaments/tabid/1020/Competition/290387d8-2bb7-4b96-bc6d-7e70ccdb0115/language/en-US/Default.aspx. Grande la soddisfazione del manager Domenico Mafrica che così ha commentato Sono molto contento di questo trasferimento. Per i calciatori italiani la strada di andare all’estero sembra essere quella migliore. Ritengo che il prossimo anno Fabrizio possa tornare in Italia in qualche squadra importante anche perché il calciatore merita palcoscenici importanti e l’andare all’estero può essere un buon motivo per valorizzare i calciatori italiani". Ci piace chiudere con il commento lasciato sulla sua pagina Facebook da parte del collega della Gazzetta dello Sport, Lorenzo Vitto: “Le persone serie meritano questi riconoscimenti. In bocca al lupo per la nuova avventura”. Già, “le persone serie”!!!

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Reggio di Calabria: Elezioni comunali 2014, il nuovo Consiglio comunale

(4) Il nuovo Consiglio comunale reggino:

CENTROSINISTRA:
1.    Giuseppe Falcomatà (Sindaco);

 

2.    Giuseppe Marino (Partito Democratico);
3.    Nancy Iachino (Partito Democratico);
4.    Demetrio Delfino (Partito Democratico);
5.    Giovanni Minniti (Partito Democratico);
6.    Antonino Castorina (Partito Democratico);
7.    Vincenzo Marra (Partito Democratico);
8.    Rocco Albanese (Partito Democratico);
9.    Armando Neri (Reset);
10.    Filippo Quartuccio (Reset);
11.    Valerio Misefari(Reset);
12.    Giovanni Muraca (La Svolta);
13.    Antonino Mileto (La Svolta);
14.    Giovanni Latella (La Svolta);
15.    Nicola Paris (Centro Democratico);
16.    Saverio Anghelone (Centro Democratico);
17.    Demetrio Martino (Centro Democratico);
18.    Tonino Nocera (A testa alta);
19.    Antonio Zimbalatti (A testa alta);
20.    Paolo Brunetti (A testa alta);
21.    Filippo Bova (Cambiare Reggio Cambia – Officina Calabria);
22.    Giuseppe Sera (Oltre)
23.    Antonio Ruvolo (Partito Socialista Italiano).


 

CENTRODESTRA:
1.    Lucio Dattola (candidato Sindaco);
2.    Tonino Maiolino (Reggio Futura);
3.    Luigi Dattola (Reggio Futura);
4.    Antonino Matalone (Reggio Futura);
5.    Giuseppe D’Ascoli (Reggio Futura);
6.    Demetrio Marino (Forza Italia);
7.    Antonio Pizzimenti (Forza Italia);
8.    Mary Caracciolo (Forza Italia);
9.    Massimo Ripepi (Forza Italia);
10.    Pasquale Imbalzano (Nuovo Centro Destra).

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Elezioni comunali 2014: messaggi elettorali a pagamento su Il Reggino

La Ditta Individuale "Il Reggino" di Maurizo Gangemi, editrice de "Il Reggino", anorma della legge n. 28 del 22 febbraio 2000 nonché Delibera n. 139/14/CONS dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, pubblicata su Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana, comunica che intende diffondere messaggi pubblicitari elettorali a pagamento con le seguenti modalità:

 

1) la pubblicazione degli avvisi è consentita fino al 24 ottobre 2014 compreso e fino al 7 novembre 2014 compreso per gli eventuali ballottaggi; 2) tutti i soggetti politici aventi diritto avranno garantita la parità di accesso agli spazi per messaggi politici elettorali; 3) sono ammesse soltanto le forme di messaggio politico previste dalla norma vigente e dalle deliberazioni dell'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni; 4) tutte le inserzioni devono recare la dicitura "messaggio politico elettorale" ed indicare il soggetto politico committente; 5) è possibile rivolgersi all'Editore/Direttore ai seguenti recapiti: mobile 349.1956789 o mail mauriziogangemi@gmail.com; 6) le tariffe per l'accesso agli spazi elettorali sono le seguenti: "base": nr. 1 banner con eventuale collegamento al sito web prescelto nello spazio "sponsor" (colonna a destra della home) e nr. 1 comunicato stampa a cura del partito/candidato nella sezione "Redazionali" nel "Menu principale" € 100,00* (cento/00); "plus": nr. 1 banner con eventuale collegamento al sito web prescelto nello spazio "sponsor" (colonna a destra della home) e nr. 10 comunicati stampa a cura del partito/candidato nella sezione "Redazionali" nel "Menu principale" € 200,00* (duecento/00); "surplus": nr. 1 banner con eventuale collegamento al sito web prescelto nello spazio "sponsor" (colonna a destra della home) e nr. 20 comunicati stampa a cura del partito/candidato nella sezione "Redazionali" nel "Menu principale" € 300,00* (trecento/00); "super surplus": nr. 1 banner con eventuale collegamento al sito web prescelto nello spazio "sponsor" (colonna a destra della home) e nr. 30 comunicati stampa a cura del partito/candidato nella sezione "Redazionali" nel "Menu principale" € 400,00* (quattrocento/00). Si precisa, altresì, che: il banner verrà pubblicato entro le 24 ore successive alla ricezione di: logo, proprio indirizzo mail ed eventuale link/URL del sito a cui indirizzare gli utenti interessati; i comunicati stampa saranno pubblicati entro le 24 ore successive alla ricezione. Si precisa, infine, che il materiale inviato dovrà recitare la dicitura "Messaggio elettorale a pagamento" e contenere tutti i dati del "committente". L'Editore/Direttore. * Tutti i costi indicati nel presente tariffario sono da intendersi IVA esclusa.

 

 

 

 

 

 


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