Caso GangemI: Baldelli “Necessario modificare legge”; Santelli (Pdl) “Vergogna assoluta”; De Cristofaro (Sel): “Atto aberrante e inquietante”

GIORNALISTI: BALDELLI, NECESSARIO MODIFICARE LEGGE DIFFAMAZIONE. "Quest'ultimo episodio che ha portato all'arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa.

Su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all'interno del calendario dei lavori dell'assemblea di Montecitorio, e il seguito dell'esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana", annuncia Simone Baldelli, vicepresidente Pdl della Camera. "È necessario e auspicabile – rileva – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SANTELLI (PDL), CASO GANGEMI E' VERGOGNA ASSOLUTA. "Una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione". Lo afferma la deputata del Pdl, Jole Santelli. "Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta, ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso", aggiunge. (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI). GIORNALISTI: SEL, SUBITO RIFORMA DIFFAMAZIONE E GANGEMI LIBERO. "L'arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione". Lo dice Peppe De Cristofaro vicecapogruppo di Sel al Senato commentando l'arresto del giornalista calabrese Francesco Gangemi. "La carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie – prosegue De Cristofaro – è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento". (ROMA, 7 OTTOBRE – AGI).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

 
 
 
 

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Gangemi non è Sallusti: giornalista in carcere a 79 anni per diffamazione

REGGIO CALABRIA – Francesco Gangemi non è Alessandro Sallusti. Innanzitutto perché Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, di anni ne ha 79 e ha collezionato ben otto condanne per diffamazione a mezzo stampa. Il giornalista è stato arrestato su disposizione della Procura generale di Catania per scontare 2 anni per diffamazione aggravata a mezzo stampa.

 

Nonostante la veneranda età e le gravi patologie, Gangemi, a differenza di Sallusti, in carcere ci è finito per davvero: dovrà scontare due anni. Il direttore del periodico mensile Il Dibattito News che esce a Reggio Calabria, dopo l’arresto, è stato condotto prima in Questura e, successivamente, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Gli avvocati Lorenzo Gatto e Giuseppe Lupis, legali di Gangemi, hanno presentato al Tribunale misure di sorveglianza un’istanza di scarcerazione per il loro assistito per motivi di salute. Gangemi è invalido civile al 100% ed è stato malato di cancro. Sallusti, come è noto, dopo alcuni giorni di arresti domiciliari, ottenne dal presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la commutazione della pena detentiva in una multa. Ma prima c’erano stati l’ostinazione del direttore, la “evasione” e la polizia nella sede del giornale. E giù fiumi di inchiostro a difendere il diritto di espressione in Italia: da Giovannino Guareschi, querelato nel 1954 da De Gasperi, fino ai giorni nostri. Sessant’anni di giornalisti condannati ma poco noti per poter godere del giusto spazio sulle pagine di cronaca, come l’ha avuto invece la clamorosa condanna a 14 mesi di reclusione del direttore del Giornale. La decisione di Napolitano, all’epoca fu accompagnata da un forte richiamo al Parlamento a cambiare finalmente quella benedetta legge punitiva del 1948. Nei mesi precedenti il Senato aveva discusso per settimane la riforma partendo dalla cancellazione del carcere, ma strada facendo il testo si era riempito di norme paradossalmente più punitive per i giornalisti ed era stato accantonato. Ora, si auspica, che anche per Cangemi Napolitano torni ad esercitare il suo potere e che la diffamazione torni ad essere materia di dibattito parlamentare. Cangemi non è Sallusti anche e soprattutto perché sopra i 70 anni il carcere è considerato illegale, tranne che per pochi e assai gravi reati.L’arresto di Cangemi, firmato del sostituto procuratore generale di Catania, Elvira Tafuri, giunge dopo l’ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le condanne emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, Gangemi, è stato condannato anche per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all’attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni ’90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. Nel provvedimento di arresto si legge che il ”condannato” Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. A dare notizia dell’arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d’informazione on line che, dopo avere definito ”grottesco” il provvedimento, ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una ”invalidità al 100%”. Immediata la reazione della Federazione della stampa. “E’ allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee”. Poi l’appello, lanciato invano già nei giorni del caso Sallusti, e delle condanne a carico del direttore di Panorama, Giorgio Mulè, e del giornalista Lino Jannuzzi. Siddi e Parisi fanno appello al Parlamento ”perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione” e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere ”una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”. A favore dell’appello si è schierata anche l’Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/cronaca-italia/gangemi-non-sallusti-giornalista-carcere-79-anni-diffamazione-1685005/

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Giornalisti in carcere, la parola a Napolitano: Pirovano (ODG) e Gallizzi (FNSI): arresto Gangemi, intervenga Napolitano

Riportiamo un appello più che doveroso rivolto direttamente al Capo di Stato. Una situazione che imbruttisce una volta di più il curriculum dell’Italia l’indomani di un appello della Corte Europea dei diritti dell’uomo che ha ribatito che diffamazione e carcere non sono concetti conciliabili.

 

”Bisogna restituire subito la libertà al giornalista Francesco Gangemi e fare in modo che tutti i mezzi di informazione evidenzino la gravità di quanto sta accadendo in queste ore”. Il Movimento Liberi Giornalisti, attraverso Paolo Pirovano, segretario nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, e Pierfrancesco Gallizzi, consigliere nazionale della FNSI, interviene così sull’arresto a Reggio Calabria del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, che ha fatto seguito a una condanna per diffamazione. “Un Paese civile e democratico – prosegue il Movimento Liberi Giornalisti – non può accettare situazioni di questo genere. Per questo ci appelliamo al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, perchè si attivi immediatamente per cancellare la vergogna di un atto che l’Italia e la storia italiana non meritano. Tutto ciò senza dimenticare che, qualche giorno fa, la Corte europea dei diritti dell’uomo ha ribadito che un giornalista non deve essere arrestato per il reato di diffamazione”.

Fonte:

http://www.ilfeedback.it/2013/10/07/giornalisti-carcere-la-parola-napolitano/

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Giornalisti: Giulietti, media non ignorino arresto Gangemi

“Ci auguriamo che tutti i i tg vogliano oggi dedicare grande attenzione allo sconcertante arresto del giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, deciso in seguito ad una condanna per diffamazione e per essersi rifiutato di rivelare le sue fonti.

 

Guai se passasse il singolare principio che l’indignazione politica e mediatica si esercita a seconda del grado di notorietà del cronista coinvolto o, peggio, come in questo caso, arrestato. Per molteplici ragioni sarà ora il caso di sollecitare la liberazione di Gangemi e la immediata approvazione della norma che, recependo le indicazioni dell’Europa, elimini dai codici il carcere e rafforzi ed estenda il diritto del cronista a non rivelare le sue fonti”. Lo afferma in una nota il portavoce di Articolo21 Giuseppe Giulietti.

Fonte:

http://www.articolo21.org/2013/10/giornalisti-giulietti-media-non-ignorino-arresto-gangemi/

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Il Direttivo ASR solidale con il collega Gangemi

Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale "San Pietro”"dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico "l Dibattito" e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di "cane da guardia della democrazia" dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati.

Fonte:

http://www.stamparomana.it/

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Il Parlamento abolisca subito il carcere per i giornalisti. L’allucinante arresto di Francesco Gangemi provoca una valanga di legittime proteste dentro e fuori Montecitorio

ROMA –  “Quest ’ultimo episodio, che ha portato all’arresto del giornalista Francesco Gangemi, conferma quanto sia necessario e ormai indifferibile un intervento del Parlamento per modificare la legge che disciplina la diffamazione a mezzo stampa”.

 

Simone Baldelli, deputato del Pdl e vicepresidente della Camera dei deputati, ricorda infatti che “su richiesta del Pdl questo argomento è stato inserito già da qualche tempo all’interno del calendario dei lavori dell’assemblea di Montecitorio, e il seguito dell’esame, in Aula, del testo di legge su questo tema è previsto per la prossima settimana”. “È necessario ed auspicabile – sottolinea Baldelli – che tutte le forze politiche si impegnino per varare al più presto questa nuova disciplina, e per superare questa situazione ormai intollerabile”. Per la deputata Jole Santelli (Pdl), è “una vergogna assoluta che un giornalista di 79 anni finisca in carcere a causa di una condanna per diffamazione”. “Non conosco le motivazioni giuridiche che hanno portato a questa scelta – sottolinea Jole Santelli – ma non ce ne possono essere di ordine logico e morale. Un totale controsenso”. (Agenparl). Il presidente del Gruppo Misto alla Camera e vicepresidente di Centro Democratico, Pino Pisicchio, dal suo spara “che la Camera riesca ad approvare nei prossimi giorni il provvedimento che abolisce il carcere per i giornalisti. La carcerazione di Francesco Gangemi, un pubblicista di 79 anni, francamente rappresenta un non senso e, insieme, un allarme al Parlamento che non riesce a chiudere il provvedimento”. (Asca). Il vicepresidente del Gruppo Sel al Senato, Peppe De Cristofaro, riiene che “l’arresto di un giornalista è un atto aberrante oltre che inquietante, tanto più quando avviene in una nazione civile come la nostra che dovrebbe garantire, Costituzione alla mano, la libertà di pensiero e non dovrebbe perseguire i reati di opinione”. De Cristofaro, commentando l’arresto del giornalista, afferma che “la carcerazione di Francesco Gangemi, giornalista di 79 anni condannato per diffamazione e per falsa testimonianza per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, è un fatto gravissimo e sconcertante al quale si deve porre subito rimedio. Intanto, restituendo la libertà a Gangemi e subito dopo modificando la legge sulla diffamazione che giace da mesi in Parlamento”. Intanto, dopo la denuncia del segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e del vicesegretario nazionale Carlo Parisi, che hanno chiesto l’intervento del Parlamento, anche il Direttivo dell’Associazione Stampa Romana “protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni,  arrestato su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale «San Pietro» dove deve scontare due anni di pena residua”. Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di  diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. “Ancora una volta – sottolinea il Direttivo Asr – si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Il Direttivo esprime “solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati”.

 

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/07/il-parlamento-abolisca-subito-il-carcere-per-i-giornalisti/

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Reggio Calabria: arrestato Francesco Gangemi, ex direttore del Dibattito, per reati di stampa

NOSTRO SERVIZIO – Francesco Gangemi, giornalista pubblicista, per anni direttore del Dibattito, prima di passare l’incarico al figlio Maurizio, è stato arrestato la mattina del 5 ottobre.

 

L’ha rivelato, facendo uno scoop, il figlio Maurizio, anche lui giornalista e direttore, oltre che del Dibattito, fondato e diretto per anni dal padre Francesco, anche del giornale online Il Reggino. Nel primissimo pomeriggio di sabato 5 ottobre sul giornale online ha scritto: “Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!” Subito dopo Maurizio racconta che in tre si sono presentati a casa nel mattino e, con garbo e imbarazzo, hanno notificato un mandato a Francesco Gangemi per poi accompagnarlo in questura e quindi nelle carceri di San Pietro. Il provvedimento è stato emesso dalla procura generale di Catania ed è “in esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione”. In altri termini, un provvedimento provocato dall’accumularsi di diverse sentenze dovuti a reati, spiega Maurizio, tutti connessi all’attività di giornalista del padre. Il commento del direttore del Reggino, ricostruita la vicenda, è netto, ironico, amaro: “Minchia signor tenente (come cantava Giorgio Faletti)!” Il giornalista continua: “In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero?” Quindi la conclusione: “Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!” P.S. Fin qui l'articolo di Maurizio Gangemi. Non conosco la situazione giudiziaria del padre Francesco Gangemi che da anni è coinvolto in complicate polemiche furiose che non ho mai seguito da vicino. So invece che, nella salvaguardia di diritti di terzi offesi, è difficile accettare l'arresto di un uomo di 79 anni carico, tra l'altro, di problemi di salute che, per giunta, non ha commesso reati di sangue, nè gravi reati finanziari.

Fonte:

REGGIO. Arrestato Francesco Gangemi, ex direttore del Dibattito, per reati di stampa

Una nota è d’obbligo: quando si vuol fare informazione seppur DISinformati, basta solo il primo rigo per dimostrarlo. Maurizio Gangemi.

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“Sull’arresto di Francesco Gangemi intervenga il Quirinale”. Giuseppe Giulietti e l’Unci condividono la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria

ROMA – “Condividiamo la protesta e l’indignazione della Fnsi e del Sindacato Giornalisti della Calabria per l’arresto del giornalista Francesco Gangemi, in carcere per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti”.

 

Lo afferma il portavoce di “Articolo 21”, Giuseppe Giulietti, sottolineando che “Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione”. “La nuova legge – ricorda Giulietti – é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l’intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere che un simile episodio non contribuirà certo a migliorare la giá precaria posizione dell’Italia in materia di libertà di informazione”. A sottoscrivere l’appello del sindacato dei giornalisti c’è anche l’Unci, l’Unione Nazionale Cronisti Italiani, secondo la quale “superata la crisi istituzionale del caso Sallusti, la politica si è acquietata e cincischia sulla depenalizzazione del reato di diffamazione a mezzo stampa. Intanto i giornalisti in carcere ci vanno davvero”. Citando il caso di Francesco Gangemi, il presidente dell’Unci, Guido Columba, sottolinea che “il reato che lo ha fatto rinchiudere in carcere, ad una età che è vietata dalla legge, è la diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico «Il Dibattito» e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie”. “Comportamenti – sottolinea l’Unci – tutti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di «cane da guardia della democrazia» dei giornalisti”. Da qui la sottoscrizione dell’appello della Fnsi al Parlamento “perché, superando tatticismi e veti incrociati, si decida a varare una normativa in linea con i principi di civiltà giuridica europea”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/%E2%80%9Csull%E2%80%99arresto-di-francesco-gangemi-intervenga-il-quirinale%E2%80%9D/

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Reggio: arrestato il direttore de “Il Dibattito”, Francesco Gangemi

La Squadra Mobile di Reggio Calabria ha arrestato il direttore del periodico "Il Dibattito", Francesco Gangemi, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catania per alcune condanne passate in giudicato.

 

Il provvedimento a carico di Gangemi scaturisce da una serie di condanne per diffamazione a mezzo stampa: il tutto per un cumulo di due anni di reclusione. Gangemi, 79 anni e in precarie condizioni di salute, è stato tradotto prima in Questura e poi all'interno del carcere di Reggio Calabria. Francesco Gangemi è un giornalista molto famoso in città, iscritto all'albo dei giornalisti dal 1983, per i suoi duri articoli su politica e magistratura: una linea editoriale, quella de "Il Dibattito", che costerà al giornalista diverse denunce. In passato sarà anche protagonista del cosiddetto "Caso Reggio", da cui comunque uscirà totalmente pulito.

Fonte:

http://ildispaccio.it/reggio-calabria/29796-reggio-arrestato-direttore-de-il-dibattito-francesco-gangemi

 

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ASR, ARTICOLO 21, FNSI: “Allucinante che vada in galera un collega di 79 anni”

IL DIRETTIVO DELLA ASR SOLIDALE COL COLLEGA GANGEMI: “GIU’ LE MANI DALLA LIBERTA’ DI INFORMAZIONE”. Il Direttivo della Associazione Stampa Romana protesta vibratamente per il trattamento riservato al collega Francesco Gangemi, 79 anni, arrestato ieri mattina su disposizione della Procura Generale della Repubblica di Catania e portato nella Casa Circondariale “San Pietro” dove deve scontare due anni di pena residua.

 

Il collega, secondo l’ordinanza della Procura Generale della Repubblica di Catania, a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, sarebbe colpevole di diffamazione a mezzo stampa durante la direzione del periodico “Il Dibattito” e il rifiuto di rivelare la fonte delle proprie notizie. Ancora una volta, sottolinea il Direttivo Asr, si colpisce la libertà di informazione applicando una norma che punisce comportamenti ritenuti perfettamente legittimi dalla Corte dei diritti di Strasburgo che ha ripetutamente affermato che nessuno Stato può ostacolare la funzione di “cane da guardia della democrazia” dei giornalisti. Il Direttivo esprime solidarietà al collega Gangemi e chiede a tutti gli organismi di Categoria di mobilitarsi a difesa dell’autonomia dei giornalisti e del diritto dei cittadini a essere correttamente e liberamente informati. (ROMA, 6 OTTOBRE). ARTICOLO21 GIULIETTI: CONDIVIDIAMO L’INDIGNAZIONE DELLA FNSI. Condividiamo la protesta e l'indignazione della Fnsi e del sindacato calabrese dei giornalisti per l'arresto del giornalista Francesco Gangemi arrestato per una condanna per diffamazione e per non aver voluto rivelare le sue fonti. Gangemi ha 79 anni e il suo arresto arriva dopo il monito europeo rivolto alla Italia ad eliminare il carcere per i cronisti e a rivedere le norme in materia di diffamazione. La nuova legge é ancora ferma alle Camere in attesa di approvazione. Ci auguriamo che anche per Lui si possa registrare quella indignazione e quella reazione che ha accompagnato analoghi provvedimenti, sino a sollecitare, come nel caso di Sallusti, l'intervento del Quirinale. Non ci vuole, infine, molta immaginazione per prevedere  che un simile episodio non contribuirá certo a migliorare la giá precaria posizione dell'Italia in materia di libertà di informazione. Beppe Giulietti, articolo 21. GIORNALISTA DI 79 ANNI IN CARCERE PER DIFFAMAZIONE. Il giornalista Francesco Gangemi, di 79 anni, è stato arrestato a Reggio Calabria dalla polizia in esecuzione di un provvedimento di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania. Gangemi, direttore responsabile del mensile ''Dibattito News'' di Reggio Calabria, secondo quanto riporta la stampa locale, deve scontare due anni di carcere per una serie di condanne per falsa testimonianza e diffamazione diventate definitive. Gangemi è stato portato nel carcere di Reggio Calabria. (REGGIO CALABRIA, 6 OTTOBRE – ANSA). SIDDI: “ALLUCINANTE CHE VADA IN GALERA UN COLLEGA DI 79 ANNI”. "È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere''. È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. ''Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura''. ''Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". (CATANZARO, 6 OTTOBRE ANSA).

 

 

Fonte:

http://www.fnsi.it/Esterne/Fvedinews.asp?AKey=15834

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Reggio Calabria: Arrestato il direttore di “Dibattito News”

Ieri, personale della Squadra Mobile ha tratto in arresto GANGEMI Francesco, nato a Reggio Calabria il 28.09.1934, in esecuzione del Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione

 

n. 339/2013 SIEP, emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania, per i reati di Falsa testimonianza, Diffamazione col mezzo della stampa. L’arrestato, dovrà scontare una pena di anni 2 di reclusione. Il predetto è iscritto all’albo dei giornalisti dal 1983, ed è direttore del periodico mensile “Dibattito News” con sede a Reggio Calabria. GANGEMI Francesco, dopo le formalità di rito, è stato associato presso la Casa Circondariale di Reggio Calabria, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

Fonte:

http://www.ilmetropolitano.it/?p=57372

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Arrestato il giornalista Francesco Gangemi Il direttore de “Il Dibattito” deve scontare due anni per diffamazione a mezzo stampa. Siddi e Parisi: «Una mostruosità»

La Squadra Mobile di Reggio Calabria ha arrestato ieri il direttore del periodico “Il Dibattito”, Francesco Gangemi, in esecuzione di un ordine di carcerazione emesso dalla Procura Generale di Catania a firma di Elvira Tafuri per alcune condanne passate in giudicato per un totale di due anni di reclusione.

 

Il provvedimento a carico di Gangemi scaturisce da una serie di condanne per diffamazione a mezzo stampa. Gangemi, 79 anni, dopo essere stato trasportato in Questura è stato poi trasferito all'interno del carcere di Reggio Calabria. Francesco Gangemi, nato a Reggio Calabria il 28 settembre del 1934 e che ha appena compiuto 79 anni, è stato arrestato ieri mattina. «Il predetto – informa la nota della Questura – è iscritto all’albo dei giornalisti dal 1983, ed è direttore del periodico mensile “Dibattito News” con sede a Reggio Calabria». E proprio la controversa linea editoriale di questa pubblicazione, se pure ha portato a Gangemi molta notorietà nella zona di Reggio e negli ambienti vicini alle Procure, è costata al giornalista anche molte querele. Sempre concentrato sulle vicende interne alla Procura e agli uffici giudiziari della città dello Stretto, Gangemi è stato denunciato spesso per reati legati alla pubblicazione dei suoi articoli. Sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a suo carico dai tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. Solo in un caso, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza, ed è la vicenda fa riferimento all'attività politica del giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio, per poche settimane, agli inizi degli anni 90 in un periodo travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto di Gangemi, e' stato eseguito dagli agenti della squadra mobile reggina, città dove il giornalista risiede, su provvedimento emesso dalla Procura generale di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri perché l'ultima sentenza, passata in giudicato, è quella del 21 novembre del 2012 emessa dal tribunale della città etnea. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi «ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti». Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. «È allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere». È quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato giornalisti Calabria Carlo Parisi. «Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più 'forti' hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico 'Il Dibattito'. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell'uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d'Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura». «Ci appelliamo al Parlamento perché' voglia, con urgenza – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere». A dare la notizia dell'arresto del giornalista è stato il figlio Maurizio che dirige il sito di informazione on line ''Il Reggino''. In un articolo Maurizio Gangemi scrive, fra l'altro, che «le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre e' stato riconosciuto invalido civile al 100%; posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntargli dosi ed orari. È una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. È così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi».

Fonte:

http://www.corrieredellacalabria.it/stories/cronaca/18051_arrestato_il_giornalista_francesco_gangemi/

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In Italia “chi si mette di traverso” ha le ore contate. Libertà di Stampa? Balle! Il giornalista Francesco Gangemi arrestato

di Ernesta Adele Marando, direttore di RadioCivetta. Ieri mattina, sabato 5 ottobre 2013, è stato arrestato il direttore di questo giornale. Il Giornalista Dottore Francesco Gangemi. Alcune "maestranze" non hanno gradito che le loro epiche azioni venissero sventolate al mondo. Sono umili e la pubblicità li innervosisce…

 

Il giornale è in vendita nelle edicole, al Sud prevalentemente. Qui si dà un'anteprima dell'ultimo numero ad oggi. Il collegamento ipertestuale con l'intero periodico sarà a tra un mese sul giornale online J'Accuse…! Si spera. Viviamo in un'epoca di dittatura e quello che sarà domani non potrà essere prevedibile. Dipende da molte cose. Ormai la logica è andata a ramengo e vige il tradimento e la cristianità "da pasticceria" come ha avuto a dire giorni fà Papa Francesco, osannato da tutti e in particolare da quelli, consentitemi, che parlano di bontà ma guai poi a chiedere di fare una vera azione di solidarietà. Si stracciano le vesti e si lamentano per paura che qualcosa loro accadrà. E' meglio tenersi strette le amicizie che "contano". E contano, in questi tempi e in questa Italia, valori che pare nulla abbiano a che fare con la verità, la bontà, la solidarietà. Si va sui luoghi di tragedie a fare mostra di sè. Ma di fatto le cose rimangono come sono quando si spengono le luci della ribalta. Fino alla prossima volta di annunciata tragedia. Tragedia per tutti. Colpiti per primi gli italiani, messi in ginocchio da tasse e malaffare. Senatori a vita a quintali e inutili con stipendi mensili d'oro quando milioni di italiani sono cassaintegrati, esodati, malandati. Un malaffare che parte spesso "dall'alto". Siamo stanchi di tanta pochezza istituzionale.

 

Fonte:

http://radiocivetta.eu/archivio-mainmenu-44/1160-in-italia-chi-si-mette-di-traverso-ha-le-ora-contate-liberta-di-stampa-balle

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Siddi e Parisi (Fnsi): “L’arresto di Gangemi è allucinante”. Appello per l’immediata scarcerazione del giornalista e per riformare con urgenza la legge sulla diffamazione a mezzo stampa

REGGIO CALABRIA – “E’ allucinante che a 79 anni un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie delle notizie, venga arrestato e portato in carcere”.

 

E’ quanto affermano, in una dichiarazione congiunta, il segretario generale della Fnsi, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale della Fnsi e segretario del Sindacato Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi. “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi – affermano Siddi e Parisi – appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più «forti» hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico «Il Dibattito». Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”. “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza, – sostengono ancora Siddi e Parisi – riformare la legge sulla diffamazione, come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso, che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/siddi-e-parisi-fnsi-%E2%80%9Cl%E2%80%99arresto-di-gangemi-e-allucinante%E2%80%9D/

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Arresto giornalista: “Una storia grottesca”

REGGIO CALABRIA. di Maurizio Gangemi*. “Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.). Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 C.P. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel DNA la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di MIO PADRE!!!” *Direttore “il Reggino”.

 

 

Fonte:

http://www.yeslive.it/yes/commenti-arresto-giornalista-storia-grottesca/

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Fermi tutti, ho fatto uno scoop, hanno arrestato… mio padre

di Domenico Salvatore. Disse un notissimo giornalista della piazza: "Se ammazzassero mio padre, prima darei la notizia e poi  andrei a piangere sul suo cadavere". Come dire, che quando ci sia la notizia, bisogna darla. Questo è anche il "Credo" di Luigi Palamara, che i suoi maestri gli hanno trasmesso. Le fonti nostre, in questo caso, sono state due. Quella della Questura di Reggio Calabria, diretta dal dottor Guido Nicolò Longo e l'articolo che Maurizio Gangemi, ha scritto sul suo blog. Da cui tracima l'amore, l'affetto e la stima se non l'ammirazione per il suo caro genitore.

 

Atipico rispetto ai tempi post moderni, dove i papà, giocano in media solo quindici minuti al giorno con i propri figli. Quando tornano a casa, si siedono davanti alla tv, anziché dedicarsi alla prole; giocano al computer o  smanettano con l'i phone e con l'i-pad.  Maurizio Gangemi, invece, ritiene che il suo papà abbia svolto bene  la funzione educativa;  i padri sono il simbolo dell'autorità; padri capaci di essere buoni modelli. Capaci di ascoltare un figlio per comprenderne gli interessi, le passioni e le caratteristiche personali; per dare al figlio autostima e sicurezza. Formare le strutture che daranno forma alla personalità. Dapprima mente assorbente, poi mente cosciente. I padri, devono essere autorevoli, ma non autoritari; amici-confidenti, non  padri-padrone. Fermo restando, che nell'età adolescenziale, i padri,  debbano premiare o punire, ma mai giudicare; e fornire regole e valori. Molto importante il buon esempio, perchè i figli imparano da quello che i padri fanno… "Stamane, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in Città del loro Capo dr. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un "Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione" (artt. 663 segg. C.P.P.) (in basso) emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale "San Pietro", il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d'ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all'aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 C.P.).  Minchia, signor Tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato "veniale" come potrebbe essere l'omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l'effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l'abuso d'ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors'anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura "diffamazione a mezzo stampa" durante la propria direzione de "Il Dibattito". Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all'art. 372 C.P. ("falsa testimonianza"). A proposito di quest'ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto "scandalo delle fioriere" o "tangentopoli reggina" che investì la Città della Fata Morgana nel 1992. In quell'epoca, l'intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani "La città dolente") per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all'epoca Consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre.  Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po'. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l'opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E' una vicenda grottesca Fonte: Il Reggino.IT quella che vede protagonista mio padre. E' così tanto grottesca, che solo in Italia poteva verificarsi". Il giornalista Francesco Gangemi, direttore de "Il Dibattito", ex sindaco di Reggio Calabria; ex presidente dell'Usl 31, pure di Reggio Calabria, per giunta avvocato, non ha bisogno della nostra difesa. Lo facemmo già sebbene non richiesto, molti anni fa, su altro periodico; bastian contrario,  rispetto al coro di molti giornali e giornalisti, "cacasotto e piscialetto", che invece di difendere la libertà di stampa, opinione ed informazione, sancita dall'art. 21 della Costituzione, gli diedero grottescamente e subdolamente, la croce addosso. Appiattiti, sottomessi e soggiogati, se non servi del potere; utili idioti e servi sciocchi, funzionali alla schiavitù del sistema, doppiogiochisti e voltagabbana. Per quell'articolo avemmo i nostri grattacapi. Proprio così. Prosit! Così impari a scrivere certe cose…scribacchino, pennivendolo, intruso, ficcanaso, pettegolo, impiccione ed intrigante, che altro non sei. Amen! Lo chiamano "inconveniente del mestiere". Di quello che scriviamo, daremo sempre conto alla deontologia professionale; intanto, alla nostra coscienza. A difendere Gangemi, ci pensano i suoi legali di fiducia. Il direttore de "Il Dibattito", è stato coinvolto in varie inchieste giudiziarie. Di recente, è stato assolto dal Tribunale di Catanzaro con formula piena, "perché il fatto non sussiste". Scriveva l'Avv.Gregorio Viscomi(Brillante legale di fiducia del Direttore de "Il Dibattito" ) su uno dei tanti numeri del periodico in questione, giugno 2009…". Quando, circa cinque anni fa,appresi che Francesco Gangemi era stato arrestato perché facente parte di un'associazione mafiosa rimasi attònito. Gli si può rim-proverare un'esagerazione nella dosimetria delle parole usate in alcuni suoi scritti giornalistici, ma accusarlo di essere mafioso è, richiamando un istituto di diritto penale,un reato impossibile!La formula assolutoria utilizzata dal GUP del Tribunale di Catanzaro in occasione della pronuncia della sentenza dello scorso27 maggio non lascia spazio a dubbi circa l'assoluta inconsistenza dell'ipotesi di accusa. Il fatto reato non sussiste. Gli articoli pubblicati su "Il Dibattito" non miravano a delegittimare la magistratura reggina e, nel contempo, a favorire la'ndrangheta. Rimandando a dopo il deposito della motivazione della sentenza l'analisi più dettagliata delle singole contestazioni, quel che in questo momento non può essere sottaciuto è quel lungo anno di privazione della libertà personale che Francesco Gangemi ha dovuto subìre per un'accusa rivelatasi destituita del benché minimo fondamento. Chi, cosa potrà mai ricucire le ferite inferte da quell'ordinanza di custodia cautelare? Il danno è ancor più irreparabile perché quelle ferite sono state inflitte a chi si è sempre battuto per la Giustizia attraverso la denunzia di fatti che la sentenza del GUP Battaglia ha stabilito non essere nè falsi né calunniosi. " Non concordiamo con i forcaioli, lecchini che per i loro reconditi ed inconfessabili fini, strisciano ai piedi della Giustizia, architettano e manovrano. Ma nemmeno con i giustizialisti, che danno la croce addosso ai giudici, tanto per; a prescindere da. Siamo sempre convinti che la Giustizia in Italia funzioni. Poi, si potrà pur sempre dire, in caso contrario, che ci siamo sbagliati e chiediamo scusa. Lasciamo stare i giudici corrotti, collusi, traviati, depravati e traditori della toga e del giuramento; peraltro, regolarmente perseguiti a termini di legge, arrestati, processati, condannati ed incarcerati. Scripta manent, verba volant. Od anche questo è falso? Alcuni giornali, qualche redazione, se la memoria non c'inganni ("Memoria minuitur nisi eam exerceas"), sono stati sequestrati, questo è innegabilmente vero. Ma da qui a dire, che la libertà di stampa (dapprima a macchia di leopardo ed ora a macchia d'olio, sia minacciata dalla Magistratura, ce ne passa. Intanto stavolta la Magistratura reggina non c'azzecca. Il "papello" è partito dalla Procura di Catania. Eseguito dalla Squadra Mobile di Reggio Calabria, diretta da Gennaro Semeraro. Inevitabile il "chiacchiericcio" (collegato con la notizia) che se ne sta facendo su internet e la pubblicità involontaria che "Il Dibattito" ne trarrà, ancora una volta. Il giornale, non era molto diffuso, a suo tempo, ma la vicenda giudiziaria, paradossalmente, lo fece diventare uno dei colossi dell'informazione locale di un certo tipo. Anche perché alla vicenda, s'interessarono addirittura giornali e Paesi esteri. Va da sé, che non tutte le inchieste siano azzeccate, questa non è solo la nostra opinione. Ma molte, anzi moltissime sì. Per queste, Gangemi, non fu mai arrestato, né processato o condannato. A parte le assoluzioni catanzaresi.

 

Fonte:

http://www.mnews.it/2013/10/fermi-tutti-ho-fatto-uno-scoop-hanno.html

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Giornalista Francesco Gangemi in carcere per diffamazione. Fnsi: “Allucinante”

REGGIO CALABRIA – Il giornalista Francesco Gangemi, 79 anni, è stato condannato a due anni di carcere per diffamazione e falsa testimonianza. Al giornalista, direttore di Dibattito News, è stato arrestato su ordine della Procura di Catania il 6 ottobre.

 

Le sentenze emesse contro Gangemi sono otto, di cui sette per diffamazione e una per falsa testimonianza. Franco Siddi, segretario della Fnsi, e Carlo Parisi, vice segretario della Fnsi, hanno commentato in una nota congiunta: “E’ allucinante che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere”. Gangemi, dopo l’arresto, è stato condotto in Questura e successivamente, nel carcere di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto si legge che Gangemi ”ha omesso di presentare l’istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti”. Da qui la sospensione della revoca e la carcerazione. La Fnsi ha commentato in una nota: “Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee. Anche le idee più ‘forti’ hanno diritto di esistere. Francesco Gangemi è chiamato a scontare due anni di pena residua dopo che la Procura della Repubblica di Catania ha dichiarato decaduti i benefici di sospensione condizionale della pena, in diverse circostanze, per i suoi articoli pubblicati sul periodico ‘Il Dibattito’. Sorprende che la magistratura, pur in presenza di una legislazione che prevede il carcere per i reati di diffamazione a mezzo stampa, e che perciò è stata giudicata incompatibile dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, non abbia individuato misure alternative alla detenzione al pari di quelle che vengono riconosciute in quasi tutte le parti d’Italia a fior di delinquenti ultrasettantenni per crimini efferati di ben altra natura”.  Siddi e Parisi hanno poi aggiunto: “Ci appelliamo al Parlamento perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione come si è impegnata a fare di recente la Camera, per evitare il ripetersi di questi dolorosi sconci. Alle cariche istituzionali dello Stato chiediamo, infine, una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere”.

Fonte:

http://www.blitzquotidiano.it/media/giornalista-francesco-gangemi-in-carcere-per-diffamazione-fnsi-allucinante-1684586/

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Il giornalista Francesco Gangemi in galera per diffamazione! A darne la notizia è il figlio Maurizio, che denuncia: “Mio padre, 79 anni, arrestato per non avere rivelato le proprie fonti”

REGGIO CALABRIA – Arrestato il pericolosissimo giornalista Francesco Gangemi. Era inserito nell’elenco dei 5 giornalisti più pericolosi d’Italia stilato da tutti i Ministeri del Bel Paese. Ebbene sì, stavolta lo scoop tocca proprio a me farlo. Per certi versi me lo sarei volentieri risparmiato (lo capirete bene) mentre per altri mi fa piacere scrivere per primo dell’arresto di mio padre. Sì, mio padre!

 

Ieri mattina, due uomini ed una donna della Polizia di Stato di Reggio di Calabria (garbatissimi ed al contempo sconcertati per il dover adempiere a simile ordine ricevuto), proprio nel giorno della visita in città del loro Capo, dott. Alessandro Pansa, dando esecuzione ad un “Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione” (artt. 663 segg. c.p.p.), emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri, hanno dapprima accompagnato in Questura e, poi, alla Casa Circondariale “San Pietro”, il pericolosissimo giornalista reggino Francesco Gangemi. Colpevole di cosa? Associazione a delinquere, truffa, estorsione, omicidio colposo o premeditato? Rapina, stupro, molestie e maltrattamenti? Rapina, corruzione, abuso d’ufficio o traffico di rifiuti radioattivi? Nulla di tutto questo, ovviamente. La pericolosità sociale del Gangemi, che impone al Tribunale di emettere tale provvedimento e che lo relega il reo in una cella delle patrie galere è dovuta all’aver commesso nientepopodimeno che il reato di… diffamazione a mezzo stampa (art. 595 c.p.). Minchia, signor tenente (come cantava Giorgio Faletti)! In sostanza non un reato “veniale” come potrebbe essere l’omicidio colposo (magari commesso guidando sotto l’effetto di alcol e/o droga per il quale al reo sono concessi gli arresti domiciliari) o l’abuso d’ufficio (magari commesso in ambienti istituzionali per il quale al reo è comunque garantita la libertà fino a dopo il terzo grado di giudizio e, fors’anche, dopo). No, il reato gravissimo di cui si è macchiato il Gangemi è addirittura “diffamazione a mezzo stampa” durante la propria direzione de “Il Dibattito”. Oddio, in verità ne ha commesso anche un altro di reato (quello specificato al punto 1) del provvedimento: quello di cui all’art. 372 c.p. (“falsa testimonianza”). A proposito di quest’ultimo, sapete perché è stato condannato? Perché non ha rivelato, dinnanzi al Giudice, le proprie fonti. Gli ultraquarantenni come me ricorderanno certamente il cosiddetto “scandalo delle fioriere” o “tangentopoli reggina” che investì la città della Fata Morgana nel 1992. In quell’epoca, l’intera Giunta Licandro venne arrestata (tranne il Licandro che si pentì e collaborò finendo anche tra la letteratura con il libro a 4 mani “La città dolente”) per aver preso tangenti da una ditta per la fornitura di fioriere del valore di 90 milioni di vecchie lire. Mio padre, all’epoca consigliere comunale, se non ricordo male ancor prima che scattassero le manette alla Giunta, in aula a Palazzo San Giorgio, si alzò dallo scranno ed affermò che in qualche stanza le valigette entrano piene (di soldi) e ne uscivano vuote. Al processo che ne seguì, interrogato dal Giudice, si rifiutò categoricamente di rivelare chi ed in che circostanza gli diede la notizia. Reato gravissimo, quello commesso da mio padre. Vero? Adesso so che vi stupirò scrivendo, consapevolmente, che le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo quasi come qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel dna la sete di Giustizia che ognuno di noi dovrebbe avere è, da oggi, recluso in un carcere! Maurizio Gangemi.

 

Fonte:

http://www.giornalisticalabria.it/2013/10/06/99601/

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Reggio Calabria, su arresto giornalista Francesco Gangemi, il presidente Antonio Eroi oppone questione di principio indicata da Corte Strasburgo

di Tiziana Primozich. Roma, 6 ottobre – Che il lavoro di giornalista spesso sia scomodo, soprattutto quando sfiora poteri forti, è risaputo a tal punto che anche la Corte di Giustizia europea di Strasburgo ultimamente è stata più volte sollecitata ad esprimere sentenze su casi specifici, in tema di reato di diffamazione a mezzo stampa.

 

Ultima in ordine di tempo quella sul ricorso presentato da Maurizio Belpietro, ex direttore de ‘Il Giornale’ ed attualmente del quotidiano ‘Libero’, condannato per tale reato a quattro mesi di detenzione, caso su cui la Corte ha stabilito pochi giorni fa che “a causa della misura e della natura della sanzione imposta l’ingerenza nel diritto alla libertà d’espressione non era proporzionata ai fini perseguiti”. Senza voler commentare ma ricordando che proprio la Ue ci indica da tempo la strada della depenalizzazione su un reato che in maniera controversa sembra oltraggiare la libertà di stampa e di pensiero costituzionalmente tutelata, si riportano le dolorose parole del figlio di Gangemi , Maurizio, anch’egli giornalista e direttore de ‘Il Reggino’ che dalla sua  testata scrive: “Le sentenze si rispettano! Si discutono e si commentano, certo, ma si rispettano. Chiunque ne sia il soggetto destinatario, anche mio padre! Detto questo, con la convinzione di chi ha avuto in eredità dal padre proprio rettitudine, onestà e, soprattutto, dignità, a me non resta che discuterne un po’. Posso, per esempio, dire che per reati molto più gravi si rimane liberi (magari di reiterarli); posso, per esempio, dire che mio padre ha da poco compiuto 79 anni; posso, per esempio, elencare tante di quelle patologie gravi che affliggono mio padre da riempire cartelle cliniche di quasi tutte le specializzazioni mediche esistenti; posso, per esempio, dire che mio padre è stato riconosciuto invalido civile al 100% (senza diritto di accompagnatore e, quindi, senza indennizzo economico – diciamo l’opposto di qualche onorevole, ecco!); posso, per esempio, dire che ho difficoltà a credere che il regime carcerario sia compatibile con tutto quello di cui soffre e con tutte quelle medicine che io e mia madre gli abbiamo scrupolosamente preparato non dimenticando di appuntarli dosi ed orari. E’ una vicenda grottesca quella che vede protagonista mio padre. E’ così tanto grottesca che solo in Italia poteva verificarsi. In nessun altro Paese civile, un giornalista che ha nel Dna la sete di Giustizia, che ognuno di noi dovrebbe avere, è recluso in un carcere! Che sia chiaro a tutti (a scanso di equivoci e qualora non lo si fosse colto): oggi, più di ieri, sono fiero ed orgoglioso di Mio Padre!!!”. “Malgrado non sia mai stato trattato con benevolenza dal direttore Gangemi, anzi più volte apparso in prima pagina nelle foto che indicavano ai lettori i ‘mostri’ della politica reggina, – ha dichiarato a seguito dell’arresto di Gangemi, il presidente del consiglio Provinciale di Reggio Calabria Antonio Eroi, – “ tuttavia , per essere uomo di istituzioni e per il ruolo ricoperto in Consiglio d’Europa come rappresentante delle autonomie locali ai tavoli in difesa dei Diritti Umani, chiedo l’immediata scarcerazione di Francesco Gangemi. La libertà di stampa è diritto essenziale e base della democrazia in Europa, così come più volte la stessa corte di Strasburgo ha stabilito. Unica sanzione possibile quando un giornalista offende l’altrui reputazione è quella pecuniaria. Considerare in termini penali il lavoro giornalistico può condurci a non realizzare più una corretta opinione personale sugli accadimenti della vita politica e sociale. ‘L’opinione  è una libertà alla stregua dell’aria, – affermava Cesare Beccaria, giurista e filosofo italiano del periodo illuminista – bene primordiale ed insostituibile’, e questa è anche la convinzione di chi persegue i Diritti dell’Uomo che dall’Illuminismo in poi vengono affermati” conclude Eroi al nostro giornale. Benchè giornalista ‘scomodo’ Francesco Gangemi prima d’ora non era mai stato condannato per diffamazione a mezzo stampa, nonostante i numerosi procedimenti affrontati, nei quali era sempre stato assolto. Il procedimento che ha portato all’arresto di oggi è in “esecuzione ad un ‘Provvedimento di esecuzione di pene concorrenti con contestuale ordine di esecuzione per la carcerazione’ emesso dalla Procura Generale della Repubblica di Catania ed a firma del Sostituto Procuratore Generale Elvira Tafuri

Fonte:

http://www.dailycases.it/?p=4656

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In carcere per diffamazione giornalista di 79 anni

REGGIO CALABRIA – In carcere a 79 anni con una condanna per diffamazione a mezzo stampa. E' quanto accaduto a Francesco Gangemi, classe 1934, giornalista pubblicista dal 1983, direttore del periodico mensile Il Dibattito che esce Reggio Calabria.

 

Gli agenti della squadra mobile della città calabrese hanno notificato al giornalista un ordine di carcerazione emesso dalla Procura generale della Repubblica di Catania a firma del sostituto procuratore generale Elvira Tafuri. Alla base del provvedimento c'è l'ultima sentenza, passata in giudicato che lo riguarda, del 21 novembre 2012 emessa dal tribunale della città etnea. In tutto, però, sono otto le sentenze emesse, dal 2007 al 2012, a carico del direttore del mensile nei tribunali di Reggio Calabria, Cosenza e Catania, in gran parte per il reato di diffamazione. In un solo caso, inoltre, Gangemi, è stato condannato per falsa testimonianza: la vicenda è relativa all'attività politica svolta dal giornalista che ha anche ricoperto la carica di sindaco di Reggio Calabria, per poche settimane, agli inizi degli anni '90 in un periodo molto travagliato per la città calabrese dello Stretto. L'arresto. Gangemi, dopo l'arresto, è stato portato prima in Questura e, in seguito, nella casa circondariale San Pietro di Reggio Calabria. Nel provvedimento di arresto della magistratura si legge anche che il "condannato" Gangemi "ha omesso di presentare l'istanza per la concessione delle misure alternative alla detenzione nei termini prescritti". A dare notizia dell'arresto di Gangemi è stato il figlio, giornalista anche lui e direttore di un sito d'informazione on line che, dopo avere definito "grottesco" il provvedimento, ha ha fatto riferimento alle patologie di cui soffre il padre che, ha aggiunto, si è visto assegnare una "invalidità al 100%". Fnsi. Il provvedimento di carcerazione ha provocato l'immediata reazione della Federazione della stampa. "E' allucinante – hanno commentato il segretario generale, Franco Siddi, e il vicesegretario nazionale e segretario del Sindacato giornalisti Calabria, Carlo Parisi – che a 79 anni, un giornalista, condannato per diffamazione e per non avere rivelato le fonti fiduciarie di notizie, venga arrestato e portato in carcere. Quanto accaduto al giornalista pubblicista Francesco Gangemi appare una mostruosità difficilmente concepibile per qualsiasi ordinamento democratico che si fondi sulla libertà di espressione, di stampa e sul pluralismo delle idee". Siddi e Parisi, nella dichiarazione, hanno fatto appello al Parlamento "perché voglia, con urgenza riformare la legge sulla diffamazione" e si sono rivolti anche alle cariche istituzionali dello Stato per chiedere "una considerazione appropriata e umana del caso che faccia uscire al più presto il giornalista Gangemi dalle patrie galere". A favore dell'appello si è schierata anche l'Unione cronisti.

 

 

Fonte:

http://www.repubblica.it/cronaca/2013/10/06/news/in_carcere_per_diffamazione_giornalista_di_79_anni-68040902/?ref=HREC1-2

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