Siderno (RC): la Polizia sequestra beni per 200 milioni di euro a 7 esponenti del clan Commisso

In data odierna si è conclusa la notifica del provvedimento di sequestro emesso, su richiesta del Questore di Reggio Calabria dr. Carmelo Casabona ex art. 2 bis della legge 575\65, dal  Presidente del Tribunale di Reggio Calabria sezione Misure di Prevenzione  a carico di 7 esponenti del clan Commisso di Siderno. Le operazioni sono state coordinate dalla Divisione Anticrimine della questura di Reggio Calabria diretta dal primo dirigente dr. Benedetto Sanna ed  hanno  visto impegnato il personale del Commissariato di Siderno diretto dal Vice Questore Aggiunto dr. Stefano Dodaro. Questo provvedimento evidenzia l’egemonia indiscussa che la cosca Commisso ha conquistato, in questi ultimi anni, nel territorio sidernese sia sotto il profilo criminale sia attraverso la contaminazione del mondo imprenditoriale e commerciale.

Per quanto riguarda l’aspetto criminale la recente operazione “Crimine’’ ha svelato intrecci, alleanze, collusioni ed infiltrazioni anche in regioni del nord e segnatamente in Lombardia ed ha portato all’arresto di  300 persone. Nello stesso tempo le preziose intercettazioni hanno anche consentito di alzare il velo sugli intrecci affaristici della cosca nonché evidenziare la forte preoccupazione dei proposti di subire sequestri patrimoniali. Partendo proprio dall’operazione “Crimine’’ si è sviluppata l’indagine patrimoniale la cui finalità, come è noto, è quella di ottenere la confisca dei beni di un soggetto ritenuto socialmente pericoloso quando esiste una significativa sproporzione tra i beni stessi e i redditi e le attività leciti dell’interessato. Analizzando sinteticamente le posizioni dei 7 singoli proposti emerge quanto segue: Commisso Giuseppe, classe ’47, dal punto di vista della pericolosità sociale viene considerato un capo ‘ndrangheta di grosso spessore. L’analisi dei redditi suoi,  di sua moglie e dei suoi figli  negli ultimi 5 anni evidenzia  entrate talmente modeste da consentire un regime di vita molto ma molto parco (una media di 6 mila euro l’anno). A fronte di tutto ciò il Commisso Giuseppe dispone di varie attività organizzate in forma imprenditoriale(due imprese individuali e una società in accomandita semplice) più 7 immobili (terreni e fabbricati); Commisso Roberto, classe ’72, è considerato un partecipe dell’associazione mafiosa sopra descritta. Anche la sua posizione reddituale che si attesta su una media di circa 25 mila euro annui appare del tutto inadeguata rispetto al patrimonio di cui dispone (socio unico della società Passaparola srl e socio della Commisso Francesco e C. sas titolari di varie attività commerciali e di ben 75 beni immobili ); Muià Carmelo, classe ’72, è considerato un partecipe dell’associazione ‘ndranghetista descritta. Anche per lui esiste una notevole sproporzione tra redditi dichiarati( una media di 15 mila euro l’anno sia per lui che per la moglie) e beni posseduti (4 società e 7 immobili per lui e 6 immobili per la moglie); Commisso Francesco, classe ’83, è considerato anch’esso un partecipe dell’associazione sopra descritta. Anche nel suo caso esiste sproporzione tra redditi (una media di 10mila euro l’anno) e beni posseduti (impresa individuale Domus Mediterranea Agenzia Immobiliare); Albanese Giuseppe, classe ’49, anch’esso partecipe dell’associazione criminale su indicata. Anche per lui sproporzione tra reddito(10 mila euro circa l’anno) e beni posseduti (una società che commercia autovetture e 14 beni immobili); Futia Antonio, classe ’58, ritenuto partecipe della predetta organizzazione criminale. Sussistente anche per lui la sproporzione tra il reddito dichiarato e i beni posseduti (impresa di autotrasporti); Barranca Vittorio, classe ’58, è ritenuto anch’esso partecipe dell’associazione di cui sopra e anche per lui esiste la sproporzione tra redditi dichiarati (l’interessato non risulta che negli ultimi 5 anni abbia presentato redditi, mentre la moglie ha dichiarato somme molto modeste) e beni posseduti (2 immobili intestati alla moglie e quote di 5 società intestate alla moglie e alla figlia). Infine sono stati nominati dal Tribunale di Reggio Calabria ben 4 amministratori giudiziari.

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Author: Maurizio Gangemi